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RPG Sandbox» Forums » Play By Forum

Subject: Le Nuove Terre IC rss

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Francesco Montesi
Italy
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Le nostre mani sono abili a piantare picchetti e ad assicurare tiranti, trasportiamo fagotti e giacigli, ci scambiamo sguardi di approvazione. Da questa mattina è la prima volta che rimaniamo, noi reclute, sole.
Cristo e Kim sono molto eccitati, è tornato un po' di fiato a quel cadavere di Dima che cinguetta sulle sue imprese nei vicoli di Fertilia. Il massimo è raggiunto quando Cristo estrae la sua mappa, tutti – stupiti – gli si accalcano intorno.
Penso che potremmo – tutti e tre – farla bendata la strada per le Terre Arse da quante volte abbiamo rimirato quella vecchia e logora cartina.
Dima e Cristo, accompagnati da Kim, alzano il morale delle reclute. Anche i due Fiumetorto si fanno coinvolgere facilmente, in cerca di un nuovo porto dove poter trovare comprensione.
Erika è silenziosa e in disparte, scambia più mugugni che parole con il resto di noi.
Non riesco a farmi coinvolgere dal momento, vorrei scambiare alcune parole con Kim e Cristo, soli, ma appena l'attenzione creata dalla mappa scema e ognuno si dedica a preparare il proprio giacilgio per la notte ecco arrivare Testa Fredda che – come un pacco – ci preleva e ci conduce alla “mensa” delle Volpi Grigie.
Troviamo posto, ci sediamo e finalmente un pasto caldo. Anche dell'acqua al sapore di vino.
Mentre Cristo e Kim si lasciano trascinare dai racconti di Cane Pazzo e si mettono a giocare a dadi con lui, passo il tempo del pasto a chiacchierare con il più grande dei Fiumetorto, Erio, seduto al mio fianco.
“Allora, anche voi contadini?”
Gli sorrido.
“Veniamo da un piccolo paesino di contadini, sia io che Vanni abbiamo passato gran parte della nostra esistenza con la schiena chinata sui campi.”
La voce di Erio è profonda per un ragazzo della sua età, a tratti anche cupa.
“Ricorda la nostra storia. Anche noi siamo cresciuti – chi più chi meno – con la vanga tra le mani a Buonaterra. E cosa è successo per farvi passare da zappaterra a “guerrieri”, conducendovi in questo covo di pazzi sanguinari?”
Sospira, mi fissa per alcuni secondi
“Un bel giorno una forte siccità ha mangiato i nostri terreni, costringendoci alla fame.
La fratellanza tra i contadini è una grande fregnaccia, la vedi solo quando i campi sono floridi e chi lavora la terra ha la pancia piena.
Per pagare i debiti stretti in quel periodo abbiamo dovuto vendere la terra, riuscimmo a tenere la casa dove viveva la nostra malata madre. Siamo riusciti ad andare avanti per un po' lavorando come manovali, la paga era misera ma riuscivamo a trovare qualcosa da mettere sotto i denti quasi tutte le sere. Poi nostra madre morì. Iniziarono a spargersi voci nel villaggio, che noi avessimo avvelenato nostra madre per evitare di spendere soldi per sfamarla, cominciarono tutti a schifarci.
Non trovammo più da lavorare, facevamo la fame all'interno di quelle dannate quattro mura, le uniche cose rimasteci, ma i mattoni non si possono mangiare.
Decidemmo di vendere anche la casa, con i pochi soldi che ricavammo pagammo gli ultimi debiti rimasti a Fiumetorto e ci dirigemmo verso Novissima, sapevamo che qui avremmo potuto trovare qualcuno che ci avrebbe potuto sfamare e per cui avremmo potuto lavorare. Voi, invece, come siete arrivati qui?”
Lo fisso, che cosa gli posso rispondere: per avventura? Per una rissa al Dado d'Osso? Perchè ci eravamo stancati di zappare la terra?
Fortunatamente, il pasto termina in tempo. Tutti si alzano. Do una mezza risposta ad Erio, ci alziamo e ci incamminiamo verso la nostra tenda.
Mentre noi reclute ci dirigiamo verso un meritato riposo, mi accosto a Cristo e Kim e rallento il passo.
“Posso parlarvi?”
Le loro faccie sono sorridenti, soprattutto quella di Kim; è raggiante. La fatica sul suo volto è compensata dalla felicità per essere stato lentamente accettato da questo cumulo di mercenari.
Arriviamo davanti alla nostra tenda, Dima Erika Vanni e Erio entrano e si preparano alla notte.
Noi tre rimaniamo fuori, i miei fratelli attendono che dica qualcosa.
Mi guardo intorno, alcune Volpi Grigie sono rimaste nel luogo dove abbiamo appena finito di mangiare, si sentono i loro schiamazzi dal centro dell'accampamento. Come sempre la voce di Cane Pazzo è quella che si distingue su tutte.
Per il resto l'accampamento è silenzioso, in preparazione alla notte.
“Allora, siete felici?”
Cristo e Kim mi guardano perplessi.
“L'avete visto come vi guardava quello stronzo con gli stracci sulla testa? Avete notato come non vi ha mai staccato gli occhi di dosso? Pensate che quando saremo nelle Terre Arse si accontenterà di rimanere in disparte a fissarvi con occhi carichi di odio? Pensate che saranno ancora tutti così contenti, ubriachi e amichevoli con noi quando non riusciremmo a muovere le dita dei piedi per il freddo?”
Prendo fiato, ho catturato un po' della loro attenzione.
“Avete sentito cosa ha detto quel beone di Cane Pazzo? scherzava sulle nostre vite! Ci danno per morti prima di partire? Ci stiamo allenando, stiamo faticando come delle bestie per cosa? Per saldare un debito? per essere schiavi di uno squilibrato che si crede il padrone di 'sto cazzo e dei suoi compagni sanguinari?
Abbiamo lasciato Buonaterra, dicendoci che avremmo cambiato, che saremmo diventati “padroni del nostro destino”, è, quindi, proprio il nostro destino essere sotto qualcuno che ci dice cosa fare e come farlo?”
Kim mi interrompe, pur parlando entrambi a bassa voce, colgo nelle sue parole veemenza.
“È solo un viaggio, una volta tornati saremmo liberi di disporre delle nostre vite, di continuare ad essere delle Volpi Grigie o di decidere di andarcene!”
“È un viaggio nelle Terre Arse, un viaggio lungo e tormentato. E poi, cosa faremmo lì? Pensi che saremmo veramente pronti? Tre giorni passati a fare piegamenti, e poi? Poi ti danno una spada e ti dicono 'vai, il mondo è tuo! 'Nessuna Volpe Grigia volta le spalle ad un'altra Volpe Grigia!', io questo so che vale per noi tre, ma quando saremo nella merda a chi copriranno le spalle le Volpi Grige? ai loro fidati e valorosi compagni o a tre contadini capitati lì per caso?”
Ci fissiamo per alcuni secondi in silenzio.
“Non ho intenzione di partire per le Terre Arse. Mancano tre giorni prima della partenza, sto cercando di spremermi le meningi per trovare un modo di evitarlo, ma non sono un abile stratega.
Continuerò a sgobbare e ad “allenarmi” aspettando che mi venga in mente qualcosa.
So che sono io ad avervi cacciato in questo guaio, più o meno. Pensateci. Abbiamo tempo, nel caso, per riparlarne”
Tutti e tre caliamo lo sguardo verso terra. Nessuno apre bocca.
Faccio per entrare in tenda, quando una cosa mi ritorna alla mente.
“Cosa aveva detto il tipo di Delfos? Che nel momento che avremmo deciso sarebbe stato lui a contattarci? Non so se sarebbe in grado di tirarci fuori da qui ma fino ad ora è l'unica idea che mi è venuta in mente.
Buonanotte e buon riposo.”
Non do loro il tempo di ribattere, entro rapido nella tenda e mi sdraio sul giaciglio.

“Blerin, tu ti allenerai con Erika. Erio, te ti allenerai con Cristo. Voi altri 3 insieme. Ho raggruppato persone che provano ad usare la spada con stili differenti, chissà che non impariate qualcosa anche osservando gli altri!
Ma prima di iniziare bisogna scaldarsi un po'! A terra, fatemi 30 piegamenti!”
Cominciamo.
 
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Giacomo Mariani
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'Cosa sta dicendo Blerin? Vuole andarsene? Scappare via? Non me l'aspettavo, questa proprio non me l'aspettavo!'
il discorso di Blerin coglie Kim alla sprovvista. Vorrebbe rispondergli, ma non riesce a trovare le parole giuste. In un attimo la felicità che provava prima non è altro che un ricordo, cancellata dalle parole del fratello.
Blerin si allonta, va a dormire. Kim non può che fare lo stesso, ma forse sta già dormendo, forse tutto questo è solo un brutto sogno. Non può essere vero. E poi dove è andato a finire il fratello che diceva che ogni decisione andava presa tutti insieme? Aveva deciso da solo, sarebbe stato possibile convincerlo?

Un incubo, sì deve essere stato solamente un brutto sogno. Con questo pensiero in testa si sveglia. Si guarda attorno, dove è Blerin? Non è nella tenda, deve essere uscito. Sta cercando di evitarli?
Kim si prepara, è ora del rancio e Blerin non si è fatto ancora vedere. Che sia scappato? Era tutto vero, voleva andarsene. Non era stato un sogno…
Si sente chiudere lo stomaco. Una sensazione di disagio, cosa avrebbe fatto? Avrebbe dovuto mettere prima la famiglia?

'Sveglia! è ora del rancio! Mangiate se volete sopravvivere a questa giornata!' è Testa Fredda a chiamarli a raccolta.

Le reclute si dirigono al refettorio, e lì trovano Blerin. Non può evitarli per sempre. Kim vorrebbe sedersi vicino a lui, parlarci, me viene intercettato da Vanni che non vede l'ora di raccontargli non si sa bene che cosa.

'Da noi i raccolti erano incredibili prima della carestia. Cosa coltivavate voi a Buonaterra? Era veramente una buona terra? Che metodi utilizzavate per curare i raccolti?'
Kim si pianterebbe un coltello in petto piuttosto che stare ad ascoltarlo ancora. Risponde con qualche frase fatta, vorrebbe levarselo dai piedi.
-A me cosa me ne frega dei raccolti a Fiumetorto! Ma vatteneaffanculo, te e la tua terra!- pensa, mentre si ritrova a parlare della portata del fiume che bagnava i terreni della loro famiglia.

La colazione scorre veloce e Kim non riesce a liberarsi di Vanni. Ora è troppo tardi per parlare con Blerin, è tempo di allenarsi.

Dovrà allenarsi con Vanni e Dima… che gioia. Un'altra volpe grigia sarebbe stata il loro maestro…
Il loro istruttore porta un mantello che lo avvolge completamente, il cappuccio tirato su rende impossibile persino vederne la faccia.
-Chi diavolo sarà? Forse il buon Cane Pazzo?- pensa Kim
'Il mio nome è Ariel e oggi sarò io ad insegnarvi l'arte della spada. Potete sfidare ogni volpe della compagnia, non ne troverete di più agili e veloci di me. Il mio motto è: muoviti più veloce del tuo avversario, non avrà il tempo di colpirti!'
La voce non è quella che Kim si sarebbe aspettato, si tratta di una voce femminile!
'Bene, non perdiamo tempo, mostratemi quello che sapete fare.'
Dette queste parole, con un gesto rapido Ariel solleva il cappuccio del mantello rivelando due occhi di ghiaccio. Sulla guancia invece rivelano una profonda cicatrice, ricordo di qualche battaglia?

'Cosa sono quelle facce stupite? Non vi aspettavate una donna? Beh vi mostrerò che una donna può tirare di spada meglio di mille uomini! Avanti il primo!'

Come al solito il primo a farsi sotto è Dima, che con la sua agilità cerca di metterla in difficoltà. Ma non c'è nulla da fare, Ariel si muove sinuosa, salta da una parte all'altra evitando tutti i colpi della recluta.
'Forza! Più veloce! Devi essere più veloce se vuoi colpirmi!'
Ancora qualche colpo e lo ferma.
'Basta, basta. Devi fare attenzione. Sei molto agile lo devo ammettere, ma quando ti muovi devi essere più disciplinato. Muoverti a caso cercando di colpirmi non ti aiuterà a farlo! Può essere utile nei vicoli per affrontare qualche disperato, ma in battaglia non ti servirà di certo! E poi… ogni volta che ti muovi la tua guardia si apre un poco… ad un nemico accorto basterebbe farti muovere un po' per ucciderti senza alcuna fatica! Siediti ora, riproverai più tardi! Rifletti suoi tuoi errori nel frattempo!'

Il successivo è Kim. Non riesce affatto a concentrarsi sul combattimento. La sua mente sta ancora pensando alle parole di Blerin. Gli risuonano in testa ininterrottamente, se le ripete come un mantra.

Non ho intenzione di partire per le Terre Arse. Mancano tre giorni prima della partenza, sto cercando di spremermi le meningi per trovare un modo di evitarlo, ma non sono un abile stratega.

Ogni volta una pugnalata. Più le ripete, più la rabbia monta in lui.
Così si ritrova a sfogare la sua rabbia nel combattimento con Ariel. La carica ininterrottamente. Il suono delle spade di legno che cozzano lo rasserena. Si sforza quindi di mettere più forza possibile nei colpi.

'Si può sapere cosa stai cercando di fare? Vuoi sfondare la mia spada di legno? Non mi pare una strategia vincente! Forza impegnati di più! Fammi vedere cosa sai fare…'

Ma Kim riesce solo a pensare al fratello.
Se ne vuole andare! CIOK
Se ne vuole andare! CIOK
Se ne vuole andare! CIOK
Il castello di carte che pensava di avere costruito crollava alla prima brezza di vento! CIOK
Non sente nemmeno le parole di Ariel, anzi cerca di mettere ancora più forza nei suoi colpi. CIOK Vorrebbe spaccare tutto. CIOK
Invece si ritrova a terra. L'istruttrice si è stancata del suo comportamento e con una mossa rapida lo ha buttato a terra. Ora lo sta colpendo ripetutamente con la spada di legno.

'Vuoi stare concentrato? Vuoi stare concentrato? Sei qui per seguire i miei ordini ed i miei insegnamenti. Non tollero il tuo comportamento tra i miei allievi.' Si interrompe, si rivolge a Dima e Vanni. 'Voi due! Prendetelo e buttatelo nell'acqua. Chissà che non torni tra noi.'

Detto fatto, Kim si ritrova a mollo nell'acqua. Ed in effetti si risveglia. Cosa stava facendo? Non avrebbe permesso al fratello di rovinare il suo addestramento! Sarebbe diventato un guerriero temuto e rispettato! Decide che avrebbe afforntato il problema Blerin più avanti, ora doveva impegnarsi nell'allenamento.
Non avrebbe deluso ancora Ariel.

Il resto della mattinata procede tranquillo nel gruppo capitanato da Ariel. Insegna loro alcuni nuovi movimenti e soprattutto come muoversi rapidamente senza scoprirsi mai. In combattimento nessun movimento può essere frutto del caso.

Quando arriva l'ora del pranzo, l'allenamento si interrompe e Kim ritorna a pensare alle parole del fratello.
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zebi zebi
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Le parole di Blerin l’avevano scosso…e, soprattutto, stupito…
Non se le aspettava…
Non se le aspettava nonostante in quei due giorni aveva letto nei sui sguardi e ascoltato nei suoi sospiri tutta la frustrazione per le frustate e il trattamento ricevuto…
Non se le aspettava perchè era stato lui ad inginocchiarsi di fronte a Mellira., a giurare fedeltà eterna alle Volpi promettendo la sua vita a saldo del debito…
Non aveva pronunciato lui quelle pompose e ridicole parole, per le quali avrebbe voluto prenderlo a calci?
‘“Ho un debito con tutti voi, vi devo la vita! Che la seconda opportunità concessami serva a ripagare il mio debito, a te mi inchino Mia Signora!”
Non era stato suo fratello maggior a fargli perdere ogni speranza di rivedere il Delfico… di non finire carne da macello nelle assolate pianure delle Terre Arse?

Erano bastati due giorni di allenamento per fargli cambiare idea?
No, il motivo non era quello…Blerin non era una femminuccia che si spaventa per un po’ di fango e qualche frustata… Blerin voleva davvero essere, per la prima volta,“padrone del proprio destino”…
Non se l’aspettava proprio…questa volta l’aveva decisamente sottovalutato.

Ora i suoi fratelli erano divisi.
Da una parte Blerin:“Non ho intenzione di partire per le Terre Arse. Mancano tre giorni prima della partenza, sto cercando di spremermi le meningi per trovare un modo di evitarlo, ma non sono un abile stratega. Continuerò a sgobbare e ad “allenarmi” aspettando che mi venga in mente qualcosa”.
Dall’altra Kim, forse per la prima volta nella sua vita, veramente a sui agio con se stesso: “È solo un viaggio, una volta tornati saremmo liberi di disporre delle nostre vite, di continuare ad essere delle Volpi Grigie o di decidere di andarcene!”
Era tempo di una ‘riunione di famiglia’.

Anche per Cristo l’allenamento mattutino passa veloce. La sua mente è altrove. Come Kim ripensa alle parole del fratello… ha paura… sorride…
Tira di schema, apprende qualche nuova mossa, migliora i rudimenti acquisiti il giorno prima – ora non impugna più la spada come una canna, ma neanche come un vero spadaccino – finisce molte volte a terra.
E’ ora di pranzo, mangiano pane e formaggio. Il primo capitano gli concede un’ora di riposo «mangiate e riposatevi, ho delle cose da discutere con gli altri capitani per la partenza».

Dopo dieci minuti, mentre tutti sono svaccati, Kim è di nuovo in piedi. Raccoglie la sua spada di legno e inizia a mimare le mosse appena imparate… Jørgen lo guarda soddisfatto e si allontana per andare a pranzare con le altre Volpi.
Sono soli, il loro istruttore non c’è, è il momento per scambiare quattro chiacchiere…meglio farlo di giorno a bassa voce, davanti a tutti, che di notte, di nascosto. Se venissero beccati, quello si sarebbe sospetto.
Il rumore delle spade coprirà le loro parole.
Cristo ne raccoglie una e si avvicina ai fratelli.
«Abbiamo un’ora, in realtà ormai solo mezzora. Ma credo sia il caso di fare quattro chiacchiere. Che dite?».
Non c’è bisogno di aggiungere altro. Riceve da entrambi un segno di assenso.
«Forza tiriamo un po’ di spada, ci farà bene e soprattutto… coprirà i nostri sussurri».
I Fortebraccio si alzano e allenandosi pigramente si allontano un po’ dalle altre reclute.

«Cari fratelli» esordisce Cristo «pensavo e temevo che il nostro futuro fosse deciso, che il discorso fosse chiuso…mi sbagliavo…».
Kim sbuffa.
«Mi hai stupito Blerin, pensavo la pensassi diversamente…ma ne sono felice».
Kim sbuffa di nuovo.
«Dici che ti sei spremuto le meningi per trovare un modo di evitare la nostra partenza per le Terre Arse…beh bastava non scatenare quel casino al Dado d’Osso…- Blerin abbassa lo sguardo, si sente responsabile -, ma è inutile pensare a quello che è successo… anch’io ci ho pensato e ci avevo anche rinunciato fino a ieri sera».
«Ma che state dicendo!» sussurra Kim con rabbia, il colpo della sua spada è più forte dei precedenti…non serve solo a fare un po’ di scena e rumore… e carico della sua insofferenza…Cristo deve serrare le mani per non perdere la presa sulla spada.
«Ormai siamo Volpi Grigie, dove volete andate? Qui abbiamo tutto da imparare…diventeremo dei guerrieri e allora si che saremo padroni del nostro destino…abbiamo trovato un posto dove stare».
«Un posto dove morire vorrai dire, dove morire al guinzaglio di una testa di cazzo. Dal giogo al guinzaglio…bel migliormento…» interviene Blerin.
Di nuovo Cristo «fratelli, sapete tutti che io non vorrei lasciare Novissima, che vorrei cercare, o farmi trovare, da quel vecchio Delfico e ‘esplorare’ la città…ma dobbiamo fare i conti con la realtà…dovete tutti e due fare i conti con la realtà…e il risultato quale che sia per noi non è affatto buono…».

I fratelli lo ascoltano con attenzione, continuando a scambiarsi spadate…
Fissa Kim. «Se restiamo, quando partiremo non saremo pronti a combattere. Questo è un fatto. I veri soldati si allenano mesi prima di uscire dal campo anche solo per pattugliare un fosso, non tre giorni. Se ci sarà da combattere, sarà un miracolo se sopravviveremo alla prima scaramuccia» una pausa per prendere fiato e si gira verso Blerin.
«Se decidiamo di scappare, invece, ci ritroveremo allo sbando, in una città sconosciuta, con la sola speranza che le nostre strade si ri-incrocino con quelle del delfico e soprattutto con un ‘debito’ non saldato con Django. E non sappiamo quale sarà la reazione delle Volpi…»
Un'altra pausa, un rapido sguardo intorno per controllare che tutto sia a posto…
«Ora è da quando Django ci ha licenziato dalla sua tenda che penso di scappare, mentre Testa Fredda ci portava alla stalla ho pensato di correre al cancello, gettarmi tra la folla e sparire…per fortuna non l’ho fatto…non era il momento ».
«Se vogliamo scappare dobbiamo pensarci bene perché sarà fottutamente rischioso… se vogliamo scappare dovremo farlo al momento della partenza. Li, se riusciamo a scappare le Volpi non potranno inseguirci ne cercarci, almeno fino al loro ritorno…non possono abortire il viaggio. Per fortuna non valiamo le seicento monete d’oro del goblin…».
Blerin sorride…
Kim, d’istinto, da una spadata rabbiosa, Cristo non se l’aspetta e non la tiene. Lo colpisce forte al braccio destro.
 
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Giacomo Mariani
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'Ma che cazzo state dicendo! Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo Cristo?'
'Vorreste scappare, voltare le spalle alle volpi grigie ed andarvene? E pensate pure che sia facile? Poi cosa pensate di fare? Volete seguire le melliflue parole di un tizio visto una sola volta?'
'La città rimane qua, mica si muove. Ci attenderà e al ritorno saremo pronti a farci largo!
Adesso cosa pensate di saper fare, come pensate di riuscire a non farvi inghiottire? In una sola serata in una locanda la città ti aveva già quasi divorato Blerin… Te devi la vita a queste persone! Senza di loro le tue budella decorerebbero il pavimento del Dado d'Osso! E di tre fratelli ne sarebbero già rimasti solamente due.
E te Cristo? Pensi di sopravvivere lanciando bicchieri in faccia alla gente? Di sopravvivere sfruttando il tuo ingegno? Può andarti bene una volta, non ti andrà bene sempre…'
'Ed oltre alla nostra inesperienza volete aggiungere il rischio di essere inseguiti ed uccisi dalle volpi grigie? Non mi paiono persone con cui si possa scherzare… Django non mi è sembrato esattamente un simpaticone a cui dire: no ci siamo sbagliati, ci hai salvato la vita, ma abbiamo deciso di andarcene!'
'Pensate che si dimenticheranno di noi? Deve essere bello vivere con la costante sensazione di essere braccato ed in pericolo di vita, non vedo l'ora di provare questa sensazione!'
'Pensate che io sia così ingenuo da non vedere i pericoli di andare insieme alle volpi grigie? So bene che non sarà un viaggio semplice, che affronteremo briganti e altri pericoli, ma preferisco affrontare questi pericoli con persone capaci piuttosto che i vicoli di questa città da soli. Non vi siete ancora resi conto che non sappiamo fare nulla? Quando i soldi si esauriranno che faremo? Si torna a Buonaterra? E poi… una volpe non volta mai le spalle ad un'altra volpe… non ci stiamo arruolando in un esercito! Non stiamo andando in guerra! Ci sarà da combattere? Sicuramente ma il nemico saranno dei briganti, dei disperati… appena meglio di noi a combattere. Pensate che i briganti non ci siano in città? Ma sì sicuramente il vostro delfico dei miracoli ci troverà e ci proteggerà. Mi sembrate dei bambini che credono ancora alle leggende che gli raccontano gli anziani!'
'Io non voglio fare il soldato mercenario per sempre, ma penso che questo lavoro ci dia la possibilità di crescere. Ora siamo solamente dei contadini, ve ne rendete conto? Voi preferite invece inseguire un sogno effimero? La promessa di uno sconosciuto prestigiatore? Mi sembrate matti!'
'Tu Blerin solamente due giorni fa hai giurato fedeltà ad una volpe grigia… te ne sei già dimenticato? Cristo pensi che la città con le sue meraviglie non mi tenti? Che io non la voglia esplorare e conquistare? Quanto ti sbagli! Io dico solo di attendere. Fare esperienza e tornare qua, più ricchi e più forti. Farsi uccidere per le strade di Novissima, non vuol dire essere padroni del nostro destino, vuole solamente dire essere stupidi.'
 
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zebi zebi
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Le parole di Kim sono come i colpi di spada che porta per creare un po’ di rumore e tenere lontano le orecchie indiscrete…rabbiose…
E’ appena un giorno che non piagnucola per la lontananza da casa e già si sente un prode guerriero, sterminatore di Izmiri, arruolato nelle Volpi...mi fa quasi ridere..
O forse, anche lui come i Fiumetorto cercava solo una certezza, una stabilità, una nuova ‘casa’…?

«Sei tu che non capisci un cazzo Kim! Se ti illudi che imparare a tirare due spadate possa cambiare la tua vita…bhe non hai veramente capito un cazzo! Chi ha la borsa gonfia è Messer Gregbziver, o come cazzo si chiama, e non Django, ne tantomeno queste Volpi morte di fame… Sono le monete d’oro dello gnomo a tenere al guinzaglio le spade delle Volpi... Con la spada non si diventa ricchi…».

«E poi spiegami una cosa, che farai una volta imparato a combattere? Tu, che non hai mai fatto mai male a una mosca. Che non riuscivi neanche ad uccidere una rana. Inizierai ad usare la spada per guadagnarti da vivere? Vuoi andare in guerra, al soldo di qualche potente locale, ad assediare fortezze, sterminare contadini, stuprare ragazzine? Perché è questo che fanno i soldati. Oppure preferirai rapinare mercanti, forte della tua nuova abilità con le armi? O perché no, magari ucciderai per soldi? Cosa farai con la spada? Dimmelo, perché la spada serve ad uccidere…o a farsi uccidere..non a fare soldi».

«Mi chiedi se penso di sopravvivere lanciando bicchieri in faccia alla gente? Di sopravvivere sfruttando il mio ingegno? Non so se hai notato che quei nani di merda al Dado d’Osso erano armati fino ai denti e non è che se la siano cavata egregiamente…le armi servono solo a farsi uccidere perché prima o poi incontrerai sempre qualcuno più grosso, più forte o più abile di te… e tutto il casino è scoppiato proprio per colpa di una spada, è scoppiato solo perché Blerin ha estratto la tua amata spada del cazzo…»
«Un antico detto che dice ‘chi porta la spada, morirà di spada’. E io quasi pensavo fosse una cazzata che mi raccontava Arius per tenere a freno il mio animo esuberante, per tenermi lontano da coltelli e spade… mi sono dovuto ricredere… già l’avventura alla locanda dimostra il contrario…».
«E comunque si, penso di sopravvivere grazie al mio cervello, piuttosto che impugnando una spada come un selvaggio Izmiro. Io voglio conoscere il mondo, i suoi segreti, le ‘leggi’ che lo regolano, cose su cui tu non ti sei mai nemmeno interrogato, non me ne frega quasi un cazzo di imparare a combattere. Sono altre le conoscenze che anelo…».
«Poi ,non mi sembra che in città si sopravviva solo impugnando una spada…anzi…»

«Quindi, per quanto mi riguarda, l’unico problema rimane la possibile reazione delle Volpi…Quella si, come ho già detto, mi fa letteralmente cagare sotto…ed è l’unica ragione per cui, forse, il debito contratto da Blerin, anche controvoglia e nonostante tutto, andrebbe pagato… ».

Detto ciò Cristo si rivolge al fratello Maggiore «te che ne pensi? Sei tu che hai riaperto l’argomento è ora te ne stai muto? Dai, dicci la tua prima che torni il primo capitano».
 
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Giacomo Mariani
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Cristo sapeva sempre ribattere! Colpo su colpo!
Ma stavolta aveva esagerato… capire come funziona il mondo, le leggi che lo regolano… ma chi si crede di essere? Pensa che un contadino possa ambire a tanto? Chi si crede di essere?
Come al solito poi mi sottovaluta! Che rabbia! Io non mi sarei mai interrogato al riguardo? Pensa di essere l'unico sveglio?
Non me ne frega un cazzo di diventare abnormemente ricco! Io voglio essere dalla parte giusta della spada! Solo chi la impugna sopravvive, questo mi sta insegnando Novissima!
Ma Blerin? A cosa diavolo starà pensando?
'Sì fratello, non ci provare nemmeno a lanciare il sasso e poi nascondere la mano! Sta mattina sei scappato, ma ora vogliamo ascoltarti! Cosa pensi?'




 
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Francesco Montesi
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“Sì fratello, non ci provare nemmeno a lanciare il sasso e poi nascondere la mano! Stamattina sei scappato, ma ora vogliamo ascoltarti! Cosa pensi?”
Cristo si fa indietro e mi lascia continuare il finto allenamento con Kim.
“Penso che ti sei bevuto il cervello. Kim!”
Colpo con la spada di legno, parata di Kim.
“Non posso farti un discorso come quello di Cristo, non anelo a tanto!”
Affondo di Kim, parata.
“Credo però che tu non abbia la minima idea di cosa ci possa aspettare nelle Terre Arse; incontreremo uomini che si cibano di altri uomini, preferisco morire a fil di spada per un vicolo di Novissima mentre penso al mio culo, che essere catturato da chissà chi ed essere servito come pasto a tutta la sua tribù”
Finta di sinistro, Kim abbocca e scopre il lato mancino, stoccata.
Ciok! Il fendente colpisce il suo fianco, non arretra e rialza la sua spada di legno.
“Cristo ha ragione, se vogliamo andarcene dobbiamo farlo proprio alla partenza: non si preoccuperanno di noi e quando, e soprattutto se, torneranno a Novissima si saranno già dimenticati di noi.”
Cristo è paonazzo in viso, con tutta la sua forza affonda un fendente dall'alto in basso, le nostre spade si bloccano a contatto, faccio leva sull'elsa della mia arma di legno e lo allontano.
“Io non ho contratto un debito con nessuno, non sono io che ho spaccato la testa ad una volpe grigia vendendo la mia vita a quel rotto in culo di Django.”
Due passi avanti e un affondo, parata di Kim.
“Io non ho alcun debito con queste persone, la mia vita la devo a Maliat, e Maliat non mi ha mai detto che dovrei andare a farmi massacrare in terre distanti, il Figlio ama l'avventura e gli avventurieri, non i pazzi e i cadaveri!”
Kim, a pochi metri da me alza la spada e carica.
“Io non ho intenzione di andarmene, siamo Volpi Grigie ormai!”
Il suo primo colpo è forte, lo paro ma vengo spinto alcuni metri indietro.
Ciok!
“Scappate se volete!”
Riconquisto qualche metro, e lo incalzo, il mio primo fendente viene parato, si avvicina però troppo. Con un calcio ben assestato gli tolgo la spada dalla mano, con una spallata lo faccio cadere a terra.
“Vaffanculo Kim! I Fortebraccio non si dividono e non lasciano indietro nessuno!”
La voce di Jørgen risuona alle nostre spalle.
“E bravi i Fortebraccio, vedo che avete sete di combattimenti!”
Ride.
“Avanti reclute, si ricomincia!”
 
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Pietro
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In piedi nell`arena polverosa siete pronti a iniziare una nuova dura lezione di scherma, quando il Primo Capitano vi intima di andare a prendere il vostro equipaggiamento, sempre che ne abbiate, e di seguirlo. Passate dalla tenda a raccogliere i cimeli di vostro padre e poi raggiungete Jørgen presso un basso edificio di mattoni che sorge addossato ai palazzi che delimitano il perimetro orientale del cortile del Tempio. Notate subito che le strette finestre sono protette da una grata di ferro e che l`ingresso è sbarrato da un pesante portone di legno rinforzato chiuso da un robusto lucchetto. Accanto all`edificio, sotto una tenda, si trovano una piccola forgia ora spenta, un grosso mantice, martelli, tenaglie e tutti gli attrezzi da fabbro a voi familiari. Un uomo di almeno cinquant`anni, la testa calva, il volto incorniciato da una rada barbetta grigia, la figura incurvata e le mani dure e nere di chi ha passato la vita a battere il ferro, vi aspetta in piedi lì accanto: “Eccole qui le nostre reclute! – vi saluta con un sorriso un po’ viscido – Vediamo un po’ che ciarpame mi avete portato questa volta…”. Su indicazione del Primo Capitano tutti voi mostrate quello che avete. Erika ha una sua spada e un suo corpetto di cuoio. Dima estrae baldanzoso due lunghi pugnali ricurvi: “Forse non saranno ancora famosi a Novissima o nelle Terre Arse, ma vi assicuro che nei vicoli di Fertilia tutti conoscono e temono i Serpenti di Dima!”. Erio e Vanni sembrano molto impressionati e si scusano imbarazzati di non avere proprio nulla. Dal canto vostro tirate fuori quello che avete: la cotta di maglia, l`elmo, lo scudo di legno rinforzato, la spada e la balestra di vostro padre e la spada arrugginita che un mercante ha regalato a Kim anni fa. “E chi l`avrebbe detto che tre contadinelli come voi avessero un tale arsenale – commenta il vecchio fabbro esaminando accuratamente il vostro armamentario – Niente da dire: senza dubbio è roba di buona fattura, un po’ vecchia forse ma ben conservata. Questa invece… - solleva la spada arrugginita guardandola schifato. La poggia sull`incudine e, tenendola ferma con la sinistra, impugna un pesante martello e cala un colpo secco potente e preciso. CLANG! La lama si spezza di schianto - …inutile ferraglia!” Kim vorrebbe protestare, o forse mettersi a piangere, ma ormai è troppo tardi. “Non avrete seriamente pensato di andare nelle Terre Arse con quella? Non era buona neanche per tagliare il collo a un pollo, vi darò di meglio io tranquilli. Ma ora piuttosto vediamo a chi di voi tre calza questa cotta. Cominciamo da te bestione – dice indicando rudemente Blerin. L`armatura paterna però va decisamente stretta al Mulo e gli impedisce quasi di muoversi. È il turno di Cristo ma per lui è troppo larga e pesante e lo rende goffo e impacciato. Ora se la prova Kim e la cotta sembra fatta su misura per lui, anche l`elmo gli calza a pennello. Si gira verso di voi raggiante di gioia e di orgoglio e vi lascia per un attimo interdetti, avvolti da sentimenti contrastanti. Avete sempre saputo che Kim era quello fra voi che più assomigliava a vostro padre, ma ora, con tutti i suoi amati paramenti da guerra indosso, che infinite volte si è messo davanti a voi bambini per rendere ancora più credibili e avvincenti le sue storie di gloria passata, vi sembra per un attimo di avere davanti Einar Fortebraccio in carne ed ossa, giovane, felice e all`apice della sua vita. “Bene e ora vediamo di rimediare alle mancanze!” il fabbro interrompe le vostre reminiscenze e vi precede all`edificio di mattoni, aprendo il lucchetto con una grossa chiave che porta legata al collo. Entrate e, quando i vostri occhi si abituano alla penombra, scorgete scaffali, bauli e ganci che ospitano una quantità non indifferente di spade, lance, armature, archi, balestre, frecce, elmi e scudi delle più disparate fatture, forme e dimensioni. “Più che l`armeria di un esercito sembra il bottino di una banda di predoni” Non può fare a meno di pensare Cristo. Dopo qualche prova, chi ne era sprovvisto ora si trova equipaggiato con un corpetto di cuoio più o meno della sua taglia (quello di Blerin è un po’ stretto), una spada e uno scudo di legno rinforzato che reca dipinto lo stemma nero con la testa di volpe argentata della Compagnia. Dima rifiuta lo scudo e la spada preferendo tenersi i suoi cari pugnali. A voi danno anche dieci quadrelli per la vostra balestra. “Ora questo è il vostro equipaggiamento personale, ma ricordatevi che appartiene sempre alla Compagnia delle Volpi Grigie – vi apostrofa Jørgen – se un giorno decideste di abbandonare la Compagnia dovrete restituirlo. Se lo perderete, ruberete o danneggerete ci saranno delle conseguenze. Archi e lance non sono personali ma vengono usati alla bisogna. Ora prendete un arco e cinque frecce a testa, oggi ci alleneremo con quelli.” Obbedite e tornate al campo di addestramento dove qualcuno ha già predisposto dei covoni di paglia con attaccati dei bersagli di legno.

Passate il pomeriggio ad addestrarvi nel tiro con l`arco sotto la guida severa del Primo Capitano, non sarà faticoso come correre nel fango ma non è di certo una passeggiata. Quando scende la sera non vi sentite più i muscoli delle braccia. In compenso il giovane Cristo è quello tra tutte le reclute che ha raggiunto i migliori risultati, mandando a segno un buon tre quarti delle frecce scoccate e guadagnandosi anche una specie di rude complimento dal vostro allenatore. Un`altra sera intorno al fuoco con il resto delle Volpi precede un altro giorno di duro allenamento, questa volta, oltre a una sana corsa nel fango per scaldare un po’ i muscoli, si passa alla tecniche di combattimento corpo a corpo e con la lancia e a distinguersi tocca a Blerin, che tante volte ha maneggiato la lancia nella caccia al cinghiale e che nel corpo a corpo può sfruttare al meglio la sua potenza fisica superiore.

Quando il sole si arrossa vi fermate per riposare e solo ora notate che il Comandante Django in persona vi sta osservando dal bordo dell`arena. Il Primo Capitano gli rivolge uno sguardo eloquente prima di concludere la giornata: “Ora i giochi sono finiti novellini. Domani si parte e state pur tranquilli che nelle Terre Arse non c`è da scherzare. In base a come vi condurrete in questa prima spedizione, sempre che torniate con le vostre gambe, potreste avere la possibilità di entrare ufficialmente nelle fila della Compagnia con il rango di soldato, fino ad allora siete solo reclute e bestie da soma. Continueremo il vostro addestramento nelle pause del viaggio. Non fatemi pentire di non avervi rimandato a casa a piangere dalla mamma!”

Ultima breve notte nel cortile del Tempio di Maliat, il cielo è ancora nero quando venite svegliati. Smontate la tenda, raccogliete le vostre cose e il vostro equipaggiamento e raggiungete il resto della Compagnia nella piazza subito fuori dai cancelli del Tempio. Django è in sella a un fiero destriero bianco, al suo fianco, anche loro a cavallo, Mellira Stella, Jørgen Piegaferro e, in sella a un pony, il Nano dall`aspetto esotico che non avete più visto dal primo incontro nel Palazzo delle Dogane. Testa Fredda è incaricato dei preparativi. Provviste, lance, archi, frecce, tende e altro equipaggiamento vengono caricati su due grossi carri di legno a quattro ruote coperti da una tela cerata e tirati ciascuno da due muli. In qualità di reclute, e in virtù della vostra esperienza con gli animali da soma, uno viene affidato da condurre a voi tre e uno ai due di Fiumetorto. Il cielo inizia ora a tingersi di grigio pallido. L`Alto Sacerdote, il vecchio fabbro e la ragazzina che ha fatto da infermiera a Blerin sono in piedi sul cancello, poco oltre, dentro il cortile, scorgete un gruppetto eterogeneo di persone. Donne, vecchi e bambini coperti di stracci, buffoni e saltimbanchi, vagabondi. Sono gli ospiti del Tempio che, svegliati dal trambusto, sono venuti a vedere la partenza delle fiere Volpi Grigie. Cinque vessilli con lo stemma della Compagnia vengono issati su delle lunghe aste e garriscono nella brezza mattutina. Ecco finalmente le Volpi Grigie in formazione: quattro capitani, sedici soldati e sei reclute, tutti armati di spada e recanti sullo scudo lo stemma nero con la volpe argentata. Forse sarete un po’ piccolo come esercito, forse il vostro equipaggiamento sarà un po’ raffazzonato, forse non avrete una divisa, ma ora, nella penombra delle prime luci del giorno, sembrate compatti e temibili. I vostri spettatori di là dal cancello mormorano ammirati. Le guardie di posta all`ingresso della Fortezza Nova, all`altro lato daela piazza, vi scrutano agitandosi irrequiete. “In marcia mie Volpi! – grida il vostro Comandante spezzando il sacro silenzio dell`alba – Una strada lunga e dura ci attende, ricordatevi che la posta in gioco non sono solo la vostra vita e il vostro soldo, ma il nome della gloriosa Compagnia delle Volpi Grigie!”. “AUGH!!!” rispondono in coro i soldati con quanto fiato hanno in corpo. “Che Maliat guidi il vostro cammino e le vostre spade!” escalma l`Alto Sacerdote tracciando dei segni nell`aria con un incensiere. La Compagnia si mette in marcia.

Attraversate le uniche strade di Novissima che conosciate fino a raggiungere nuovamente la Piazza delle Dogane e la Porta Fertilia dalla quale siete entrati in città. Sono passati solo cinque giorni ma già vi sembra un`altra vita. “Ma per andare nelle Terre Arse non dovremmo uscire da Porta Agar?” Bisbiglia qualcuno alle vostre spalle. “Se l`appuntamento è qui ci sarà pure un motivo” risponde un`altra Volpe. Varcate le porte già affollate di gente, bestie e merci che entrano e escono. Subito fuori trovate ad aspettarvi una piccola carrozza coperta di legno decorato tirata da un cavallo con, seduto a cassetta, uno dei due giovani Izmiri che accompagnavano il Goblin al Palazzo delle Dogane, il suo compagno è in sella a un altro cavallo, entrambi della famosa razza alta, forte e dal pelo lungo per la quale le Terre Arse sono universalmente famose. Un Goblin si affaccia dallo sportello della carrozza, difficile per voi dire se sia lo stesso che avete visto giorni fa, probabilmente non sapreste distinguere un maschio da una femmina. Django smonta da cavallo, saluta elegantemente il suo committente e poi parla con lui per una decina di minuti senza che voi possiate udire cosa si dicono. “Ma non dovevamo scortare un carico? - si chiede di nuovo perplessa la Volpe dietro di voi – Possibile che sia tutto dentro quella carrozzella?”. Il Comandante rimonta in sella e vi avviate verso sud seguendo il corso della Bava. Cristo ha studiato la mappa delle Nuove Terre troppe volte per non chiedersi anche lui come mai non stiate andando a ovest e soprattutto come mai siate dal lato sbagliato del fiume.

Dopo un`ora di marcia è ormai giorno fatto e Novissima è nascosta allo sguardo dalle colline dorate di grano pronto alla mietitura che la circondano. La Bava scorre ampia e placida alla vostra destra. A parte qualche contadino mattiniero che scorgete in lontananza intento al lavoro dei campi e qualche rondine in cielo, non c`è nessun altro all`infuori della vostra carovana lungo la Via Fertilia.
 
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Ora.
Dove stiamo andando? Di certo non nelle Terre Arse… oppure il nostro cartografo e un vero coglione, anche un bambino sa che questa non è la via giusta… e il carico da trasportare? Solo quella misera carrozza… o è pieno di diamanti o qualcosa non torna… qualcosa non torna davvero… meglio stare in guardia…
Cane Pazzo passa vicino al loro carro «insomma novellini....vi è andata bene… viaggiate con il vostro culo al comodo, come i signori. Se vi raccontassi la mia prima missione… a piedi e carico come un ‘cane da slitta’ ahahahah».
Le sue solite battute del cazzo.
Cristo ne approfitta per cercare di capirne di più «già, non ci possiamo lamentare. Per tre come noi questo trattamento è un vero lusso… ma senti un po Cane Pazzo, che strada stiamo facendo? Le Terre Arse sono da tutt’altra parte…».
Aspettando la risposta Cristo si guarda intorno e non può fare a meno di voltarsi per lanciare un ultimo sguardo verso il punto in cui è sparita la città di Novissima.
Ma in realtà c’è un'altra domanda che l’assilla, chi è quello strano Nano? Qual è il suo ruolo nelle Volpi Grigie? E da stamattina, da quando l’ha rivisto, che se lo chiede.
Così, come spesso gli accade, la lingua segue rapida i suoi pensieri e, tornato a fissare Cane Pazzo, lo incalza anche con questa ulteriore domanda «…e come si chiama il nostro terzo capitano? Mellira e Jørge, li abbiamo conosciti, ma lui no? E, se posso, di che si occupa nella Compagnia?».

Il giorno prima.
Finalmente qualcosa che so fare bene.
Un arco e delle frecce.
Un arco e delle frecce possono procurarti una preziosa cena di carne, ma possono anche tenerti lontano dalla mischia senza farti fare la figura del codardo, senza farti accusare di ‘diserzione’.
E’ per questo che Cristo si impegna veramente nell’allenamento pomeridiano, potrebbe essere la carta da spendere per salvare la pelle quando ci sarà da combattere.
Sceglie le frecce migliori, quelle con il giusto piumaggio. Le flette per saggiarne l’elasticità. Tasta il tendine di bue che fa da corda. Di certo ci sono tendini migliori da montare su un arco, ma anche a Buonaterra aveva sempre tirato con archi del genere, se non peggiori.
Prende la mira e…..e ci prende alla grande! Persino il Primo Capitano sembra stupito.
«Visto capitano, me la cavo decisamente meglio con un arco in mano che con una spada in prima linea…»
E forse, in questo modo, riuscirò a restare nelle retrovie…

Poche ore prima.
Le Volpi sono incolonnate, stanno per lasciare la città.
La strada non è quella che si aspettavano, ma non importa… se vogliono tentare di scappare, in realtà, una direzione vale l’altra… basta che la strada sia affollata.
Passano vicini alle dogane, sulla piazza si apre un mercato… pur se l’ora è presta c’è gente… se devono farlo, quello è il momento giusto.
Anche se in realtà i fratelli non hanno ancora deciso cosa fare, sono divisi.
Kim vuole restare, si sente già una Volpe Grigia.
Blerin vuole scappare, ora che è libero dal giogo di nostro padre mal sopporta il guinzaglio che Django ci ha stretto attorno al collo.
E Cristo…Cristo vorrebbe scappare… vorrebbe scappare, ma ha paura… il rischio è molto, forse troppo, grande.
La gente in torno a loro c’è, ma non è certo una folla tra cui perdersi come gocce nel mare e, cosa a cui non aveva pensato quando stava progettando la fuga, sono pure appesantiti dalle armature che indossano.
Armature che, oltre a rallentarli, li rendono facilmente riconoscibili tra i commercianti e gli artigiani che popolano la piazza…
Sono tutti ‘arrocati’ sul calesse i fratelli Fortebraccio., quando Cristo esordisce.
«Se vogliamo farlo, il momento è questo. Ma non ne sono sicuro, c’è toppa poca gente intorno a noi, è rischioso… dovremo essere veloci, infilarci nel mercato e avere molta fortuna…».
A questo punto è Blerin, fino ad allora muto, a prendere la parola.
«Proviamoci! O la va, o la spacca». Stringe la borsa con i nostri averi, pronto a portarli con se nella folle corsa che ci aspetta…
Kim rimane in silenzio, scuote la testa, il volto tormentato.
Sono arrivati d’innanzi alla via che porta del mercato. E’ il momento.
«Andiamo» E’ Blerin ha parlare.
Un respiro profondo e…
CLANG
Un rumore metallico.
Kim spinge e lascia cadere una lancia dalla carrozza. Rimbalza a terra e finisce tra gli zoccoli dei muli che nitriscono infastiditi.
La colonna per un attimo si ferma. Tutti si voltano. Il loro carro è al centro dell’attenzione.
Ora tentare la fuga è impossibile.
Cristo trattiene Blerin per un braccio. Entrambi si voltano verso Kim, Cristo stupito, Blerin infuriato.
Kim abbassa gli occhi – è sul punto di piangere per quello che ha appena fatto – e sussurra quasi singhiozzando «non posso permettere che vi facciate ammazzare in un modo così stupido. Le Volpi intorno a noi sono troppe, non abbiamo speranza nella fuga».
Cristo vede il suo volto… quella testa di cazzo l’ha fatto per noi… e gli stringe un braccio con fare fraterno.
Testafredda impreca «merda, devo aver sistemato male le lance», mette a posto la lancia caduta, stringe due cinghie e fa un gesto verso la testa della compagnia che si rimette in moto.
Le Volpi superano le porte ed escono da Novissima.

 
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Pietro
Italy
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“Non fare troppe domande novellino! – Cane Pazzo sgrida scherzosamente Cristo – Ancora puzzi di latte e già vuoi mettere bocca su che strada dovremmo prendere? Se vuoi davvero diventare una Volpe Grigia impara a fidarti del tuo Comandante e dei tuoi Capitani!”. “Tutte chiacchiere per nascondere il fatto che nemmeno lui lo sa dove stiamo andando – pensa Cristo – sbruffone com`è se lo avesse saputo me lo avrebbe sicuramente detto per far vedere quanto conta nella Compagnia”. “Intendi Thromund? Oh lui di sicuro è il meno socievole dei nostri Capitani – continua il veterano rispondendo alla seconda domanda della recluta – Discende dal clan Runadoro, uno dei più antichi e nobili di Minaria, e non si mischia volentieri a gentaccia come noi! Se ti capiterà di vederlo all`opera stai sicuro che resterai a bocca aperta…ma non voglio rovinarti la sorpresa! Ce ne sono ancora di cose che devi imparare del mondo caro il mio contadinello!” E con una risata sguaiata e fragorosa Cane Pazzo chiude la conversazione e si sposta qualche passo più in là per chiacchierare animatamente con il suo compare Baston, i frammenti di parole che giungono alle orecchie di Cristo raccontano di avventure scabrose consumate nell`ultima notte in città.

La Compagnia continua la sua marcia lungo la Via Fertilia per tutta la giornata, di quando in quando incontrando carovane di mercanti e viaggiatori che risalgono nel senso opposto in direzione di Novissima. Nel tardo pomeriggio la carrozza del Goblin, che guida la fila affiancata dall`Izmiro a cavallo da un lato e da Django dall`altro, vi fa strada per un sentiero sterrato che si diparte in direzione della Bava, che in questo punto scorre e qualche centinaio di braccia o ovest della via principale. Vi viene ordinato di fermarvi sulle sponde del fiume, proprio dove questo forma un`ansa prima di andare a nascondersi in un`alta gola rocciosa scavata tra due colline. Qui consumate la vostra cena e base di carne secca e gallette di grano ma, con vostra sorpresa, Testa Fredda vi dice di non accendere fuochi e non montare il campo ma semplicemente di riposare e aspettare. Così come voi, anche la maggior parte delle altre Volpi sembra perplessa e attende quasi in silenzio lo svolgersi degli eventi.

Cala la notte e la luna non è ancora sorta, qui in aperta campagna, se non per la flebile luce delle stelle e di qualche lucciola vagabonda, l`oscurità è totale. Intorno a voi inizia il concerto dei grilli e delle rane. Finalmente qualcosa di muove. I due Izmiri accendono un piccolo fuoco e il Goblin lo usa per incendiare l`estremità di un bastone lungo e sottile che ora inizia a bruciare di una fiamma dalla luminosità incredibile e di colore azzurro accesso. Una delle loro famose e incredibili invenzioni? Il Goblin agita per qualche minuto il bastone nell`aria in direzione della gola sul fiume, fino a quando non vedete emergere dalle tenebre la sagoma scura di una nave. Vi rimettete in moto e risalite il fianco della collina fino a raggiungere un punto in cui questa forma una ripida scarpata rocciosa che si tuffa nel fiume cinque o sei braccia più in basso. La nave si avvicina alla riva e delle pesanti tavole di legno vengono issate sulla murata e usate come passerelle per collegarla alla sponda. Vengono accese delle torce e solo ora notate che tutto l`equipaggio è composto da piccoli Goblin dalla pelle verdastra. Sempre più increduli seguite le istruzioni di Testa Fredda e, sganciati i muli dai carri, svuotate questi ultimi dal loro carico per poi passare il tutto un po’ alla volta sulla nave, facendo molta attenzione a non precipitare in fondo alla gola e sfracellarvi sulle rocce. Una volta che siete tutti a bordo, l`imbarcazione salpa mossa da dei lunghi remi e si dirige verso la sponda opposta della Bava. Qui ripetete all`inverso l`operazione di trasbordo di persone, bestie, carri e materiali. Infine, utilizzando una specie di grande braccio di legno e metallo azionato da un miriade di corde, perni, carrucole e pulegge, l`equipaggio Goblin cala con destrezza a terra due grossi carri di legno pesantemente rinforzati di metallo e completamente chiusi, lo sportello posteriore sbarrato da un grande e complesso lucchetto. I cigolii dell`argano e lo sprofondare delle sei ruote di ciascun carro nel terreno vi fanno subito capire che sono stipati di un qualche carico parecchio pesante. Ad ognuno vengono attaccati due robusti muli. Una volta completate tutte le manovre vi rendete conto che il cielo sta già schiarendo, inutile ormai sperare di dormire per questa notte. La nave Goblin spiega le vele e scompare nella gola in direzione sud, la vostra carovana, invece, si lascia il sole nascente alle spalle e si rimette in marcia.
 
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Francesco Montesi
Italy
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Clang!
Bastardo. Cerco lo sguardo di Kim ma i suoi occhi sono rivolti a terra.
Testa Fredda si avvicina
“merda, devo aver sistemato male le lance”
Recupera la lancia lasciata cadere da Kim, ci sorride e la carovana riparte.
Mi avvicino a Kim, continua ad evitare il mio sguardo farfuglia qualcosa
“non posso permettere che vi facciate ammazzare in un modo così stupido. Le Volpi intorno a noi sono troppe, non abbiamo speranza nella fuga”
Prendo un suo braccio e lo costringo a fissarmi
“Spero tu non abbia fatto la cazzata più grande mai fatta da un Fortebraccio, quando saremo di nuovo a Novissima ne riparleremo. Ora tranquillizzati, abbiamo un unico obbiettivo non far terminare la storia dei Fortebraccio nelle Terre Arse.”
Mi volto e ricomincio a camminare.


La carovana si mette in marcia, lentamente il sole si alza nel cielo terso, Novissima si fa sempre più distante.
Silenzioso, continuiamo a marciare con la colonna delle Volpi Grigie. Pochi hanno voglia di parlare, l'unico un po' ispirato sembra essere Cristo: si muove passando da una Volpe all'altra con in mano la sua mappa. Viene da tutti allontanato con risposte elusive.
Giunge anche al mio fianco
“Questa non è la strada per le Terre Arse, stiamo percorrendo la via per Fertilia”
Lo guardo
“E allora?”
“Allora c'è qualcosa che non va”
“C'è sempre qualcosa che non va quando non sei padrone dei tuoi piedi e delle tue scelte”
Cristo rimane in silenzio, mi allontano e continuo a camminare.
Il corpetto mi stringe forte al costato, allento un po' le fibbie e lascio che lo scudo legato alle mie spalle scivoli un po' sulla schiena. Osservo la mia spada, ottima fattura, servirà!?
Continuiamo a camminare per i campi incontrando altre carovane, in cima alla colonna Django parlotta con il nano aggiuntosi alla partenza da Novissima alla compagnia, Thromund.
Nessun ordine, nessuna spiegazione.
Il sole lentamente cala, la carrozza con il goblin accompagnata dall'Izmiro e da Django prende una piccola stradina e lentamente cominciamo a sentire odore di fiume, ci avviciniamo alla Bava.
Ci fermiamo, il buio ci avvolge, consumiamo un rapido pasto. La perplessità per il futuro cuce le bocche, anche Dima è in silenzio.
Una luce azzurra emanata dalla torcia accesa dal goblin segnala la nostra posizione ad una imbarcazione che si avvicina alla sponda in cui ci troviamo della Bava.
Carichiamo tutto il nostro equipaggiamento sulla nave che ci permette di attraversare il fiume, giunti sull'altra sponda ripetiamo l'operazione, scaricando tutto.
Il cielo comincia a colorarsi di rosso, la nave che ci ha appena permesso di attraversare il fiume riprende il suo viaggio e lentamente scompare.
Riprendiamo la nostra marcia.
 
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Giacomo Mariani
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Finalmente la carovana è in marcia. Si lascia indietro la città. Non sarà là che avranno luogo le avventure dei fratelli Fortebraccio. Ora Kim non si sente più così sicuro. Man mano che le porte si allontanano, il "vecchio Kim" fa capolino.

Dove stiamo andando? Perché non andiamo verso le terre arse? Cosa c'è nella carrozza? Avremo fatto bene a partire con le volpi?

La fuga ideata da Blerin e Crsito era assolutamente ridicola, scappare davanti a tutti? Alla luce del sole? Non si poteva e doveva fare. Sarebbe stata la loro inevitabile fine. Ma se li avesse spinti verso una fine ancora peggiore? Verso una morte certa in terra sconosciuta?

Più passa il tempo più le domande diventano pesanti. La carovana continua a proseguire nella direzione sbagliata, a Kim sembra di avere preso la direzione sbagliata nella vita. Che fosse un presagio? Avrebbero potuto scappare più avanti, durante la marcia? Magari durante un combattimento avrebbero avuto una possibilità!

Blerin lo odia. Non si sono ancora detti una parola da quando hanno lasciato Novissima. Ma lo sguardo vale più di mille parole. Non ha capito che ha fatto fallire la fuga per amore della famiglia e non perché voleva rimanere nelle volpi. La famiglia prima di tutto. Lo capirà mai? Si ripromette di parlargliene quanto prima.

La via Fertilia si dimostra un percorso tranquillo, privo di difficoltà. Kim è sempre assorto nei suoi pensieri ed inizia a non sopportare l'opprimente comicità di Cane Pazzo. I suoi racconti si susseguono ininterrottamente per tutta la giornata. Kim vorrebbe urlargli di stare zitto!

Arriva la notte. Non si accampano? Lo stupore di Kim è enorme quando si accorge che una nave sta arrivano. Passano la bava usando la nave come ponte… Cosa diavolo succede? Stiamo cercando di seminare qualcuno? Cosa stiamo trasportando? Dalla nave vengono calati due carri misteriosi… cosa conterranno? La nave era governata da Goblin… che contengano qualche loro diavoleria?

Finalmente le nuvole che adombrano Kim si dissolvono. Il mistero della situazione risveglia la sua curiosità. Cerca di avvicinarsi ai carri per sbirciare, magari si riesce ad intuire il contenuto… Non riesce, ma mentre tenta si imbatte in Derrik… Lo sguardo non è cambiato, l'odio che traspariva durante la cena è ancora lì.
Kim ricambia lo sguardo, lo vede dire qualche parola ad un compagno vicino, poi si allontanano. Cosa gli avrà detto? Devono fare attenzione! Deve andare a parlare con i fratelli, o almeno con Cristo. Devono fare attenzione!

Con passo veloce si dirige verso il fratello, lo trova impegnato a fissare delle armi su un carro. Sta tirando delle cinghie. Attorno a lui, nessuno. Il fratello sta lavorando nella penombra, la lanterna che dovrebbe illuminarlo si sta estinguendo. L'occasione giusta per parlargli. Kim gli si avvicina.
Un bisbiglio: 'Cristo, ho incontrato Derrik, quando mi ha visto si è allontanato parlando con un altra volpe… probabilmente non vuol dire niente, ma volevo avvisarti. Dobbiamo fare attenzione! Non abbassiamo la guardia.'

'IN MARCIA VOLPI!'

Un grido giunge da qualche parte. Kim torna al suo posto, recupera le cose, si parte di nuovo. Cosa staranno trasportando? Un carico illegale? Dovranno difenderlo? Da chi?

Mentre si rimette in marcia, sente la testa svuotata, i cattivi pensieri se ne sono andati, almeno per ora. Questa sarà la loro vita, le volpi i loro nuovi fratelli. È inutile continuare a pensare all'infinito. Con la testa libera, mentre marcia, un carro lo supera. Il carro ha dei rinforzi di metallo lucido, Kim si gira ed osserva la sua immagine. Per un attimo si sente male, vede il vecchio padre. è la prima volta, da quando ha messo l'armatura, che si vede riflesso. Sembra veramente di vedere il padre. Chissà che effetto fa ai suoi fratelli? Per lui è uno sprone. Dovrà farsi valere, e lo dovrà fare anche per suo padre.

'Ehi Fortebraccio, la sai la storia di quando ho affrontato 7 leoni da solo e con le braccia legate?'

È di nuovo Cane Pazzo, ora la nuova giornata può cominciare.

 
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Pietro
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I giorni di marcia si accumulano, uno, due, tre, quattro. È una vita dura quelle di voi reclute, tutto il giorno in cammino sotto la canicola, doppi turni per le incombenze della Compagnia, come allestire l`accampamento, carreggiare l`acqua e montare la guardia di notte, e in più sveglia anticipata e sonno ritardato per le dure sessioni di addestramento con il Primo Capitano. Erika continua a mantenere le distanze e a non mostrare il minimo segno di cedimento. Erio e Vanni, come voi, fanno affidamento sulla loro tempra di ragazzi di campagna e sopportano le fatiche e le ristrettezze cercando di conservare almeno un`ombra di sorriso. Dima al contrario non perde occasione di lamentarsi lungamente della vita grama che vi tocca e di quanto avrebbe fatto meglio a restarsene a Fertilia e sembra ogni giorno più magro e più sfinito, in compenso è quello fra tutti voi che si è meglio ambientato tra le Volpi e con la sua inarrestabile parlantina e le sue continue battute si è già guadagnato l`amicizia di tutti, incluso quel Derrik che continua a lanciarvi sguardi carichi di odio ogni qual volta vi incrociate.

Mano a mano che vi allontanate dalla Bava in direzione ovest il paesaggio a voi familiare delle Pianure Orientali, ampiamente coltivato a cereali, frutta e ortaggi, punteggiato di villaggi campestri e tagliato da ruscelli e sentieri, lascia gradualmente il passo alle ben meno ospitali e rassicuranti Terre Arse. I giorni si fanno sempre più caldi e le notti più fredde. Al quinto giorno di marcia vi trovate su una pista sterrata che corre verso la linea piatta dell`orizzonte, intorno a voi solo erba e arbusti bruciati dalla calura estiva a perdita d`occhio. Nelle ultime ventiquattro ore gli unici essere viventi che avete incrociato sono stati gli uccelli che si rincorrono nel cielo azzurro pallido e senza nuvole, qualche lucertola e la mandria di bufali selvatici che stazionava pigramente nei pressi di una pozza d`acqua dove qualche ora fa vi siete fermati a riempire otri e borracce e ad abbeverare le bestie. I due Izmiri in testa alla carovana vi guidano senza esitazione attraverso queste lande ingrate.

Vi fermate a sostare per la notte. Finiti i preparativi, consumato un pasto migliore del solito a base di bufalo arrostito e completato il vostro addestramento serale, il campo delle Volpi Grigie è ora sprofondato nel sonno. Al centro si erge la tenda di Django, affiancata dalla carrozza del Goblin, che il vostro committente usa anche per dormire, e circondata su tre lati dalle tende dei Capitani. Intorno a queste sono legati i muli e i cavalli, accanto ai quali dormono all`addiaccio le due guide Izmire, e sono posizionati i quattro carri con le provviste, il materiale e il misterioso carico che state scortando. Il perimetro del campo è delimitato dalle quattro tende, disposte come agli estremi di una croce, dove dormono il resto delle Volpi. Tra una tenda e l`altra, accanto a un piccolo fuoco, sta di guardia una Volpe, quattro in tutto, lancia in pugno, spada alla cintola, arco a tracolla e un campanaccio per dare eventualmente l`allarme. È già il secondo turno di guardia e per la vostra tenda è il turno di Cristo, che accanto agli altri tre fuochi riconosce, partendo dalla sua destra, le sagome dell`abile spadaccina Ariel, di una giovane Volpe silenziosa che chiamano Thomas e del vostro amico Derrik. Il cielo è trapuntato di una miriade di stelle ma la luna non è ancora sorta e, oltre il perimetro dall`accampamento, il buio è impenetrabile e il silenzio assoluto.

Improvvisamente un grido lancinante squarcia la quiete notturna. Cristo si gira di scatto. La voce era quella di Thomas ma dove si trovava il ragazzo fino a un attimo fa ora non c`è più nessuno. Ariel e Derrik mettono mano ai campanacci svegliando il resto della Compagnia. Anche Cristo sta per suonare il suo, quando nota nelle tenebre a pochi passi da lui il riflesso del fuoco su due paia di occhi gialli. Sobbalza terrorizzato quando sente qualcosa toccargli la spalla. È Testa Fredda, semi svestito ma con la spada in pugno: “Leoni della steppa. Cacciano sempre in branco. Se si sono arrischiati ad attaccare un accampamento come questo ce ne devono essere almeno una ventina, e tutti affamati. E probabilmente hanno già assaggiato la carne umana. Cercate di tenerli a bada con il fuoco e le lance!” Con queste parole il veterano lascia di nuovo Cristo da solo e corre a portare istruzioni a un altro lato del campo, ormai nel caos. Le Volpi stanno iniziando ad emergere dalle proprie tende e a rendersi conto della situazione. Con la coda dell`occhio Cristo vede un enorme felino dal pelo raso e grigio balzare al centro del campo mirando alla gola di uno dei due Izmiri. Questi si lascia cadere all`indietro e, estraendo con velocità fulminea la lama ricurva tipica del suo popolo, apre con colpo netto e sicuro il ventre della bestia, che gli stramazza sopra lasciandolo bloccato a terra e coperto di sangue e interiora. Evidentemente i racconti di vostro padre sulla ferocia di questi nomadi non erano solo chiacchiere.

Il resto delle reclute emerge dalla tenda: “Ma che cazzo succede?” domanda Blerin ancora mezzo addormentato. Ma la sua domanda trova presto risposta e il sonno è in un attimo sostituito dal gelo della paura: il muso ringhiante di due leoni è ora ben visibile nel cerchio di luce del fuoco di Cristo. Solo un balzo li separa dal ridurre drasticamente il numero dei Fortebraccio.
 
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zebi zebi
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L’urlo di Thomas squarcia la notte. E il campo piomba nel caos.
Campane che suonano. Uomini che corrono. Leoni che ringhiano.
Quella che sembrava un’altra noiosa notte in cui contare le stelle e combattere il sonno si era d’un tratto trasformata nel loro battesimo…
Volpi contro Leoni.

Tutto accade velocemente, d’un fiato. Thomas che sparisce nelle tenebre, Testa Fredda che passa urlando, l’Izmiro che squarcia quella fiera…tutto tranne quei due paia di occhi gialli al di la del fuoco…
Cristo li fissa per una frazione di secondo, ma gli sembra una vita…la sua vita…non vuole finire come Thomas…
Gli tornano in mente i freddi inverni a Buonaterra, quando i Lupi scendevano dalle montagne. Affamati e alla ricerca di cibo…il fuoco li teneva lontani…il fuoco, dono degli dei ai mortali per difenderli dall’alba dei tempi dalle bestie…
Il fuoco può essere la salvezza, è la barriera che, per ora, lo divide dai Leoni, dalla morte…

I leoni avanzano, quanto saranno? Testa Fredda ha detto almeno venti…
Bucano le tenebre ed entrano nel cerchio di luce tremolante.
Ora li vede meglio…
Terrore!
Non sono emaciati lupi di montagna, sono molto più grossi. Il pelo corto, i muscoli in tensione pronti ad esplodere, i denti taglienti e lo sguardo feroce…
Terrore! Non vuole finire sbranato.
Se non ci fosse il fuoco, se li sarebbe già ritrovati addosso…e di certo non avrebbe la prontezza dell’Izmiro…di certo la sua sarebbe stata la fine di Thomas…
“Ma che cazzo succede?” è Blerin che si staglia sulla porta…sarà infantile ma già solo sentire la voce del fratello maggiore lo rincuora.
Non c’è tempo da perdere.

Usando la lancia di piatto, come una sorta di pala, Cristo colpisce i tizzoni ardenti che sono alla base del fuoco lanciandoli in direzione dei leoni che indietreggiano, sfuggendo ai lapilli…
Bestie del cazzo…
E’ un attimo, giusto il tempo di incendiare un lembo dello straccio con cui si riparava dal freddo della notte, che i musi affilati dei leoni escono nuovamente dall’oscurità… più vicini di prima…
Bestie del cazzo… non voglio finire sbranato in questo buco di culo di posto…
I leoni avanzano. La testa bassa, le spalle in fuori, pronti a balzare.
Cristo indietreggia mulinando lo straccio infuocato come fosse una frusta.
Disegna cerchi roventi nell’aria della notte. Le bestie si bloccano come statue. Lui guadagna qualche metro. Quelli decisivi.
Continua a indietreggiare agitando la lancia, sulla punta ci avvolge più volte la coperta infuocata e ne fa una lunga torcia puntuta ed ardente…
Il fuco li spaventa…almeno quello…ma quanto durerà?

Indietreggia verso la tenda, verso Blerin e gli altri…
I leoni lo incalzano, ma ogni volta che agita la sua ‘torcia’ fanno un passo indietro, tornano nelle tenebre da cui sono usciti, salvo per poi inesorabilmente risbucare…
«Blerin prendi la lancia! Aiutami!».
Un rapido sguardo all’indietro e poi di nuovo gli occhi sui leoni. Mai dargli le spalle.
Erio e Vanni escono dalla tenda, mentre Erika si stà infilando il corpetto di cuoio.
«Che cazzo fate imbambolati! Erio Vanni prendete una lancia».
Mulinando la lancia/torcia Cristo arretra ancora di qualche passo e arriva vicino a Blerin.
Ma ad ogni passo indietro di Cristo, con una sinistra sincronia, corrisponde un passo avanti dei leoni…
Ora anche Kim è sull’uscio. Impugna la spada e veste lo scudo di nostro padre…
Si scambiano uno sguardo eloquente. Terrore!
«Al massimo qualche brigante male armato, com’è che avevi detto Kim? ahahah ».
Anche in una situazione del cazzo come quella a Cristo non si era seccata la lingua, ma la risata con cui chiude la frase è isterica…
«Forza, come con i lupi a Buonaterra».
I Fiumetorto hanno preso le lance, ma sono paralizzati…Erika, spada in pugno, li sorpassa decisa…
Hanno bisogno di una spinta.
«Forza o ci sbranano tutti, non dobbiamo dargli le spalle, per nessun motivo. E’ così che hanno sbranato Thomas! Forza Cazzo! Venite qui! Mettiamoci spalla contro spalla, chiudiamoci a riccio e avviciniamoci al fuoco. Dai!».
Cristo è terrorizzato, come lo sono tutti, ma se non si sforzano di reagire, se non usano il cervello, se ognuno si difende da se, se non stanno dove possono vedere i leoni quando balzano…non hanno speranze. Sono alla mercé di quelle bestie…verranno trascinati uno ad uno nelle tenebre.
«Dai sbrigatevi, fate come dice. A riccio!» E’ Erika a parlare, è stata addestrata e sa che è la mossa giusta…o perlomeno quella che ci da più possibilità…
Cristo agita la lancia infuocata.
Blerin raccoglie da terra il pesante sacco di iuta dove poche ora prima c’era stata la loro cena, lo infilza e lo accende avvicinandolo alla punta fiammeggiante della lancia del fratello.

Le reclute si compattano.
Schiena contro schiena, o quasi.
Formano un piccolo cerchio da cui partono mulinanti le punte di quattro lance, di cui due infuocate, e due spade.
Ognuno può sentire i respiri degli altri. Respiri accelerati. Respiri spaventati.
Manca solo Dima. Dove cazzo è?
 
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Giacomo Mariani
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Respiri accelerati, respiri spaventati.
Kim, spada in una mano e scudo nell'altra, ha paura. Anzi è terrorizzato. Il tempo dell'allenamento è finito, il pericolo è reale.

Erika guida il gruppo di reclute.
'Rimaniamo compatti! Così abbiamo più possibilità! Occhio a non scoprire il fianco. Vendiamo cara la nostra pelle!'

Le reclute sembrano prendere un po' di coraggio.

ROAR!

Il ruggito è spaventoso. Sembra venire direttamente dall'inferno. Uno dei due ragazzi di Fiumetorto lancia un grido di paura.

'Coraggio! Non fatevi prendere dalla paura o siamo già morti!' questa volta è Blerin a rincuorare tutti.

È questione di un attimo, mentre Blerin pronuncia le sue parole, uno dei leoni balza in avanti verso il gruppo di reclute. ROAR! Cristo è attento. La paura non lo ha bloccato.
Dirige la punta della lancia infuocata verso il muso del leone. ROARRRR! Il colpo fa effetto, il leone atterra scomposto e indietreggia di nuovo nell'oscurità. Ricacciato indietro, non sconfitto, pronto a aggredire di nuovo il gruppo di reclute.

Kim prova a guardarsi attorno. Nell'oscurità, rischiarata dalle lance infuocate e dal fuoco intorno a cui si sono stretti, conta almeno 4 bestie. I muscoli tese, la mascella aperta. Sono pronti ad assalirli. Sono pronti a banchettare con i loro corpi. Un brivido. Dove saranno gli altri? Vorrebbe avere il tempo di cercarli, ma due leoni avanzano nuovamente.
Uno si fa avanti dal lato di Cristo e Blerin, l'altro da quello di Kim ed Erika. Cazzo! Deve trovare il modo di difendersi!

Non riesce più a guardare i fratelli, la sua attenzione è tutta per la bestia che sta per attaccarlo. Lo scudo e la spada diventano improvvisamente pesantissimi. Tutto sembra muoversi al rallentatore. Al suo fianco Erika è armata di spada, nell'altra mano impugna un bastone infuocato. Prova ad agitarlo davanti alla bestia, vuole scoraggiarla, ricacciarla indietro. Invano. Il leone avanza. È enorme, sembra veramente una creatura infernale. I denti aguzzi, rischiarati dalla luce del fuoco, fanno ancora più paura. Cazzo! È la fine.

ROAR!

Il leone si lancia in avanti. Improvvisamente il tempo accelera. Kim prova a colpirlo sul muso, ma il colpo va a vuoto. Ha sferrato il colpo troppo presto e l'ha mancato!
Se ne rende conto, in preda al panico fa l'unica cosa possibile: lascia cadere la spada e prova a ripararsi dietro lo scudo. In questo modo forse riuscirà a contenere la potenza del balzo della bestia.
Il leone gli è addosso. Kim cerca di restare in piedi, prova a puntare i piedi a terra rimanendo in piedi. Il peso del leone è tutto sullo scudo!

ROAR!

Una zampata del leone e Kim è a terra. Cazzo! È la fine. È solo questione un attimo prima che il leone lo morda e lo finisca. Chiude gli occhi ed attende l'attimo in cui dirà addio al mondo.
La bestia lancia un grido di dolore e stramazza al suolo sopra a Kim. Un liquido caldo inizia a scorrere sul corpo del Fortebraccio. Qualcuno ha colpito e forse ucciso la bestia. Kim riapre gli occhi e vede Vanni, lo sguardo tra il terrore e l'esaltato, che cerca di estrarre la spada dal corpo senza vita del leone.

Kim si rialza, recupera la spada persa nella colluttazione e sussurra a Vanni: 'Grazie, ti devo la vita'.
Pensava fosse stata Erika a salvargli la vita, invece anche lei, nonostante l'addestramento, era rimasta paralizzata dalla paura. Aveva provato a colpire la bestia con il bastone infuocato. Ma le era sfuggito di mano.

Vorrebbe girarsi e vedere come se la stavano cavando i suoi fratelli, ma non c'è tempo. Un altro leone avanza. Si muove verso di loro che sono rimasti senza torcia. Vanni sembra posseduto.
'Fatti avanti che ti sistemo come ho fatto con tuo fratello!'
Un ruggito ancora più potente degli altri smorza il suo grido.
Ne hanno ucciso uno, ma la loro vita è ancora appesa ad un filo.

 
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Francesco Montesi
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La nostra testuggine improvvisata viene attaccata da entrambi i lati.

ROAR

Con un balzo ci sono addosso: io e Cristo da una parte con due sacchi di iuta infuocati appesi alle lance e Erio alle nostre spalle; Kim Erika e Vanni dall'altra due fiaccole e tre spade.
Agito la lancia, il sacco di iuta si stacca e finisce dritto sul muso del leone, la bestia soffia, agita gli imponenti artigli, si rifugia nell'oscurità.
Respinto.
Per poco.
Cristo si stringe a me, una lancia con un sacco infuocato di iuta appeso e una lancia bruciacchiata, l'altro sacco di iuta si sta spegnendo a quattro metri dalla tenda. Illumina le sagome di due bestie che si stanno ripreparando per l'attacco.
L'altro lato della testuggine si è sfaldato: Erika è immobile, ha in mano la spada la sua torcia è caduta durante il primo assalto, Kim è completamente zuppo di sangue ha in mano la spada ma distante la torcia, Vanni estrae la spada dall'enorme cadavere del leone in mezzo a noi.
Bene.
Davanti a loro si para un'altra di quelle bestie, ruggisce fissando il cadavere del suo simile.
ROAR
Meno bene.
Erio da dietro le nostre spalle si lancia vicino al fratello.
Se gli salta addosso sono perduti.
Cristo è rapidissimo, si muove arrivando al fianco di Kim e agita il sacco infuocato in cima alla sua lancia.
La bestia ruggisce verso il fuoco, fa alcuni passi indietro e si ri-mimetizza nell'oscurità.
Bravo Cristo, probabilmente ha avuto la mia stessa impressione.
Ci ricompattiamo.
Ci è rimasta una sola fiaccola accesa, il fuoco è a qualche metro di distanza. Tra noi e lui c'è l'oscurità, pochi metri, ci sono loro. Quanti sono?
Uno sguardo a destra e uno a sinistra – il sangue circola nel mio corpo al doppio della velocità – siamo ancora tutti armati.
Siamo sei.
Dovremmo essere sette.
Aver respinto il primo attacco ci ha reso un po' più sicuri. Aver subito il primo attacco ci ha cucito la bocca.
Capiamo anche senza vedere che i leoni si stanno preparando per una seconda carica.
“Allora che facciamo?”
Cerco di smuovere la situazione, qualcuno deve avere una buona idea.
Le altre Volpi sono distanti; sentiamo urla sferragliare di spade ruggiti, eppure il resto dell'accampameno sembra lontanissimo. Ci siamo noi, la tenda alle nostre spalle, il fuoco a cinque metri e buio, e leoni.
“Strappa un pezzo di stoffa e accendilo dalla mia. Formiamo una fila tenendo d'occhio il buio, pronti a rispondere se ci saltano addosso!
Avanti arriviamo a questo cazzo di fuoco da lì li rispediamo nella foresta!”
Ancora bravo Cristo.
Erio strappa un pezzo di stoffa lo lega ci accende un pezzo di legno si mette in cima a questa fila e ci muoviamo in direzione del fuoco. Sentiamo il fiato dei leoni provenire dall'oscurità, ci stanno per attaccare?
Chiudono la fila i tre fratelli Fortebraccio, Kim spada in mano, Cristo lancia infuocata, io lancia bruciata, cazzo la mia spada è nella tenda.
 
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Pietro
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Sei piccole reclute spaventate si muovono attraverso il caos e la notte cercando di guadagnare la relativa protezione del fuoco. Erio è in testa con l`unica torcia rimasta accesa, dietro di lui il suo fratello minore, poi Erika e infine i tre Fortebraccio con Cristo in fondo alla fila che cammina all`indietro cercando di tenere a bada le minacciose figure in agguato nell`oscurità con una lancia avvolta da un sacco bruciato che ormai è poco più di un tizzone ardente. Avete quasi raggiunto la vostra agognata meta quando all`improvviso due leoni balzano in avanti a due passi da Cristo, che lancia un urlo disperato: “Merda è la fine!” I suoi fratelli e Erika si girano di scatto semi-paralizzati dal terrore. Proprio in quel momento sentite distintamente il rumore di una secchiata d`acqua seguito dal sibilo di un fuoco che si spegne di colpo in una nuvola di vapore. Sì era il vostro amato fuocherello. Sentite la voce di Erio urlare all`altro capo della fila: “Che cazzo fai brutto figlio di...” La frase gli si strozza in gola. La torcia che teneva in mano cade a terra e, prima di spegnersi, fa in tempo ad illuminare il suo corpo esanime che viene trascinato nelle tenebre da un leone. Vanni lancia un grido scomposto che vi gela il sangue nelle vene e crolla in ginocchio scoppiando in un pianto dirotto senza più la minima traccia di dignità o di volontà di combattere. Piombate nell`oscurità più nera, oltre alla fioca luce delle stelle potete contare solo sul tizzone che Cristo agita freneticamente nel buio. Abbastanza per scorgere le sagome nere delle fiere intorno a voi, pronte a banchettare con le vostre carni. Per quello che potete intuire del resto dell`accampamento le altre Volpi non sono messe molto meglio di voi, inutile sperare in rinforzi in tempi brevi.
 
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zebi zebi
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Cazzo no! Vaffanculo!

La secchiata d'acqua non ha spento solo il fuoco, ma anche tutte le loro speranze...
Erio era caduto, chi sarebbe stato il prossimo?

Non erano state le bestie ad ucciderlo. Ad ucciderlo era stato il bastardo che aveva spento il fuoco... Chi? Perché?... Derrik? Certo, quello era un ottimo momento per prendersi la sua vendetta, lasciar fare il lavoro sporco ai leoni, coinvolgendo pure tutti gli altri...e Dima, dove cazzo è? La sua assenza, ora, diventa quantomeno sospetta...ma perché avrebbe dovuto? La realtà è che qualcuno stava cercando di ucciderli, che da quel momento si potevano fidare solo di loro stessi...ormai stretti in un patto suggellato dal sangue di Erio nel tentativo disperato di sopravvivere...

Basta pensare...concentrati! Ci sará qtempo, se vedremo l'alba, per sviluppare tutte le elucubrazioni possibili...se vedremo l'alba...perché tra noi e l'alba ci sono i leoni...

La punta della mia lancia di sta spegnendo...non terrà quelle bestie lontano ancora per molto...e con il fuoco spento non abbiamo una meta...
Erio è andato, almeno quelle bestie del cazzo hanno qualcosa da mangiare...speriamo si accontentino e ci lascino stare...mi ritrovo a pensare cinicamente.
Vanni è sconvolto - lo sarei anch'io al suo posto, ma perfortuna i Fortebraccio sono ancora tutti interi - e non sembra in grado di reagire...cosi sempre più cinicamente realizzo che i predatori attaccano sempre l'anello debole,il cucciolo o l'animale malato, perché in realtà sono solo dei codardi...e che nel nostro caso ora Vanni è l'anello debole.
Bhe non me ne volere...mors tua vita mea Vanni...perchè i leoni dovrebbero lanciarsi su di me che brandisco una lancia infuocata, o su Kim e Blerin che agitano le loro armi sibilanti, se possono scagliarsi contro un uomo inerte, inginocchiato a terra con la testa tra le mani...
Così mulinando la lancia verso l'oscurita mi avvicino al Fiumetorto rimasto...se devono balzare su qualcuno non starò di certo in primafila...e darò ai leoni una preda più facile di me...se sappiamo dove attaccheranno sarà più facile difendersi...

Dobbiamo trovare il tempo di riaccendere una torcia, di rinvigorire il mio tizzone... Se anche questo si spegne siamo veramnte fottuti.
Uno sguardo intorno.Buio.
Al di la del buio gli altri fuochi accesi, i cavalli, i carri. Se riuscissimo a salire su uno di quelli...
In lontananza i rumori di due leoni che si fronteggiano. Che si stiano disputando il cadavere di Erio?
Dietro di noi la tenda.
'Che cazzo facciamo?' lo domando a me stesso, ma le parole mi escono di bocca...nessuno mi risponde...
'Che cazzo facciamo?'.
Se abbandoniamo Vanni al suo destino, lasciandolo come preda ai leoni probabilmente riusciremmo ad arrivare all'altro fuoco mentre lo sbranano...ci penso seriamente...i mie fratelli non mi seguirebbero, Kim non mi seguirebbe, un attimo fa gli ha salvato la vita...no, ci vuole un altra soluzione. Quello che è certo è che non possiamo restare qui in mezzo al nulla, esposti su tutti i lati...o gli altri fuochi, o il centro del campo o la tenda, la destinazione più vicina. Li potremmo ripararci un attimo e ravvivare il fuoco...

L'attimo di incertezza ci è fatale.
Dalle tenebre sbucano due occi famelici, poi due zanne ed infine tutto il possente corpo del leone.
Ha aggirato il mio tizzone ardente e ci sta attaccando da un lato.
Balza.
Punta Vanni. L'anello debole.
Solo che dietro l'anello debole ci sta Blerin Fortebraccio, detto il mulo. L'anello forte.
E qui non si tratta di tirare di spada, non serve tecnica o una abilita particolare. Qui si tratta di puntare la lancia davanti a se e reggere l'urto. Di serrare i muscoli e lasciare che il leone si schianti contro la sua stessa forza.
Un 'lavoro' da mulo.
Qualcuno grida 'Leone!!!' .
Blerin punta la lancia, inclinandola leggermente verso l'alto.
Pianta i piedi per terra divaricando le gambe, pronto all'urto.
Urla feroce. Urliamo tutti.
La bestia vola verso il collo di Vanni, ma incontra la lancia di Blerin che gli penetra le carni. Trafitta a mezzaria.
Per un lungo istante sembra quasi che Blerin, come in quelle illustrazioni di eroi leggendari, sollevi la bestia impalata sulla sua arma reggendola senza fatica...sembra una statua...
In realta l'urto è violentissimo. E la lancia non regge. Penetra profonda nel ventre del leone, freme nelle mani di Blerin e si spezza di netto ...
Il leone crolla a terra agonizzante. È il momento.
Non serve scambiarci una parola o uno sguardo che tutti e quattro ci lanciamo sul leone che si contorce nella polvere.
Ora le bestie siamo noi, stronzo.
Chi con la lancia, chi con la spada, chi, infine con un asta scheggiata finiamo la bestia.
Solo Vanni rimane immobile a terra ancora sotto shock.
'E ora via! Prima che ne arrivi un altro.'
 
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Francesco Montesi
Italy
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Non riesco a rendermi conto degli avvenimenti, la velocità con cui si susseguono mi impedisce di trovare cause e aspettare effetti.
Qualcosa ha spento il fuoco verso cui ci stavamo dirigendo.
La fila formata da noi sei reclute è sciolta.
Erio pronuncia le sue ultime parole prima di venire trascinato nell'oscurità.
Le fiere ruggiscono.
Sentiamo i loro denti lacerare le carni del più grande dei Fiumetorto.
Vanni cade a terra: testa nelle mani, sentiamo i suoi singhiozzi.
L'unica flebile luce che ci illumina è prodotta dal sacco sulla punta della lancia di Cristo, che inesorabilmente si sta spegnendo.
Il buio intorno a noi è pece, con il passare dei secondi stiamo sempre più diventando vittime sacrificali per questi spiriti della notte.
Dobbiamo fare qualcosa.
A malapena distinguo i contorni dei miei compagni.
“Cristo? Kim? Erika? Vanni? Erio? Dima?”
Solo tre rispondono, trovo uno momento per pensare a dove cazzo sia finito Dima, sbranato? Scappato?
“Avanti ricompattiamoci”
Non vediamo nulla, o quasi, sentiamo però: respiri affannosi, bestemmie, urla di dolore.
In pochi istanti siamo tutti e quattro vicini, solo Vanni è rimasto a terra, la morte del fratello lo ha privato di tutte le forze.
“Che cazzo facciamo? Che cazzo facciamo?”
Bisogna prendere una decisione, prendere quella giusta e prenderla in fretta.
La brace del sacco di iuta appesa alla lancia impugnata da Cristo ci consegna un po' di visibilità.
Sentiamo un ruggito, passi vigorosi e leggeri venire verso di noi, un altro attacco.
“Leone!”
Davanti a me accovacciato c'è Vanni, è un secondo che dura un'eternità:
la sagome di una di quelle bestie feroce compare dall'oscurità, è in aria pronta da avventarsi sull'inerme Vanni.
“Vanni!”
Il Fiumetorto non risponde.
Maliat dammi una mano, aiuta il mio cuore, tranquillizza la mia mente, guida il mio corpo.
AAAAAAAAAAHHHHHHHH
RRRRRROOOOAAAAARRRR
Evito Vanni; punto i piedi al suolo; con tutti i muscoli del corpo in tensione pongo tutta la forza di cui dispongo nel tenere ferma tra le mani ciò che rimane della mia lancia.
Il leone plana sulla lancia.
Ancora più ferme le mie mani sull'impugnatura.
Non arretro neanche di un passo.
Il corpo della bestia incontra la mia arma.
Ruggisce, dal dolore.
La lancia ha perforato il suo stomaco.
Crack
La lancia si spezza, nelle mie mani rimane un pezzo di legno, nello stomaco del leone il resto della mia arma.
Il leone cade a terra.
Cristo, Kim e Erika si gettano sulla fiera ferita per finirlo.
È un attimo.
Mi accovaccio al fianco di Vanni.
“Avanti dobbiamo muoverci, che cazzo fai? Alzati, vuoi farti ammazzare??!”
Il più piccolo dei Fiumetorto è come in trance, non risponde agli stimoli.
“Testa di cazzo avanti!!”
Gli sferro uno schiaffone che lo fa cadere a terra.
Riprende un po' coscienza di se stesso e di dove si trova.
“Avanti, si avanti.”
Un altro cadavere di leone ai nostri piedi.
Dovremmo essere sette.
Siamo cinque: se non facciamo qualcosa il nostro numero rischia di diminuire ancora di più.
Spenti anche gli ultimi tizzoni sulla lancia di Cristo l'oscurità ci avvolge sempre più stretta.
Che fare?
Dal resto dell'accampamento continuano a provenire urla e rumori metallici.
Riusciamo però a distinguere abbastanza bene alcune fonti di luce.
Le alternative sono minime, tornare nella tenda o dirigerci verso un fuoco, entrambi gli obbiettivi raggiungibili solo correndo nel buio alla mercè di quei mostri.
È Erika a parlare
“Avanti, dirigiamoci verso il centro dell'accampamento, la vedete la luce del fuoco? Quello sarà il nostro obbiettivo! Rimaniamo stretti e corriamo come se non ci fosse un domani!”
“E ora via prima che ne arrivi un altro!”
Cinque piccole reclute si lanciano in una corsa folle nella più completa oscurità verso il centro dell'accampamento, in quanti arriveremo?
 
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Giacomo Mariani
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Muoversi nell'accampamento al buio non è facile, rende molto difficile orientarsi tra le tende. Un solo obiettivo: raggiungere la luce al centro dell'accampamento. Raggiungere il fuoco!
La luna non è ancora sorta, che ore saranno? Quanto tempo è passato dall'inizio dello scontro? Kim non saprebbe dirlo. Ma sa che vuole sopravvivere alla nottata, e vuole farlo insieme ai suoi fratelli. Non devono separarsi, ne va della loro vita.

'Serriamoci e cerchiamo di muoverci velocemente.'- ordina Erika
Il gruppo di reclute, smarrite e spaventate, si ricompaia. Si dispongono in cerchio, stretti gli uni agli altri, cercando di difendere ogni lato della loro approssimativa formazione. E per farsi coraggio. Anche Vanni sembra levarsi di dosso lo smarrimento per la morte del fratello e farsi coraggio.

Devono raggiungere la luce! È la loro unica possibilità di salvezza, l'unica carta da giocare per vincere questa partita con la morte.

È un attimo, le 5 reclute si avviano. Ma muoversi non è facile. Cercano di andare veloci, ma devono fermarsi spesso: le tende con i loro tiranti ed i loro picchetti sembrano cercare di impedirgli di imboccare la via più diretta e veloce. Ogni 5 passi qualcuno urta qualcosa. Come non bastasse alcune casse del carico erano state tolte dai carri e poggiate per terra. Idea geniale.
La formazione poteva essere una buona idea per difendersi, ma non li rende veloci. E in questo frangente la velocità è tutto.

Kim si trova sul fianco destro della formazione. La spada in mano, pronto a colpire qualsiasi cosa gli passi di fianco, pronto a colpire qualsiasi cosa ruggisca.

Rilassati, non lasciarti andare al panico. Che diamine sta succedendo? Chi ha spento il fuoco?
Alla sua destra Cristo. Lo sente respirare. Ha paura anche lui. Hanno paura tutti. Bella notte di merda!
ROOOOOOAAAARRRR!
Un ruggito lo riporta coi piedi per terra. Questa volta però è lontano, non stanno venendo attaccati. Come staranno le altre volpi?
Dei fruscii a sinistra, là c'è Erika a difendere il gruppo.
Kim incrocia le dita, spera sia solo qualche altra volpe grigia, spera non sia un altro leone! Speranza vana. Erika agita la sua spada, prova a colpire la bestia. Questa indietreggia, è da qualche parte nelle tenebre pronta a saltare. Blerin che guida il gruppo non ha dubbi e grida:'Separiamoci! Scappiamo velocemente!'

Il gruppo si rompe. Tutti scattano in avanti il più velocemente possibile. Devono allontanarsi dal leone. E devono farlo in fretta. Kim non vuole allontanarsi dai fratelli, afferra il braccio di Cristo e, insieme, iniziano a correre seguendo l'inequivocabile sagoma del fratello. Si dirigono verso il fuoco.
Fanculo agli insegnamenti di Jørgen. Non bisogna mai dare le spalle al nemico? NO! Ora bisogna solamente scappare!

Non è facile però. Dopo poco sentono un grido, sembra la voce di Vanni. Deve essergli successo qualcosa. Sentono un tonfo, e delle imprecazioni. Deve avere urtato un tirante e deve essere caduto a terra!
Kim vorrebbe provare pietà di lui, invece si ritrova a pensare che le sue grida aumentano le loro possibilità di sopravvivenza. Sta attirando i leoni su di se... buon per loro!

Non fa nemmeno in tempo a finire di formulare questo pensiero che due sagome, ormai tristementi note, si parano davanti ai tre Fortebraccio. I denti di due leoni brillano nell'oscurità!
Cazzo! Senza dirsi una parola si fermano all'istante.
Sono fottuti!



 
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Pietro
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Si sono battute con coraggio e con onore le sei piccolo reclute, hanno abbattuto ben due leoni e difeso il loro angolo di accampamento. Ma hanno perso uno di loro, sbranato dalle fiere affamate e prive di ogni compassione umana. E ora, nonostante tutta la loro risolutezza, il loro ardore e i loro piani ingegnosi, il panico ha incrinato i loro cuori e ha spezzato la loro formazione e un gruppo compatto si è ridotto in un attimo a una banda di disperati in fuga nella notte come galline davanti a una faina. Hanno abbondonato il più debole di loro al suo destino e ora gli unici quattro che rimangono ancora insieme, tre fratelli e una donna, sono paralizzati sotto lo sguardo gelido e spietato di due leoni. La presa sull`elsa delle spade e sulle aste delle lance allentata dalla perdita dell`ultima goccia di speranza, il cuore che batte all`impazzata in attesa di sentire le zanne affilate che strappano le carni e mettono fine all`incubo, la loro fine cruenta e inevitabile ormai accettata nell`animo.

“È forse a questo che vi ho addestrato!? Ad abbandonare le vostre postazioni e fuggire come bambine in lacrime!? – tuona una voce dall`oscurità, la luce tremolante di una torcia illumina due figure. Una è quella di Testa Fredda, torcia in una mano e spada sguainata nell`altra, ha lo stesso sorriso bonario di quando vi ha tirato fuori dalla merda al Dado d`Osso. L`altra è quella possente del Primo Capitano, il volto contratto in una smorfia di ira e concentrazione. Non porta armatura ma stringe con due mani un enorme spadone che nessuno oltre a lui sarebbe nemmeno in grado di sollevare da terra. Avanza con velocità talmente fulminea da cogliere di sorpresa persino le due bestie e vibra un fendente dal basso verso l`alto. La potenza è tale che il corpo del leone viene tranciato di netto in due. La fiera stramazza a terra senza un suono e, nel buio, sentite il suo sangue caldo schizzarvi sul volto. Jørgen prorompe in un urlo animalesco che riecheggia nella notte e fa per lanciarsi sull`altro malcapitato leone, che però si è già dileguato nell`oscurità. Siete salvi.

Raggiungete il fuoco al centro dell`accampamento dove si stanno ora concentrando anche le altre Volpi. L`assalto dei leoni è cessato e le bestie sono fuggite nella stessa oscurità che le aveva partorite. Ora che il sangue smette gradualmente di pomparvi furiosamente nelle vene vi rendete conto che tutto si è svolto in una manciata di minuti. Sentite uno degli Izmiri spiegare in un Mabarata stentato che un branco così numeroso controlla un territorio di centinaia di leghe e che, dopo un assalto rovinoso come questo, non si azzarderà mai più ad attaccarvi, quindi non avete più nulla da temere dai leoni della steppa da qui fino alla vostra destinazione. Una magra consolazione.

All`alba viene il momento di fare la conta dei danni. Del corpo di Erio non si trova alcuna traccia, così come di quello di Thomas. Anche uno dei due Izmiri ci ha rimesso la vita. Senza una parola o una lacrima, il suo compagno ne carica il cadavere sanguinolento e mezzo sbranato su uno dei carri e si allontana al galoppo nella steppa. “Dove il corpo cadrà dal carro lì sarà lasciato alla mercé degli uccelli e delle bestie – vi sussurra Testa Fredda notando i vostri sguardi interrogativi – questa è la dura legge dei nomadi, quello che viene dalla natura deve essere restituito alla natura”. Vanni in compenso si è miracolosamente salvato, lo avete trovato faccia a terra accanto alla tenda, è ancora sotto shock e non ha più pronunciato una parola coerente da ieri notte. Ricompare anche Dima che cerca di spigarvi con tono scherzoso che ha il sonno pesante e che quando si è svegliato era già tutto finito.

I feriti vengono riuniti al centro del campo, è Mellira a occuparsi di loro, con bende, unguenti e invocazioni al Dio Vagabondo. Oltre a tanti feriti facilmente guaribili, una Volpe sui trent`anni di nome Leif ha il petto e la parte inferiore della faccia completamente squarciati da un`artigliata, pare che ce la farà ma di sicuro non sarà un bel vedere. Il povero Baston, invece, ci ha rimesso tutto il braccio sinistro dal gomito in giù, finito nello stomaco di un leone. Le sue urla e le sue bestemmie risuonano per tutto il campo, mentre il suo compagno Cane Pazzo cerca di rincuorarlo a dosi di battute grevi e generosi sorsi di vino.

Superate le prime convulse ore, il Comandante Django vi riunisce e vi arringa: “Mie Volpi! Questa notte abbiamo subìto l`attacco di un nemico con il quale non c`è possibilità di trattativa, un nemico contro il quale non valgono tattica e strategia ma solo il coraggio e la forza delle armi. Anche questo fa parte del nostro lavoro. Il nostro committente è salvo e il carico intatto. Ancora una volta le Volpi Grigie hanno mantenuto alto il proprio nome glorioso!”. “AUGGH!” Risponde a una voce la truppa, inclusi i feriti dalle loro barelle. È evidente che adorino il loro capo. Ma come dargli torto? La voce sicura, l`armatura argentea che scintilla al sole del mattino, gli occhi di ghiaccio che sembrano abbracciare uno a uno i suoi seguaci come quelli di un padre con i figli. Non c`è dubbio che la Volpe Grigia sia un condottiero nato. “Vi siete battute con valore mie Volpi, non siete arretrate di fronte al terrore della notte. Anche le nostre reclute hanno fatto il loro dovere, abbattendo due di queste maledette bestie.” “AUGGH!” vi incitano le altre Volpi, un fremito di orgoglio vi scuote. “Anche se alla fine hanno abbandonato la loro postazione non c`è vergogna nella fuga davanti a sconfitta certa, un soldato deve sapere quando abbandonare una posizione ormai persa e ritirarsi – lo sguardo duro che vi lancia il Primo Capitano vi fa capire che lui non è esattamente d`accordo con questa interpretazione – Ma c`è anche l`altro lato della medaglia mie Volpi. Questa notte abbiamo perso due validi compagni e una delle nostre guide e due di noi sono stati feriti gravemente. Questi purtroppo sono i rischi della vita che ci siamo scelti. La libertà e la gloria hanno il loro prezzo. Oggi resteremo qui per riorganizzarci e recuperare le forze. Si parte domani all`alba. Mellira ti lascio la parola…” La Sacerdotessa guida una preghiera a Maliat per le anime dei defunti e per la rapida guarigione dei feriti, poi la compagnia torna ad occuparsi dei feriti e dei danni all`accampamento, ancora disseminato dei cadaveri dei leoni uccisi. Il morale non è certo dei più alti.
 
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zebi zebi
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Era tutto finito. Ce l'avevano fatta. Erano salvi.
Non era mai stato così contento di vedere quello stronzo del primo capitano come quella notte. E quella spada.immensa...era bastato vedere quella per sapere che erano salvi.
Era tutto finito.
Ma non era finito un cazzo. Perché qualcuno aveva cercato diucciderli. Qualcuno che era ancora tra loro e ci avrebbe riprovato.
Ma quel qualcuno aveva giocato male le sue carte, era stato avventato o forse solo sfortunato...
Si perché i Fortebraccio erano ancora vivi ed integri e, in più, ora avevano due alleati...stretti in un patto di sangue.
Vanni ed Erika. Entrambi vittime come i tre fratelli di un nemico ora comune. Entrambi lasciati a morire nell'oscurità, sbranati dalle fiere. E Vanni...beh Vanni aveva un fratello da vendicare... avrebbe fatto qualsiasi cosa...e questo lasciava aperte molte opportunità...
I tre Forte braccio erano sopravvissuti alle insidie del loro nemico ed ora, erano più forti.

Il colpevole? Derrik. Chi altrimenti?
E Dima? La sua posizione era sempre più sospetta...sparito per tutta la battaglia e riapparso con quella ridicola scusa...'dormivo'...anche un sordo si sarebbe svegliato! Mentiva. Ma perché avrebbe dovuto aiutare Derrik? Forse per soldi?
Mille interrogativi affollano la mente del giovane Cristo...mille interrogativi e una scalpitante voglia di vendetta.

'Fratelli ce l'abbiamo fatta. Siamo sopravvisduti alla notte.'
Un profondo respiro di sollievo...
' Ma qualcuno sta cercando di ucciderci...e credo che sappiamo tutti di chi si tratta. Ora dobbiamo solo capire se ha agito da solo o con l'aiuto di qualcuno. Dobbiamo stare attenti, guardandoci le spalle a vicenda e dobbiamo fargliela pagare' pronunciate queste parole, istintivamente Cristo conficca il pugnale nella pagnotta che si stanno dividendo. Poi estraendo delicatamente la lama dal cibo continua 'ma dobbiamo anche essere molto prudenti perché, a parte un fuoco spento, non abbiamo prove...niente azioni avventate Blerin...o sarà Django a fare quello che i leoni non sono riusciti a fare'.

I fratelli stanno per ribattere quando Erika si avvicina. Il volto ancora teso per la notte...come darle torto...interviene brusca.
'Allora che si fa...che cazzo è successo ieri notte? Hanno cercato di ammazzarci e non è stato un leone...me ne sono accorta solo io? C'è un infame tra le volpi...voi avete visto chi ha spento in nostro fuoco - nessuna risposta, nessuno di noi l'ha visto e anche ad inventarselo sarebbe la nostra parola conto quella di Derrik-... voi avete spaccato la testa a quel tipo...lo sanno tutti...non è che è stato lui?'.
'Certo che è stato quella merda! Ma gliela faremo pagare...' interviene Blerin con veemenza.
'Bastardo...ha cercato di farci sbranare...ma in un esercito non funziona così...non se lo si può evitare...dobbiamo riferire tutto al nostro superiore...dobbiamo riferire tutto al primo capitano...chiedere giustizia per noi e per Erio'.
Ciò detto senza lasciarci il tempo di ribattere si alza e a passo svelto si allontana dai tre fortebraccio...
'Erika aspetta!' le parole di Kim si perdono nel frastuono del campo.

Cristo si alza e la insegue...non deve permetterglielo... poi avranno le mani legate...
La raggiuge e la tira per la spalla.
'Erika aspetta un attimo'.
Lei si volta di scatto.
'Erika aspetta un attimo...se denuniamo tutto al primo capitano, ammesso che non ci prenda a pedate, poi avremo le mani legate...non potremo più fare niente per difenderci che saremmo additati come colpevoli...pensaci'
È un rischio dirle queste cose...è un rischio paventarle la possibilità di farsi giustizia da se con Derrik, ma è un rischio necessario...quello stronzo a cercato di ucciderli e gli alleati sono preziosi... ed è un rischio in parte calcolato, è stata Erika un attimo fa a lasciare la porta aperta alla vendetta pur volendola evitare...
'E poi c'è la posizione di Dima...troppo sospetta sparire e riapparire a scontro finito. Spero si fosse solo nascosto...lo spero davvero...ma di certo non è rimasto a dormire come dice...'
Erika lo ascolta con attenzione. Una ruga le increspa il viso...è combattuta sul da farsi...
'Allora?' La incalza Cristo 'che intendi fare?'
' Se ci sarà da uccidere Derrik per quello che ci ha fatto, per quello che ha fatto a Erio, non mi tirerò di certo indietro...ora...'
 
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Pietro
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“Ora… - il volto di Erika si rilassa, come se avesse trovato improvvisamente la soluzione al problema, guarda Cristo dritto negli occhi, in fondo nonostante tutta la sua sicumera è solo un ragazzino di campagna mentre lei è una donna temprata dalla vita militare – …ora non fate cazzate. Per il momento limitiamoci a tenere gli occhi bene aperti. Ci sarà tempo e modo di risolvere la questione una volta tornati a Novissima, ve lo garantisco.” Dette queste parole lancia uno sguardo ammonitore a tutti e tre i fratelli e si allontana.
 
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Francesco Montesi
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“Ci sarà tempo e modo di risolvere la questione una volta tornati a Novissima, ve lo garantisco”
Erika, dopo averci lanciato uno sguardo ammonitore, ci volta le spalle e si incammina verso il centro dell'accampamento.
Il sole lentamente guadagna il proprio posto nel cielo. La notte è passata, uno sguardo a Cristo, uno a Kim siamo spossati, ancora vivi; ma penso che lo sappiamo tutti e tre: solo fortuna.
Tutto l'accampamento si ridesta, ricomponendosi dopo l'attacco notturno.
Faccio due passi avvicinandomi a Kim, poche le parole che gli sussurro
“Una tranquilla missione nelle Terre Arse, eh? Sei ancora convinto che siamo tutti fratelli qui dentro?”
Non ha tempo di ribattere niente, una voce ci richiama ai nostri compiti.
“Avanti reclute, rimettete a posto ciò che rimane della vostra postazione!”
Tutti e tre, in silenzio, ci dirigiamo verso il confine dell'accampamento, dove si trova la nostra tenda. Continuiamo a fissare il bosco che circonda la radura, attenti ad ogni rumore e fruscio, tesi come un tirante.
Il sangue mi ribolle nelle vene: verità e vendetta, chi ha tentato di ucciderci, chi voleva morte le reclute, e i Fortebraccio?
Più della verità è, però, la vendetta.
Ci avviciniamo alla nostra tenda.
Kim si china sui picchetti e comincia a staccarli da terra, Cristo raccoglie le nostre cose dall'interno.
Vanni si arrabatta, il suo sguardo però è perso davanti a lui: movimenti meccanici e bocca cucita.
C'è anche Dima che trotterella intorno alla tenda raccogliendo le sue cose.
Più lo osservo più il mio sangue ribolle.
Tutte le volpi sono occupate, nessuno osserva noi reclute al limitare dell'accampamento.
Vaffanculo, non aspetto Novissima.
Faccio alcuni passi e mi avvicino a Dima, è chinato a terra sta arrotolando una fune, non mi sente arrivare.
Gli poso una mano sulla spalla, si volta di scatto e mi guarda.
Gli piazzo uno dei miei migliori sorrisi
“Ehi amico, accompagnami, dobbiamo raccattare un po' di legna per i prossimi giorni”
Mi fissa, in silenzio.
“Una belva ti ha mangiato la lingua? Giusto tu dormivi!”
Prorompo in una risata.
Dima si alza, vedo che si guarda in giro, sta cercando i suoi pugnali. Sono distanti.
“Non hai bisogno dell'attrezzatura, hai sentito cosa hanno detto le Volpi? Quelle bestie non riattaccheranno per un po', e poi non dobbiamo mica prenderla in mezzo al bosco la legna!”
Dima si alza. A una quindicina di metri dal limitare del nostro accampamento si trova un piccolo agglomerato di arbusti: una macchia di sterpaglie che rompono l'ambiente monotono e piatto delle Terre Arse; il luogo dove la sera prima era stata raccolta un po' della legna necessaria. Riluttante, ci dirigiamo verso gli arbusti.
Nessuna delle altre reclute sembra accorgersi dei nostri movimenti.
Metro dopo metro, il passo di Dima è sempre più lento, si guarda intorno.
Siamo a tre metri dalla macchia di sterpaglie; ancora alcuni passi; ora siamo nel luogo dove gli arbusti sono più fitti e un poco più alti, coprono quasi completamente la visuale dall'accampamento.
Dima si china a raccogliere un legno, gli rifilo una spinta, cade.
“Avanti coglione, ora facciamo due chiacchiere”
Cerca di divincolarsi e di tornare velocemente verso l'accampamento.
Lo afferro per i capelli, ricade a terra, gli sono sopra; non ho con me armi ma l'attrezzatura più cara: i miei muscoli.
“Allora dormivi ieri sera, eh?”
Gli mollo un cazzotto al fianco, diventa paonazzo e perde per alcuni secondi il respiro.
“Mentre noi ci facevamo massacrare tu stavi beato a sognare? Mentre quelle bestie del cazzo divoravano Erio tu ti crogiolavi nel tuo giaciglio, merda? Dimmi la verità, sei un tipo sveglio non ci credo che non hai sentito niente?”
Riprende fiato, mi guarda.
“Che cosa vuoi da me? Sei un pazzo? Io dormivo, te l'ho detto, lasciami andare!”
Alza sempre più la voce, per farsi sentire a distanza.
Gli assesto un pugno sul viso. Il mio sangue è sempre più caldo, la mia mente sempre meno lucida.
“Parla piano, bastardo! Magari ci sentono, ma nel tempo che impiegano a raggiungerci io ti ho già fracassato quella gran testa di cazzo che ti ritrovi!”
 
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Pietro
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“Va bene va bene! Ma calmati brutto pazzo! – Farfuglia Dima sputando una copiosa boccata di sangue e saliva dalla bocca tumefatta – È vero non dormivo ero solo paralizzato dal terrore… mi sono anche cagato addosso! Contento adesso!? O per caso credevi fossi un eroe!?” La voce del ragazzo è rotta dalla rabbia e dalla frustrazione. Un ghigno soddisfatto attraversa il volto di Blerin, piegare questa fighetta di città è stato più facile del previsto. Ora la strada è in discesa: “Molto bene vedo che inizi a ragionare…” Uno schiaffone a mano aperta cala con violenza sul volto di Dima facendogli sputare un dente che evidentemente si era già traumatizzato con il primo pugno: “Ma che cazzo fai stronzo! Mi vuoi ammazz…” “Stai zitto merda o ti faccio male veramente! – Il Mulo lo interrompe minaccioso ringhiandogli a un palmo dalla faccia – E ora che hai sciolto la lingua dimmi tutto quello che hai visto ieri notte. È stato quel fottuto bastardo di Derrik a gettare una secchiata d`acqua sul nostro fuoco, vero? Se scopro che l`hai aiutato ti taglio le palle e le do in pasto ai cani…” Dima ormai non oppone più nemmeno resistenza alla schiacciante superiorità fisica di Blerin e sembra sull`orlo di una crisi di pianto: “No no ma che dici! Che motivo avrei avuto di aiutarlo! Va bene che siamo amici ma io non ho niente contro di voi…” Il Mulo carica il destro all`indietro e minaccia un altro dei sui temibili pugni, Dima cerca disperatamente di coprirsi il volto con le braccia: “Fermo fermo! Sì mi è sembrato di vederlo quando mi sono affacciato alla tenda ma era buio, non posso essere sicuro che fosse lui! E poi se scopre che te l`ho detto quello mi ammazza per davvero!” Il maggiore dei Fortebraccio abbassa il braccio e rilassa i muscoli, ora sa tutto quello che voleva sapere. Sta per alzarsi quando una voce profonda dietro di lui lo fa sobbalzare: “Avete interrotto la mia meditazione. Vi state comportando come bestie, non come soldati”. Blerin balza in piedi e si volta di scatto, abbandonando Dima a terra. A pochi passi da lui si para Thromund Runadoro, il Terzo Capitano delle Volpi Grigie. L`enigmatico Nano fissa il Mulo dal basso verso l`alto con espressione rigida e inespressiva, i suoi occhi verde smeraldo come due pozzi dalle profondità misteriose e insondabili. “Capitano…le posso spiegare…” riesce a balbettare Blerin prima di essere interrotto dalla voce fredda e monocorde di Thromund: “Non mi devi alcuna spiegazione recluta. I motivi per i quali vi stiate azzuffando come due ratti nella polvere non sono minimamente di mio interesse. Ora andatevene in silenzio.” Con queste parole il Capitano rientra nella macchia di arbusti dalla quale è probabilmente uscito poco fa e scompare alla vista. Blerin rimane per un momento impalato, ancora sorpreso dall`incontro inaspettato. Da dietro le fronde si inizia a sentire una bassa e monotona cantilena in una lingua sconosciuta. Per quando il Mulo rientra in sé Dima se l`è già data a gambe e, con il passo un po’ incerto di chi è rintronato dalle botte prese, ha già quasi raggiunto l`accampamento.
 
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