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RPG Sandbox» Forums » Play By Forum

Subject: Le Nuove Terre IC rss

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Giacomo Mariani
Germany
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Kim osserva il fratello cascare a terra colpito da Cane Pazzo ed inizia a capire cosa è successo nella locanda! Mentre lui, ubriaco marcio, era a terra colpito da un boccale, Cristo ne aveva lanciato uno colpendo Cane Pazzo! Ecco come la rissa era iniziata in pochi secondi! Sulla faccia di Kim si allarga un sorriso che diventa una grassa risata quando rialzandosi Cristo dice 'mi devi una cannonata nello stomaco ahahah'

La situazione gli piace, la compagnia della volpe grigia gli piace e più in generale la nuova vita gli piace! Le parole di Blerin lo hanno messo proprio di buon umore: ha "giurato fedeltà" a quella donna, sarebbe stato molto più facile convincerlo ad arruolarsi! Chissà cosa avrebbe detto Cristo… ma di certo non sarebbe riuscito ad opporsi!

'Penso di parlare a nome di tutti ringraziandovi per quello che avete fatto per noi.' dice Kim. L'atmosfera è rilassata, ma senza le volpi grigie le avventure dei fratelli Fortebraccio sarebbero già giunte al capolinea. 'Ci piacerebbe molto sdebitarci, magari potremmo offrirvi una birra?'

'Ahahaha' Cane Pazzo, Testa Fredda e Baston ridono di gusto alla battuta. Solo Mellira nella stanza rimane impassibile. A Kim sembra di vedere le sue labbra curvarsi appena accennando ad un sorriso prontamente nascosto… che il suo ruolo non le permetta di lasciarsi andare? D'altro canto non deve essere facile per una donna farsi largo fino a diventare luogotenente di una compagnia di mercenari. E se i suoi soldati si fidano di lei, deve davvero sapere il fatto suo.

'Io una birra con voi non la berrò mai più!' Dice Baston dalla barella.
'ahahaha Quando volete! Mi pare proprio che sappiate divertirvi! Ahahah' questa volta è Cane Pazzo a parlare.
'Mpf, che bel quadretto familiare che abbiamo qua. Ora, se non c'è altro, ho di meglio da fare.' la voce è quella di Mellira, che fa per andarsene, mentre i suoi uomini smettono immediatamente di ridere.

Kim vorrebbe fermarla ed arruolarsi immediatamente, ma decide che è meglio parlarne prima con i suoi fratelli, avevano deciso così prima di partire: le decisioni vanno prese tutti insieme. Ma le cose cambiano ed evolvono… i suoi fratelli saranno pronti a seguirlo? Lui si arruolerebbe anche solo e sarebbe pronto a partire seduta stante.
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Francesco Montesi
Italy
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“...quanto pare il Dio Vagabondo ha altri programmi per te… anche se non sono sicura se questa sia una cosa di cui dovresti rallegrarti o meno…”
Osservo con sguardo perplesso la donna, altera e potente, che ha appena terminato di rivolgermi queste parole.
Con estrema fatica mi sollevo dal pavimento sul quale mi ero appena inginocchiato; il mio corpo è ancora tutto indolenzito, ogni singola giuntura scricchiola ad ogni minimo movimento. Con la fronte imperlata di sudore mi muovo verso il giaciglio che aveva ospitato la mia notte tormentata.
Giuntoci, mi accascio, tiro un sospiro di sollievo e ansimando cerco di riprendere forza.
La tenda – luogo del mio viaggio di andata e ritorno – inizia a riempirsi di persone, altre Volpi Grigie.
Mellira, questo il nome della donna, mi indica un uomo stempiato in piedi al fianco di Cristo: Testa Fredda, è lui che devo ringraziare per essere uscito incolume – si fa per dire – dal Dado d'Osso. Gli rivolgo un ampio sorriso e un cenno con la testa.
Lentamente sto riacquistando le forze. Intanto l'ambiente intorno a me si anima. Ancora un po' stordito e affaticato vedo che una montagna con un occhio coperto da una benda scambia qualche parola con Cristo prima di colpirlo con un pugno nel ventre.
Scatto dal letto – ah! la mia schiena – in direzione della scena:
“Ehi lascia stare mio fratello”
Al gesto del mercenario, però, si accompagna una risata che contagia tutti i presenti.
Cane Pazzo, un'altra Volpe Grigia.
Mi faccio contagiare dalle risate, risiedendomi sul giaciglio. Osservo.
I miei due fratelli scherzano e chiacchierano con i mercenari presenti nella tenda; Kim è radioso, felice, ha un sorriso stampato sul volto e sembra sereno. Anche Cristo scherza e chiacchiera, ma la sua espressione malcela pensieri e mi lancia occhiate un po' interdette.
Da quando abbiamo lasciato BuonaTerra per la prima volta mi sento sicuro, vedo i miei fratelli più spensierati; anche se non so che accadrà, finalmente posso tirare un sospiro si sollievo.
Le chiacchiere all'interno della tenda continuano.
Nella mia mente continuano a vorticare le parole di Mellira.
A quanto pare il Dio Vagabondo ha altri programmi per te. Maliat, il dio vagabondo.
La donna si avvicenda dai suoi compagni che continuano a far rumore, raccontandosi e vantandosi di gesta capitate durante le loro numerose spedizioni.
Seguo Mellira con lo sguardo, percorre tutta la tenda passando a fianco dei letti e arrivata all'ingresso scosta il lembo di stoffa ed esce.
Dal Dado d'Osso non ho visto altro che questa tenda, e non ho avuto altro pensiero che riabbracciare Cristo e Kim. Ora però sono con me, il mio pensiero si posa su altro.
Nel trambusto delle conversazioni, mi faccio forza e mi rimetto in piedi. Faccio alcuni passi seguendo Mellira ed esco, anche io, dalla tenda.
Mi ritrovo in uno spiazzo nel quale sono presenti numerose tende, tra le quali quella che ha ospitato il mio riposo. L'accampamento delle Volpi Grigie.
Lo spiazzo è delimitato da un ampio ingresso e da un edificio di mattoni – un tempio probabilmente –, davanti all'ingresso dell'edificio una statua.
Mi attira, claudicando mi avvicino alla scultura.
La riconosco, una statua di legno dipinto di un giovane sorridente vestito di abiti sgargianti con una bussola in mano.
Il freddo della notte di Novissima mi attraversa il corpo, sono solo a contemplare la statua, Maliat.
Nella mia testa si rincorrono le parole di Mellira, a quanto pare il Dio Vagabondo ha altri programmi per te. Fisso il legno dipinto dei Suoi vestiti sgargianti, la bussola che tiene nelle mani, l'ago della bussola. Si muove? È fermo?
Maliat, veramente hai qualche piano per me?
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Pietro
Italy
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“Se fosse stato un altro Dio a concederti la grazia ora dovresti inginocchiarti e baciare i piedi della sua statua o donare tutti i tuoi averi al suo Tempio o magari digiunare per 7 giorni, ma non è così che puoi ripagare il favore dell’Ultimo Figlio – è la voce calma dell’Alto Sacerdote che parla a Blerin, gli si è avvicinato silenziosamente e ora è in piedi al suo fianco, il volto stanco e rugoso, le mani incrociate dietro la schiena ancora ben dritta nonostante l’età, guarda in altro verso la testa della statua – Non sono carità, pietà o giustizia che portano gloria a Maliat ma ambizione, coraggio e intraprendenza. Se ti ha ritenuto meritevole di vivere ancora un altro giorno deve aver visto queste qualità in te. Non ti dimenticare però che l’umore del Dio Vagabondo cambia così come le nuvole scorrono nel cielo e che Egli giudica la pazienza tra i peccati più abietti.” Il vecchio ora fissa il Mulo, ben più alto e massiccio di lui, dritto negli occhi, lo sguardo è così acuto e profondo da far sobbalzare il ragazzo. L’età avanzata, la voce posata e i paramenti sacrali hanno subito richiamato alla mente il vecchio Arius ma basta un istante per rendersi conto che quest’uomo non ha nulla a che vedere con quello che Blerin ha sempre ritenuto un ingenuo sacerdote di campagna. I suoi occhi sono pozzi neri nei quali si riflettono come stelle i lunghi anni di una vita vissuta sempre sul filo di lama, e, sul fondo, si intravede anche qualcos’altro, qualcosa di più antico e potente, come un fuoco che arde inesauribile dai mille colori cangianti. “Se avevi ancora la speranza di condurre una vita ordinaria e di morire nel tuo letto ti consiglio di abbandonarla, non è questo il destino che attende chi viene toccato da Maliat” con queste parole il vecchio si avvia verso l’interno del tempio e chiude dietro di sé la pesante porta di legno che lo separa dal cortile. Il Mulo rimane solo nella notte. Solo ora si accorge che le sue mani stanno tremando.
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Pietro
Italy
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“Ormai si è fatta notte e immagino che abbiate fame e siate stanchi – Testa Fredda si rivolge a Cristo e Kim dopo che Mellira e Blerin sono usciti dalla tenda dell’infermeria – Recuperiamo vostro fratello e le vostre cose e vediamo se vi riesco a trovare qualcosa da mangiare e un posto dove dormire…”

“Ora le Volpi Grigie sono diventate un ricovero per contadinelle sperdute? – una voce sprezzante lo interrompe. Un uomo è in piedi sull’ingresso della tenda e, nonostante la fioca luce delle lampade, lo riconoscete come la terza Volpe Grigia oltre a Cane Pazzo e Baston ad aver partecipato alla rissa con i Nani. L’unico dei tre ad esserne uscito illeso. Sembra non avere più di 25 anni, è alto e asciutto, ha il volto rasato e porta i lunghi capelli castano chiaro in una coda di cavallo. Impugna una spada sguainata, non potete non riconoscerla, è quella di vostro padre – Non vedo proprio il perché di tutta questa accoglienza per questi idioti che hanno rischiato di farci ammazzare da quei Nani bastardi o finire nelle segrete della Fortezza Nova! Non mi sono arruolato nella compagnia di ventura più famosa della città per farmi pisciare in testa da quattro mocciosi che puzzano ancora di latte di vacca!”

Cane Pazzo scoppia in una fragorosa risata, seguito da Baston dalla sua barella, che però subito si interrompe con un gemito e si massaggia il costato dolorante, Testa Fredda, al contrario, sembra irritato dal tono arrogante del nuovo arrivato. “Ben detto ragazzo! – grida Cane Pazzo soddisfatto e divertito – Noi vecchi ormai ne abbiamo viste tante e siamo diventati troppo buoni ma una giovane Volpe come te è giusto che si faccia rispettare! E dì un po’ come pensi di fare per farla pagare a questi stronzetti?”

“Direi che questa bella spadina che si portano appresso per loro è decisamente sprecata – risponde il ragazzo raccogliendo al balzo la provocazione e fissando dritto negli occhi Cristo e Kim con aria di sfida – Ma se ci tengono proprio a riprendersela li aspetto domattina nel campo di allenamento dietro il Tempio. Se uno di loro sarà in grado di battermi nella lotta se la potranno riprendere, altrimenti mi assumerò personalmente il piacere di cacciarli fuori di qui a calci nel culo.”

“AUGH!” gridano all’unisono Cane Pazzo e Baston subito eccitati dall’idea di un po’ di violenza gratuita. Senza neanche aspettare la risposta dei due Fortebraccio, Cane Pazzo si avvia verso l’uscita della tenda: “Forza ragazzo andiamo subito a spargere la notizia! Nessuno si deve perdere lo spettacolo!” Con queste parole cinge un braccio intorno alle spalle del suo commilitone, che non manca di lanciare un ultimo sorriso beffardo in direzione di Cristo e Kim, e si allontana nella notte.

Testa Fredda scuote la testa sconsolato: “Almeno noi veterani dovremmo provare a dare il buon esempio…” Così dicendo vi fa segno di seguirlo. Uscite dalla tenda e recuperate Blerin che sembra come incantato a fissare la statua di Maliat che sorge di fronte alla porta del Tempio, ora chiusa per la notte da un pesante portone di legno. Vi dirigete verso la zona dove, al vostro arrivo, avete visto che veniva distribuita una zuppa da un grande pentolone. Il cuoco è ora intento a sbaraccare e ci vogliono non poche insistenza e lusinghe da parte di Testa Fredda perché si decida a raschiarvi tre ciotole di zuppa fredda dal fondo della pentola e a darvi tre fette di pane nero. Forse non sarà una cena degna della trippa del Dado d’Osso ma con la fame che avete vi sembra deliziosa. Mangiate seduti a terra mentre la vostra guida va a recuperare la vostra sacca che si è portato via dal Dado d’Osso. Al suo ritorno vi fa strada verso una baracca di legno lunga e bassa che sorge addossata al muro meridionale del Tempio. Ancora prima di varcare la soglia l’odore vi riporta subito a Buonaterra: è la stalla. Alla luce della luna che filtra tra le assi intravedete diversi cavalli e almeno una mucca e, in un angolo, delle persone addormentate.

“Vi consiglio di mettervi a dormire ora, domattina avete un appuntamento importante.” Con queste parole Testa Fredda vi saluta ed esce.
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zebi zebi
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IL DUELLO

La zuppa raschiata dal fondo del barile fa schifo, ma i suoi fratelli la trangugiano affamati...in particolare Blerin sembra un pozzo senza fine...Cristo gli cede parte della sua....non ha fame...non ha sete...ha un solo pensiero...questa storia non deve finire così...quello stronzo non si prenderà la loro spada...quello stronzo in un modo o nell’altro la pagherà...
Quello stronzo era uscito illeso dalla rissa, avrebbe capito Cane Pazzo o Baston, ma lui non aveva nulla da recriminare.
Raccontano tutto a Blerin che come previsto ribolle di rabbia 'dannato ladro! Gli strapperò la spada dalle braccia spezzate domattina!'
Se Maliat cercava avventatezza e imprudenza con Blerin aveva di certo visto il giusto...
'Ci penserò io! Davanti a una sfida non mi sono mai tirato indietro. Se ne pentirà!' si alza di slancio preso dall'impeto... Ansima e si riaccascia impotente su un fianco....
Blerin non si è ripreso...
È 'risorto' ma ancora privo di energie. Un sacco vuoto.
Non ha speranze.
Già sarebbe uno scontro difficile se fosse nel pieno delle sue forze, ma così com’è messo non durerebbe un secondo...si farebbe massacrare e noi perderemo quel poco che abbiamo...
Non è l'aspetto affettivo che tormenta Cristo, ma una spada di quella fattura vale un sacco di soldi...o almeno un sacco di soldi per dei morti di fame come loro...hanno poco e niente e quel poco che hanno non lo possono perdere…
Anche Kim è furente...brucia di rabbia mista a sconforto e rassegnazione..., ma per lui è diverso. Non riesce a capacitarsi che stiamo per perdere un lascito di nostro padre...avrebbe preferito perdere 1000 pezzi d'oro...
'la spada di nostro padre...è ciò che ci ha lasciato...è ciò con cui ha difeso le terre degli uomini nuovi dagli Izmiri...non possiamo lasciare che ce la portino via...ma che facciamo? Quel bastardo è uscito addirittura illeso dalla lotta con i nani! Non abbiamo speranze…' conclude amaro.
'Sono io che vi ho messo in questo casino e sono io che risolverò tutto' interviene Blerin... La fronte madida di sudore...' penso a tutto io, riprenderò la nostra spada' aggiunge come a darsi forza.
Non ha speranze.
Cristo fissa il fratello, ne pesa la condizione...non ce la può fare.
'Blerin...guardati non ti reggi neanche in piedi...il viaggio fino alle Sorgenti Gialle e il ritorno...non è una passeggiata nel prato dietro casa...devi riposare'
Blerin obbietta con veemenza 'vi ho detto che ce la faccio!'
Ma Cristo gli si fa sotto e con una leggera spinta lo ributta a terra sulla paglia.
Crolla senza resistenza.
'Visto...non di reggi in piedi! Cosa pensi di poter fare domani?'
Anche Kim è d'accordo...'Blerin ti faresti solo ammazzare...ma la spada di nostro padre...?' È tormentato...il pensiero lo logora...
Cala il silenzio tra i fratelli, un senso di impotenza si diffonde tra loro...contadinelli spauriti alla merce di chiunque...
Bentornati alla realtà cari Fortebraccio...

Il silenzio assordante viene interrotto da un 'lo affronto io'.
I fratelli si chinano verso Cristo e all'unisono 'TU?'.
'E come pensi di batterlo?' aggiunge Blerin frustrato dalla sua temporanea impotenza fisica...
'Conoscete la storia di Zenith e Bastos?' replica Cristo imperturbabile.
'No. Perchè?' rispondono stupiti i suoi fratelli.
'Beh domani ve la racconterò' e così dicendo, senza dargli possibilità di replicare il più giovane dei fratelli si alza e,capo chino esce dalla stalla.

L'ha fatto. Non riesce quasi a crederci...le viscere gli si contraggono strette dalla ansia.
Gira l'angolo e si appoggia un attimo ad un muretto. Fa un respiro profondo.
Dai, si dice, alla peggio ne esci con un osso rotto e perdi la spada...deglutisce lentamente...la gola è improvvisamente secca.
Ma doveva farlo lui...Blerin non era in grado, avrebbe perso sfida e spada....e Kim....
il 'vecchio' Kim si sarebbe rannicchiato a piangere.....il 'nuovo' forse avrebbe provato a combattere, ma avrebbe perso la sfida.
Se qualcuno è più forte di te è inutile affrontarlo... magari sarà eroico, e quelle stronzate li...ma resta inutile.
Non c’è onore nella sconfitta.
Se qualcuno ti è superiore l'unico modo per sperare di riuscire a vincere è le regole del gioco!
Cristo non poteva battere quel combattente nella lotta, non aveva speranze...ma Cristo non aveva alcuna intenzione di lottare...

L'aria è fresca e la luna è ancora alta in cielo. Le fiaccole sparse quà e là rendono visibili i contorni delle tende al cui interno si riescono a scorgere ombre che si muovono.
Cristo cammina a testa bassa, chiuso nei suoi pensieri...il cuore gonfio di paura...le gambe che gli tremano...
Sa quello che deve fare...gli servirà la mano ferma, il sangue freddo e una buona dose di fortuna...e forse neppure sarà sufficiente...continua a passeggiare a capo chino.
Si ritrova sotto la statua del dio vagabondo...alza gli occhi.
'Maliat, protettore degli avventati e degli intrepidi...getta un occhio su di me domani...so che ti sei già occupato di mio fratello, e che forse è chiederti troppo, ma getta un occhio su di me domani...quello che sto per fare è una vera pazzia...'
Cristo è perso nei suoi pensieri, ma evidentemente qualche parola sfugge alla sua bocca...
'Ancora in piedi ragazzo?' E’ il vecchio sacerdote che ha salvato Blerin.
'Si, non riesco a dormire...stavo parlando da solo'
'Quando si parla davanti a un dio non si parla mai da soli...buona passeggiata ragazzo e...buona fortuna per domani, ne avrai bisogno…'
Cristo ricambia il saluto del vecchio e riprende a passeggiare quando con il piede urta qualcosa...il volto gli si illumina, era quello che cercava ed erano addirittura due…
Sarà sicuramente un caso, ma istintivamente alza lo sguardo verso la statua e sussurra sorridendo 'grazie Maliat, devi provare qualche simpatia per noi Fortebraccio…'.

La notte scorre lenta. Cristo non dorme. Cristo ha paura.
Conta le travi sul soffitto, le bestie nella stalla, ma non riesce a prendere sonno. Cristo ha paura.
Si alza nuovamente, riesce con una coperta logora sulle spalle. Si dirige al campo di allenamento.
Ora è deserto. Come previsto.
Un grande cerchio di sabbia delimitato da una staccionata di legno con gli anelli per legare i cavalli. Ecco l'altra cosa che cercava!
Ha due entrate una di fronte all'altra. Cristo ne misura a passi il diametro, si immagina la scena di domani quando tutte le Volpi Grigie saranno ai bordi del ring per godersi il suo massacro...sorride amaro continuando a passeggiare.
Se mi carica da li ci mette tre secondi a raggiungermi...se invece ci disponiamo così ce ne mette solo due...
Scosta un mucchietto di sabbia e ci sotterra qualcosa....si sposta traccia una riga sul terreno, segna le distanze.
Fa sette passi e sotterra un altra cosa, poi ancora cinque e via con un altra buca...più grande delle altre.
Speriamo tutto questo funzioni...altrimenti...altrimenti farà molto male...
Un fruscio.
Cristo si gira di scatto. Due occhi metallici scintillano. Strabuzza gli occhi per vedere meglio e niente.
Sarà un gatto o…una Volpe...
Torna nella stalla,i suoi fratelli dormono vicini. Lui si rannicchia in un angolo alla ricerca di un po’ di sonno.
Domani sarà una lunga giornata.

Il gallo canta e annuncia l'Aurora.
Gli uomini attorno ai tre fratelli iniziano a stiracchiarsi e ad alzarsi.
Testa Fredda sbuca dalla porta della stalla 'venite a prendere qualcosa da mangiare, vi servono energie... gli uomini sono tutti al campo in attesa dello spettacolo' fa per andarsene, ma invece si arresta ' e chiunque di voi combatterà stia attento... il vostro avversario non sarà con noi da tanto, ma sa davvero il fatto suo'.
Di bene in meglio...
I fratelli lo guardano 'ma sei sicuro?'
'Certo' risponde sprezzante Cristo....'Certo un cazzo' avrebbe voluto rispondere.
Mangiano qualcosa, Cristo non tocca cibo...
Si dirigono verso il ring. Gli sguardi sono tutti per loro...
Passano tra le tende, girano dietro il tempio e raggiungono il ring...
Lui è già lì, il loro avversario senza nome, il ladro...
Li guarda con sfida, brandisce la spada di nostro padre. La fa roteare sopra la testa e poi la pianta nella sabbia 'IL PREMIOOO!' urla di gusto.
‘ve ne do atto contadinelle, pensavo che non vi sareste nemmeno presentate ahahah’
Cristo ha paura...ora che vede chi ha di fronte ha paura...
Ma se vuole avere una speranza deve vincerla è restare lucido...la mente più che la pancia...
I fratelli si guardano intorno alla ricerca di chissà cosa...ci sono tutte le Volpi Grige...solo Django non riescono a vedere.
Lo stronzo continua ad insultarli sprezzante... È distratto e sicuro di vincere. E questo è un bene.
Una voce chiede 'chi di voi lo affronta ragazzi?'
Dalla bocca di Cristo esce un suono informe. Fa un passo avanti.
'Tu?' anche la volpe è stupita...non è certo il più grosso dei fratelli...
Cristo sta per entrare sul ring quando si avvicina a Kim, gli passa una mano dietro il collo, lo tira a se e gli sussurra ' Kim ascoltami bene...se le cose per me dovessero mettersi male entra in campo e cerca sotto la maglia che lascerò cadere, poi capirai da te cosa fare...sei la mia ancora di salvezza fratello!'
Detto questo Cristo entra nel cerchio. Lasciando Kim interdetto ' che cosa sarei io? Che vuoi dire?' borbotta.

Il suo avversario è a petto nudo, così anche Cristo si spoglia e getta la blusa in un angolo. Si gira verso Kim e gli fa l'occhiolino.
Poi il segnale d’inizio di Cane Pazzo, l'animatore dell'incontro, ‘ forza si inizia, lotta libera, tutto ammesso’.
I due si studiano. Cristo impaurito vuole evitare la presa e la Volpe Grigia non ha fretta, lo spettacolo deve durare, il gatto vuole giocare con il topo.
Lui è più grosso, più forte, più esperto... Cristo deve evitare la presa da cui difficilmente si riuscirebbe a liberare. La Volpe attacca, ma Cristo riesce a sgattaiolare via, una, due, tre volte, e con una capriola raggiunge la prima buca...
'Sei proprio una femminuccia! Vieni qui!'lo apostrofa il suo avversario.
Poi accade tutto in una rapida sequenza.
La mano rovista nella sabbia e ritrova ciò che vi aveva nascosto la notte prima quando si era preparato il terreno di battaglia...
La Volpe carica e Cristo questa volta non si sposta. Aspetta. Immobile.
Non ancora...più vicino...ancora un po...
Il cuore accelera i battiti spaventato, ma la mano rimane ferma. È cosi che gli serve.
Non ancora.
La Volpe è sempre più vicina.
Ora!
Quando la volpe è a pochi metri, Cristo si muove, carica il tiro e lancia.
Dalla sua mano parte come una saetta una pietra piatta e circolare dai bordi taglienti, grazie Maliat, sembra intagliata, non mi potevi 'regalare' pietre migliori.
Il colpo è potente, il tiro è preciso, la distanza e ravvicinata. La Volpe corre incontro alla sua sconfitta. O almeno così spera Cristo.
L'impatto è violento, il sangue schizza la sabbia e inizia ad uscire copioso dalla fronte. La Volpe urla accecata portandosi le mani al viso.
Crolla a terra.
Ora è Cristo a schernirlo 'e tu saresti una Volpe Grigia? Più che una Volpe mi sembri un gattino ahahah'
Ride Cristo, ride per mascherare la paura.
Fa che non si rialzi...
Si sposta verso la seconda buca e scava. Estrae il secondo 'dono' di Maliat una pietra gemella alla prima. Erano una sopra l’altra ai piedi della statua.
Passano pochi secondi che a Cristo sembrano un'eternità...cala il silenzio...si alza un brusio...ce l'ha fatta?

'BASTARDO!!! ORA TI AMMAZZO'
Cazzo…
La Volpe è una maschera di sangue, ma si rialza.
Un grande ematoma gli deforma la fronte. Ha un profondo taglio da cui escono fiotti di sangue che gli coprono la vista.
È una bestia ferita ed accecata.
È una bestia ferita accecata, ma furente...continua a ripetere 'ora ti ammazzo mocciosetto'
Lo carica di nuovo mulinando le braccia alla ceca.
Cristo prende di nuovo la mira e lancia...'ti fracasso il cranio pezzo di merda...voglio vedere il tuo minuscolo cervello spargersi sulla sabbia' pensa feroce.
Il colpo è secco, il colpo è veloce, il colpo è mortale.
Il sasso lambisce l'orecchio della volpe e finisce chissà dove...
La Volpe Grigia è ancora in piedi.
Cristo è fottuto.
Dannata mira del cazzo. Un colpo così facile…
Vorrebbe sgattaiolare alla sua terza buca, ma ha perso un attimo per vedere se il suo secondo tiro ha fatto centro… l'attimo di indecisione gli è fatale.
La Volpe gli è addosso.
Lo butta a terra.
Non lo colpisce neanche, ma gli passa rapido le mani attorno al collo.
Non vuole più lottare. Lo vuole uccidere.
'Ora ti ammazzo stronzetto e poi ti faccio a pezzi con la spada di tuo padre'.
Gronda sangue. Gli si mette con le ginocchia sopra. Lo blocca in una presa e inizia a stringere.
Cristo è fottuto.
Cerca di togliersi le mani dal collo, di colpirgli il volto per fargli perdere la presa, di morderlo...
Niente.
La mente si annebbia...l'ossigeno inizia a mancare.
Sta per perdere i sensi...ha perso?
Una voce lo ridesta.
'Chi tocca un fratello tocca tutti i fratelli!'
Poi un colpo secco.
La Volpe lascia la presa e stramazza a terra.
Deve essere Blerin...
Cristo si appoggia sui gomiti, alza la testa e invece vede Kim.
In piedi su di lui lo sguardo spaventato ma trionfante. Brandisce un martello di legno per ferrare i cavalli.
Il martello sepolto sotto la sua maglia.
Kim ce l'aveva fatta.
Quando aveva visto il fratello sul punto di soffocare aveva trovato il coraggio. Aveva scavalcato la staccionata senza neanche sapere cosa fare. Era corso alla maglia di Cristo aveva smosso la sabbia e trovato il martello.
Poi aveva spaccato la testa a quello stronzo.

Cristo fatica a rialzarsi e Kim gli da una mano.
Solo ora si accorge che ha recuperato anche la spada del padre, gliela vorrebbe strappare per piantarla nella schiena della Volpe a terra, ma non ne ha le forze…ed è meglio così…
Si volta verso Kim e gli sussurra.
‘Stasera ti racconto la storia, ma già ti dico che Zenith se l’è cavata meglio di me…’


ZENITH E BASTOS

Si narra che al tempo della grande rivolta un gruppo di schiavi relegato nelle campagne, udite le gesta di Leos, si fosse ribellato al suo padrone.
Dopo aver fatto strage di guardie erano riusciti a sciogliersi dai cippi ai quali venivano legati per la notte.
Lasciate le segrete corsero nel grande cortile antistante l'uscita.
Ma quando già stavano anelando il profumo della libertà ecco che i primi due schiavi che aprivano la fila vennero falciati dalla mazza ferrata mulinata da Bastos.
Bastos era il più terribile dei loro guardiani, il più sadico, il più spietato, il più forte.
Due metri e trenta di muscoli e lardo. Così si narra.
La porta per la liberà era presidiata dalla più terribile delle fiere.
Altri tentarono di passare. Invano. Tutti venivano smaciullati dalla palla rotante.
Lo sconforto assalì i ribelli. Non c’erano altre uscite e presto sarebbero arrivate altre guardie e il loro sogno di libertà sarebbe finito crocifisso nei campi.
Gli uomini, ancorché armati, erano impietriti di fronte alle membra straziate dei compagni morti. Paralizzati dal terrore e dalla forza di quel mostro.
E quando la speranza era svanita...dal fondo del gruppo degli schiavi avanzò una giovane ragazza...i capelli dorati e la vita sottile.
Superò gli uomini interdetti e si piazzo davanti a Bastos.
Rise Bastos...rise di gusto dinnanzi al suo nuovo avversario.
Ma la ragazza, fiera come solo la libertà appena ‘nata’ sa esserlo, fece un profondo respiro e gli disse 'non puoi trattenerci, noi ora siamo uomini liberi'.
Il sasso schizzo via dalla sua mano...si dice sia stata La Madre a darle la forza...schizzo via dalla sua mano e fracassò il cranio del Gigante che cadde a terra esanime.
Il nome della ragazza era Zenith, qualcuno dice che morì nella grande traversata. Ma gli uomini nuovi raccontano ancora la sua storia.
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Giacomo Mariani
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La zuppa è terribile, ma la fame e la tensione quasi non gli fanno sentire il gusto. Nella testa mille pensieri: quel testa di cazzo ha preso la spada di nostro padre, non riusciremo mai ad affrontarlo, chi di noi ha la ben che minima possibilità di batterlo? La zuppa calda scende nelle budella donandogli un po' di forza e coraggio, ha la tentazione di farsi avanti, di dire che lui può battere il testa di cazzo.
Ma Blerin è più veloce, si propone, maledetto testardo. Non ha nessuna possibilità, la ferita non c'è più, ma le forze non sono ancora tornate. Si farebbe solo ammazzare, così oltre alla spada perderebbe pure la vita. Caprone maledetto! Cosa pensi di fare? Anche Cristo la pensa come lui. E poi si fa avanti.

Lo faccio io, lo faccio io. Ce la posso fare. Cerca di essere spavaldo, deve avere un qualche piano in testa, ma dagli occhi traspare la paura, l'insicurezza. Chissà cosa ha in mente di fare, ma forse può funzionare… può l'ingegno battere la forza bruta? Può l'inesperienza sconfiggere il militare esperto, veterano di mille battaglie? Kim vorrebbe dire, no, lo faccio io. Ma si fida di Cristo. Quindi gli chiede solo se sia sicuro. Lo è.

La notte passa tra gli incubi, il più terribile? La testa del fratello esposta come di trofeo dalla volpe grigia tra le ovazioni degli altri mercenari. Strappata con la stessa spada appartenuta a loro padre! Kim si sveglia, si riaddormenta. Di sicuro non è la nottata più riposante della sua vita. E Cristo non è ne suo letto. Anche lui ha paura oppure starà mettendo in atto il suo piano. Magari non avrà nemmeno bisogno di lottare? Per rincuorarsi Kim prende il disegno del volto di suo padre, lo guarda, chissà cosa penserebbe dei tre fratelli? Ti stiamo deludendo? Veglia su di noi vecchio padre!

L'ora è giunta. Kim si ritrova nei pressi del ring senza nemmeno capire come. L'atmosfera è surreale. Tutti li guardano, ci sono tutte le volpi grigie là. Cane Pazzo rivolge loro un sorriso preoccupato. Lui è dalla loro parte!

Prima di salire sul ring Cristo gli dice qualcosa, Kim non è sicuro di aver capito bene. 'Cosa sarei io? Cosa dovrei fare? Maledetto Cristo, i suoi piani coinvolgono sempre gli altri… ma sarò in grado di aiutarlo? E poi cosa dovrei fare? Speriamo che se la cavi bene da solo. La sua vita dipenderebbe da me?' un brivido lo scuote. Una sensazione ormai familiare da quando arrivati in città. Questa paura iniziava a piacerli. Ora lo sapeva. Ce l'avrebbe fatta. Sarebbe riuscito ad aiutare il fratello se necessario. Avrebbe dimostrato tutto il suo valore!

Cristo in un attimo è sul ring, non c'è tempo per chiedergli cosa voleva che Kim facesse… i due fratelli fuori dal ring trattengono il fiato, la volpe grigia è enorme e sembra determinata a massacrare il loro fratellino. Le altre volpi mandano grida, inneggiando al combattimento. Sono tutti per il loro compagno. Si era comportato da stronzo, ma evidentemente il cameratismo gli aveva fatto dimenticare questo fatto. Kim lancia un urlo di sostegno per Cristo. "Dai fratello ce la puoi fare! Non ti fare spaventare!" Anche Blerin esorta il fratellino. Un sorriso sul suo volto, fa un occhiolino a Kim. Ora sembra più determinato. Cosa avrà in mente?

La battaglia ha inizio. Al colpo di pietra in faccia la volpe grigia va giù! Kim e Blerin urlano come pazzi, la folla applaude il gesto di Cristo. Dai che ce la facciamo! Ma si rialza e si lancia all'assalto! Un altro lancio, stavolta lo manca! Kim sobbalza. È fatta, stavolta il fratello ha fatto un errore. Che gli sia fatale? La volpe lo sta strangolando. Qualcuno dalla folla gli urla di non ucciderlo, ma sono pochi! Il grido "Boma ye!" uccidilo viene pronunciato dalla maggior parte.

Kim capisce che è il momento. Il fratello ha detto di fare qualcosa con la maglia lasciata cadere sul ring. Un respiro profondo, un salto sul ring. Nemmeno pensa a cosa sta per fare. Sotto la maglia? un martello di legno usato per ferrare i cavalli. Cosa devo fare? In una frazione di secondo vede la volpe china sul suo fratello, intento a soffocarlo e capisce!
Urla:"Chi tocca un fratello tocca tutti i fratelli!" e colpisce. Forte, preciso. La testa del bastardo quasi si spacca e, come un corpo morto, stramazza a terra. Ce l'ha fatta. Urla felice ed abbraccia il fratello che cerca di rifiatare. Ce l'hanno fatta.

Ma ora? Si guarda attorno, Ogni membro della compagnia ha una espressione stupita. Nessuno di loro è riuscito a capire cosa sia successo, nessuno si aspettava l'intervento di Kim. Poi guardano la volpe immobile a terra. Non si muove.
Dal bordo del ring si sente Blerin che urla:"Urrà per i Fortebraccio!" Ma si deve subito zittire, la folla inizia a rumoreggiare e ad avvicinarsi al ring. Qualcuno inizia anche a salire sul ring. Li vogliono linciare? Blerin balza immediatamente sul ring e si mette davanti ai fratelli. Li vuole difendere con il suo corpo. Cerca di frapporsi tra i due fratelli e i soldati inferociti.
'Cazzo, è finita' pensa Kim.
Cristo ancora non si è rialzato, fa fatica a recuperare il fiato. Si aggrappa a Kim. "Aiutami a rialzarmi. Dobbiamo difenderci o la nostra vittoria sarà stata inutile. Questa volta per Zenith sarà davvero dura sopravvivere."

"FERMI TUTTI!" una voce imperiosa risuona. Le volpi grigie hanno imparata a riconoscerla e rispettarla nel corso degli anni. Devono obbedire. Immediatamente si placano, qualcuno ancora impreca e sputa in direzione dei tre fratelli. I tre invece hanno capito ben poco, Blerin si staglia ancora davanti ai due fratelli e cerca di rifilare cazzotti a quelli che gli sono vicini. "Fermate quel caprone, immobilizzatelo." Immediatamente cinque volpi lo circondano e lo bloccano.

Finalmente la folla si apre per far passare colui che ha fermato il linciaggio: si tratta di Django, la volpe grigia in persona. È furente.

"Idioti. Ancora non avete capito quanto sono inutili questi combattimenti? Nonostante li abbia vietati, voi continuate?"
Un silenzio irreale è calato sul ring dove fino a qualche momento prima regnavano il caos e le urla più disparate.
Django non dice più niente, il suo sguardo di fuoco si posa su ogni singolo mercenario. Nessuno riesce a sostenere il suo sguardo. Altroché volpi, sembrano dei cani bastonati.
"Portate via quell'idiota, portatelo al tempio. Chissà che Maliat possa fare qualcosa per lui. Per quanto riguarda voi… sembra che Maliat vi favorisca. Ho già saputo della vostra avventura alla locanda. Ed ammazzate uno dei miei uomini? Ora siete decisamente in debito con me e con questa compagnia. Non la faccio passare liscia a chi uccide uno dei miei uomini, anche se si tratta di un inutile testa di cazzo come lui. Tex, prendili in custodia, fai in modo che si lavino e poi conducili da me, sarò nella mia tenda."



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zebi zebi
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La mente è ancora annebbiata quando viene sollevato di peso da due Volpi Grigie, fatica a camminare.
Cristo annaspa cercando di riprendere fiato, tutto è confuso intorno a lui.
Vengono condotti ad una fonte, con una grande vasca di pietra colma d’acqua. Un abbeveratoio per le bestie.
«Lavatevi in fretta, il Comandante non è un tipo a cui piace aspettare…»
I fratelli si lavano, o meglio, Cristo si lava. E’ l’unico sporco di sangue.
Quando lo stronzo lo stava soffocando, il sangue, che colava copioso dalla ferita alla testa che gli aveva inferto, gli aveva imbratto il viso e i capelli.
E ora che si era seccato gli dava un aspetto sinistro, i capelli sparati in alto a ricordare due corni....

Immerge direttamente la testa nella vasca…più che per pulirsi per ridestarsi…
L’acqua è fredda e gli fa bene.
Tiene la testa sott’acqua per qualche secondo. La nebbia scompare.
Riemerge e inizia a pulirsi dal sangue, una delle Volpi che li ha scortati gli passa un liquido strano, «usa questo o ci passi tutta la mattina».
Sono abituati a scrostarsi il sangue di dosso…sono abituati a combattere…sono abituati ad uccidere…sono guerrieri.
Un brivido lo scuote e non è per la temperatura dell’acqua.
Per un attimo si pente di quello che ha fatto…forse non è stata una buona idea…forse questa volta era meglio chinare il capo…forse avrebbe dovuto chiedere ‘giustizia’ a Django…forse…
Forse un cazzo!
Quello stronzo andava sistemato. Quella era la loro spada.
E’ come con Kurt…tutto va chiarito subito…se ti fai calpestare una volta poi ti calpesteranno sempre.
Se non chiarivano tutto e subito le Volpi li avrebbero trattati come i loro servi.

Il sangue gli cola sul viso, sulle braccia, sulle mani. L’acqua della vasca diventa ramata – cazzo quanto sangue – poi torna limpida.
Cristo si finisce di pulire, gli passano uno straccio e si asciuga alla meglio i capelli.
Si rimette la blusa. Ha combattuto a petto nudo ed è pulita.
I fratelli si fissano senza dire una parola, anche Kim si è rinfrescato il viso, sguardi impauriti e spaesati.
Cosa avrebbe deciso Django? Eravamo in debito con lui e con le Volpi, così aveva detto.
Blerin è insofferente…è debole, non ci è abituato ed è insofferente…
Testa Fredda li raggiunge agitato «che cazzo hai architettato! non è così che ci si sfida nella lotta».
«Ma io e i miei fratelli non abbiamo accettato nessuna sfida…e io sono sceso nell’arena solo per riprendere la spada di nostro padre da un ladro, non per ‘giocare’ alla lotta…non ho accettato nessuna sfida» risponde Cristo lasciando Testa Fredda interdetto.
«Perché non lo racconti a Django» interviene sarcastica un'altra delle Volpi che li stava piantonando.
«E’ quello che farò» conclude Cristo a denti stretti.

Vengono condotti alla tenda di Django, la più grande dell’accampamento. Una specie di piccolo appartamento.
Una Volpe fa la guardia all’entrata «forza, il Comandante vi sta aspettando».
Entrano.

Il tessuto è pesante e scherma i raggi del sole ormai alto in cielo.
Lo stacco luce, ombra per un attimo li acceca…
Due occhi scintillano dietro quello che sembra essere un tavolo…due occhi metallici…due occhi che Cristo ha già visto…gli occhi di Django…
Quindi era lui ieri sera nascosto nella penombra! Quindi ha visto tutto!
Ha visto mentre nascondevo i sassi.
Ha visto mentre contavo le distanze.
Ha visto mentre nascondevo quel cazzo di martello…
Ha visto tutto e non ha detto niente…ha visto tutto e mi ha lasciato fare…
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Francesco Montesi
Italy
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La tinozza si riempie di sangue.
Lo sguardo della Volpe alle nostre spalle ci scruta come se fossimo delle bestie. Luogo migliore di un abbeveratoio non ci potrebbe essere in questo momento per pulire le fatiche dei Fortebraccio.
Cristo mi da le spalle mentre si deterge il corpo. La sua schiena, atletica ed esile, è ricoperta di terra e sabbia che una volta tolte rivela ferite e escoriazioni.
Sarei dovuto esserci io nell'arena con quello stronzo. Questo è stato il mio pensiero per tutta la notte, passata a maledire il mio corpo ancora spossato e debilitato dal viaggio ai fiumi gialli.
Cristo è esausto, seduto a fianco della fonte con la testa tra le mani.
Osservo i miei due fratelli e sorrido: probabilmente anche nel pieno delle forze la lotta sul ring mi avrebbe solo concesso un altro viaggietto al cospetto di Maliat.
Sono stati bravi, hanno fatto valere le loro 'armi', e hanno riconquistato la nostra spada e impresso a fuoco vivo sui volti delle Volpi Grigie il motto dei Fortebraccio.
La loro esibizione nell'arena è qualcosa che, se un giorno mai ritorneremo a Buonaterra, diventerà la leggenda più raccontata tra ragazzi e contadini, “La mattina in cui Cristo e Kim Fortebraccio spaccarono la testa al mercenario”.
Compare Testa Fredda, dopo un vivace scambio di battute con Cristo si rivolge a tutti e tre intimandoci di seguirlo da Django.
Testa Fredda apre la strada, i miei fratelli lo seguono e io, claudicando e ancora subendo i doni portatimi dalla rissa al Dado d'Osso, li seguo.
Ci fermiamo al cospetto della tenda più grande di tutto l'accampamento dei mercenari. Dall'interno della tenda sembra provenire solo oscurità.
La guardia fissa all'ingresso si rivolge a noi
“forza, il Comandante vi sta aspettando”
Un groppo mi ostruisce la gola. Pur essendo da una sola giornata a Novissima cose strane ci è capitato di vederle, ma l'autorità di Django mi è rimasta impressa.
Giunto nell'arena dove i suoi mercenari erano, con ogni probabilità, intenzionati a linciarci ha fatto calare il silenzio. Anche le Volpi più chiassose, rumorose e superbe alla sua vista hanno chinato il capo.
Avere un debito con una tale persona è ciò che qualcuno con un minimo di sale in zucca non si augurerebbe mai, e invece.
Faccio un respiro forte e seguo i miei fratelli all'interno della tenda, prima, però, cerco con lo sguardo la statua di Maliat dinanzi al tempio. La trovo: una invocazione al Dio Vagabondo, all'Ultimo Figlio .
Entriamo
Due occhi metallici luccicano dietro un tavolo, Cristo lievemente sobbalza.
Django.
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Pietro
Italy
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mbmbmbmbmb
La pesante tela della tenda si richiude dietro di voi. Ora siete soli, in piedi sull`ingresso, stanchi, feriti, intimoriti. Mai come ora da quando siete arrivati a Novissima vi sentite tre contadinelli sperduti. Kim, che più di tutti voi ha subìto il fascino delle Volpi Grigie, che più ha sperato di avere l`opportunità di arruolarsi, ora non può fare a meno di pentirsi dei propri desideri e di ripensare con nostalgia alla vecchia mucca, a vostra sorella, alla vita forse grama ma di certo più tranquilla di un contadino. L`atmosfera nella tenda è tesa e irreale, l`accampamento rumoroso e polveroso sembra a cento leghe di distanza. L`unica luce è quella del sole che filtra soffusa tra le pieghe della tela. Il pavimento è coperto da un enorme tappeto, sembrerebbe la pelle di un orso, un orso molto molto più grande di ogni orso di cui abbiate mai sentito parlare. Un lato è occupato de un baldacchino che nasconde parzialmente alla vista un grande letto coperto di cuscini. Di fronte a voi un grande tavolo di legno intarsiato ingombro di carte, di una coppa di bronzo dorato e di quello che vi sembra il teschio di un cane lucido come avorio e dietro, seduto su un trono di legno dipinto, Django. Alle sue spalle, appesa a un supporto che pende dall`alto, fa bella mostra di sé la sua magnifica spada. Difficile dimenticarne il fodero di pelle finemente intarsiata, l`elsa di argento e la splendete pietra bianco-azzurra che ne adorna il pomello. “Solo la pietra deve valere come tutta Buonaterra” non può fare a meno di pensare Cristo.

La voce di Django spezza il silenzio come una campana che risuoni nella notte: “I tre fratelli Fortebraccio – vi guarda dritto negli occhi uno alla volta, una sguardo d`acciaio difficile da sostenere – Blerin. Kim. Cristo.” Bastano già queste poche parole per farvi subito rendere conto che questo non è il Django che avete conosciuto al Palazzo delle Dogane. Non è il capitano di ventura che ha appena stretto un buon affare e che scherza con tre giovani contadini per convincerli ad arruolarsi nella sua compagnia. No, non ci saranno pacche sulle spalle questa volta. Davanti a voi c`è il sovrano che ha conquistato il trono con le sue proprie mani, il generale forte della fedeltà incrollabile del proprio esercito. E voi siete stati portati al suo cospetto per riceverne l`inappellabile giudizio.

“Ancora una volta toccati dalla fortuna – continua la Volpe Grigia senza invitarvi a sedervi o ad avvicinarvi. In piedi sulla porta, questa è la giusta posizione per gli imputati e i questuanti – A quanto pare non tenete fede al vostro nome, o la testa delle mie volpi è più dura di quello che possa sembrare. Tanto sangue per nulla. Spero vi rendiate conto che se fosse andata diversamente vi avrei personalmente mozzato la testa questa notte stessa e avrei fatto gettare i vostri corpi nella Bava – la sua voce non cambia minimamente inflessione e rimane dura ma calma. Anche degli sprovveduti come voi sono perfettamente in grado di rendersi conto che non c`è nulla di vuoto nelle sue minacce, metterle in pratica per lui sarebbe più semplice di quanto non lo sia stato per Cristo crocifiggere il gatto di Kurt – Mai la morte di una Volpe Grigia è rimasta invendicata e mai lo sarà fino a quando Maliat mi darà la forza di brandire una spada. Tenetelo bene a mente – Raccomandazione inutile. Non dimenticherete mai nemmeno una delle parole dette oggi in questa tenda fino alla fine dei vostri giorni – La vostra buona fortuna non cambia il fatto che avete prima causato una rissa in città coinvolgendo le mie volpi e rischiando di compromettere la nostra posizione con le autorità e poi, nonostante vi sia stata offerta ospitalità e addirittura l`Alto Sacerdote abbia strappato alla morte uno di voi, avete attaccato a tradimento, armati, una della mie volpi durante una lotta a mani nude. Vi risparmierò la vita, ma da ora in poi voi appartenete a me. - Non c`è spazio per ribattere o appellarsi. Di certo non ora almeno. – Come già sapete tra quattro giorni partiremo per un incarico nelle Terre Arse, consideratevi reclutati. Al ritorno il vostro debito sarà saldato. Ora fuori, Testa Fredda si occuperà di voi, e non fatemi pentire della mia magnanimità.”

Uscite dalla tenda e trovate Testa Fredda ad aspettarvi in silenzio, evidentemente ha sentito tutto, oppure sapeva già quello che il comandante vi avrebbe detto. Vi accompagna fino alle stalle dove avete passato la notte scorsa. Solo ora che attraversate il cortile del Tempio di Maliat alla luce del giorno e senza la sensazione di venire condotti al patibolo vi rendete conto che qui c`è ben di più che non semplicemente l`accampamento delle Volpi Grigie. Il portone del Tempio è spalancato, così come il cancello che dà sulla piazza principale di Novissima, sullo sfondo svetta la mole imponente della Fortezza Nova. Una piccola folla di uomini, donne e bambini entra e esce dal Tempio o viene a inginocchiarsi ai piedi della statua del Dio Vagabondo portando offerte di frutta e fiori. Notate una grande tenda variopinta davanti alla quale una giovanissima ragazzina si sta esercitando in delle posizioni che non vi sembra possibile che un corpo umano possa assumere senza prima precipitare da una scarpata e un uomo con la faccia dipinta e in piedi su dei trampoli alti più di tre braccia si sta allenando goffamente a giocare con cinque clave. Avvicinandovi alle stalle ne vedete uscire le persone che come voi hanno dormito lì la notte scorsa, si tratta di una donna con quattro bambini, il più grande dei quali non può avere più di sette o otto anni, tutti e cinque sono parecchio denutriti e vestiti di stracci.

“Fra poco vi porterò qualcosa da mangiare – Vi dice Testa Fredda lasciandovi nelle stalle – Almeno per oggi restate qui e non fatevi vedere in giro, gli animi sono ancora troppo caldi. E ricordatevi che in ogni caso non vi è permesso lasciare il cortile del Tempio fino a nuovo ordine. Domattina inizierete l`addestramento.”
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zebi zebi
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Li aveva fregati!
Django la Volpe Grigia aveva tenuto fede al suo nome…
Lo aveva visto e lo aveva lasciato fare.
Lo aveva lasciato fare per metterlo alla prova, per testare l’abilità di Cristo e la tempra dei suoi fratelli…
Lo aveva lasciato fare, per non lasciarlo andare…

Forse non aveva previsto l’intervento di Kim, l’asso nella manica di Cristo, e confidava che nonostante i ‘trucchi’ la sua Volpe sarebbe stata più brava.
Sarebbe potuto apparire nell’arena improvvisata, concedere la ‘grazia’ al giovane ‘baro’ e prendersi magnanimamente le vite dei Fortebraccio restituendogli la loro spada…
Invece, non aveva previsto Kim e aveva rischiato di perdere una Volpe. E questo lo ‘irritava’.
Ma aveva comunque ottenuto quello che voleva, tre nuove reclute per la spedizione nelle Terre Arse.
Aveva mosso le sue pedine e aveva vinto lo stesso.

Ora, per loro, non c’era scelta. Non erano più uomini liberi come loro padre.
Ora appartenevano ad un altro uomo, come loro nonno… appartenevano a Django.
La loro libertà aveva un prezzo, un debito che andava saldato…

E parlare non sarebbe servito a nulla. Svelare il suo inganno, il suo bluff, il fatto che Cristo sapeva che lui sapeva… sarebbe stato tutto inutile, salvo indisporlo ulteriormente.
Il tono di Django non ammetteva repliche. Non li aveva convocati per discutere, ma per comunicargli una decisione già presa…per comunicargli la sua scelta.

I fratelli vengono ricondotti nella stalla con la promessa di un pasto e l’ordine di non lasciare il tempio.
La stalla, le bestie, il fieno, la puzza di merda…tutte le leghe percorse per fuggire da Buonaterra e si ritrovano in una stalla… quanta strada per nulla…
Cristo si lasca cadere su di un covone, il torace ancora gli fa male e sul collo sono comparsi dei vistosi segni violacei..
Cazzo…mi stava per strozzare…
Ora che può rifiatare dall’overdose di adrenalina si rende pienamente conto la via è stata tracciata, che il destino ha scelto per loro, che non rivedrà il delfico e i suoi misteri per molto tempo, che da questo momento in avanti dovrà pensare solo a salvare la pelle…e a ripagare il suo debito con Django.
Che poi era suo per modo di dire…era Blerin che li aveva trascinati in quel gorgo infernale di eventi che li avrebbe condotti al cospetto di Django…Blerin…se non capisce alla svelta che non siamo più a Buonaterra ci farà ammazzare tutti…c’è quasi riuscito…

Per un attimo ripensa al delfico e gli sembra già lontano…era quello il lavoro che avrebbe voluto fare…le rovine che avrebbe voluto esplorare…i tesori che avrebbe voluto scoprire…la città tutta da vivere… e invece…
Appena sentite le parole di Django sull’arruolamento coatto Cristo aveva subito pensato alla fuga, a correre fino al cancello e buttarsi tra la folla…
Buttarsi tra la folla e scomparire…ma per andare dove…
In una città sconosciuta dove le Volpi di Django lo avrebbero ritrovato in un batter di ciglia…abbandonado i suoi fratelli…

Basta sogni ad occhi aperti. Pensa a salvare la pelle e a imparare sopravvivere.
La via era stata tracciata.

«Fratelli, c’è poco da dire. Hanno scelto per noi» esordisce Cristo.
«C’è quasi da festeggiare, abbiamo finalmente un lavoro che mette d’accordo tutti» aggiunge sarcastico.
«Non ci resta che aspettare di sapere chi e in cosa ci addestreranno…sperando di sopravvivere ».
«Non conosceremo Novissima, ma almeno gireremo il mondo…» conclude con un sorriso più speranzoso che convinto…

Ecco, quella era l’unica cosa che gli aveva fatto luccicare gli occhi…non avrebbe fatto quello che sperava, ma avrebbe girato un pezzo di mondo…
Avrebbe finalmente percorso la sua mappa…e forse, se fossero sopravvissuti, il debito da saldare a Django non sarebbe stato poi così gravoso…

Ha sentimenti contrastanti Cristo, sentimenti che non riesce a decifrare…Django gli era piaciuto alle dogane…la sua persona lo affascinava, ma c’era qualcosa, qualcosa che gli bruciava dentro, che ora glielo faceva odiare…non sopportava di aver ‘perso’ in quel modo…pensava di ingannare e invece era stato manovrato dalla Volpe Grigia…e poi…e poi c’era dell’altro…

C’era qualcosa nascosto nel profondo della sua anima…qualcosa che neanche sapeva… qualcosa deluso dal fatto che la Volpe era sopravvissuta.
Quando l’aveva pensata morta, quella cosa per un attimo aveva gioito...la voleva uccidere…
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Giacomo Mariani
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Microbadge: Level 01 RPGG poster
'Suvvia fratello, sarebbe potuto andare molto peggio! Alla fine siamo ancora qua, insieme. Ora l'intero mondo si apre davanti a noi. Cerchiamo di imparare il più possibile da questa esperienza.'
'Ed abbiamo nuovamente la spada di nostro padre.'

Kim voleva arruolarsi. Ci era riuscito, ma non era così che voleva che succedesse. Nuovamente quella sensazione di impotenza… qualcun altro aveva deciso per lui, non riusciva mai ad essere padrone della propria vita. La partenza dal villaggio? Non era stata una sua idea, il nuovo lavoro? Ancora una volta non era stata una sua idea, anche se lo aveva desiderato ardentemente. Aveva dovuto colpire un uomo, per un attimo aveva pensato addirittura di averlo ucciso, ma nuovamente faceva parte del piano di qualcun altro, non era una sua idea. E senza uno stratagemma non sarebbero mai stati nemmeno in grado di sconfiggere la volpe grigia. Dannazione!
Guarda la spada del padre e gli occhi brillano di determinazione. Non era stata una sua idea? Pazienza avrebbe messo tutto se stesso nell'addestramento. Sarebbe diventato forte, agile… insomma sarebbe diventato un guerriero. Un combattente rispettato come lo era Django. Sarebbe diventato padrone della sua vita.

E poco gli importava delle smorfie del fratello. Era chiaro che Cristo avrebbe preferito rimanere in città, ma anche lui si sarebbe adattato alla vita del soldato alla fine.

Una vita che iniziava in una stalla di merda, tra le bestie e l'odore di escrementi. Già nemici dell'intera compagnia. Avrebbero mai saputo farseli amici?

La giornata trascorre lenta, lasciando molto tempo ai tre fratelli per pensare. Pensare a quello che erano state le prime giornate a Novissima e a quello che saranno le prossime. Partivano dal basso, ma, Kim era sicuro, non sarebbero rimasti in basso per sempre.

Per tutta la giornata Kim non ha voglia di parlare, dice poche parole ai fratelli e si mette a disegnare. Cerca di riprodurre il lancio della prima pietra da parte del fratello, quella che aveva colpito in pieno la volpe grigia. E ripensa che è ancora viva. In parte gli dispiace che non sia morta. In quel momento avrebbe voluto fracassargli il cranio con quel colpo di martello. In parte invece lo rassicura il non aver ucciso nessuno… ma quanto sarebbe passato prima che fosse necessario farlo? Mettere fine alla vita di qualcuno? Il vecchio Kim non lo avrebbe nemmeno preso in considerazione. Quanto stava cambiando?

In preda a questi pensieri arriva la notte per Kim, che non si è nemmeno accorto dei pasti portati da Testa Fredda. Prima di coricarsi mangia qualcosa, poi sprofonda in un sonno turbolento. Per tutta la notte sogna il momento in cui ha visto Cristo in difficoltà, il momento in cui ha raccolto il martello ed il colpo inferto alla volpe. Non è un incubo, la sensazione è molto piacevole. C'era riuscito, aveva aiutato i suoi fratelli.

La mattina di buon ora i tre vengono svegliati dalle grida di Testa Fredda.
'Forza! Sveglia! Il vostro allenamento inizia ora.'






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Pietro
Italy
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Raggiungete il campo di addestramento dietro il tempio, teatro della vostra impresa di ieri. Il cielo è ancora scuro e i primi pallidi raggi dell`alba cominciano ora a definire i contorni dei palazzi di pietra che delimitano il confine orientale del cortile. Sullo spiazzo di sabbia si erge la sagoma imponente di un uomo. Testa Fredda si allontana senza salutare così come non vi saluta l`uomo immobile al centro dell`arena quando ne varcate la recinzione. Il silenzio è talmente profondo che si sentono perfettamente i richiami degli uccelli di fiume che provengono dalle sponde della Bava, così come le voci dei cittadini più mattinieri di Novissima che si salutano e si chiamano tra loro nella piazza antistante il tempio. Nel giro di pochi minuti vedete arrivare alla spicciolata altre persone. Il primo ad arrivare è un ragazzo di poco più di vent`anni, biondo, non molto alto e dal fisico agile e nervoso. Non appena vi vede vi saluta con un ampio sorriso. Poco dopo arriva una donna sui 25 anni, alta e dal fisico atletico, porta i lunghi capelli castano chiaro sciolti sulle spalle e il suo viso, indubbiamente molto bello, ha un`espressione fredda e altera. Non vi degna di uno sguardo. In compenso il ragazzo biondo si esibisce in una serie di smorfie e occhiolini per condividere con voi il suo apprezzamento per la nuova arrivata. Gli ultimi ad arrivare sono due giovani ragazzi, all`incirca dell`età di Kim, dai capelli scuri, il fisico robusto e la pelle cotta dal sole. L`espressione spaesata e insicura vi risulta troppo familiare per non pensare che anche loro, come voi, siano appena sbarcati a Novissima dalle campagne.

Il cielo si tinge ormai di grigio-azzurro e la figura che sembrava una statua di marmo piantata nella sabbia finalmente vi parla: “Se pensate di essere già delle Volpi Grigie e che tra tre giorni partirete per le Terre Arse vi sbagliate di grosso. La decisione se portarvi con noi o meno spetta a me e a me soltanto. E dipenderà tutto se al tramonto di dopodomani sarete ancora in grado di reggervi in piedi.” La voce è forte e decisa ma allo stesso tempo calma e impersonale, non si sente la minima traccia di rabbia o disprezzo ma tanto meno di amicizia o compassione. Alla luce dell`alba potete ora distinguere chiaramente i tratti dell`uomo. È moro con capelli tagliati molto corti e una barba ispida, gli occhi nerissimi e un volto duro e squadrato. Deve avere circa trent`anni ed è alto almeno dieci pollici più di Blerin e con le spalle come minimo venti pollici più larghe. Indossa calzoni da viaggio e una camicia con le maniche arrotolate e aperta sul petto muscoloso e villoso. Ha la pelle cotta dal sole e il suo unico ornamento sono tre cerchietti d`oro all`orecchio sinistro. Come avevate già intuito dalla sagoma, si tratta del capitano delle Volpi che avete già incontrato al Palazzo delle Dogane due giorni fa. “Il mio nome è Jørgen Piegaferro, Primo Capitano delle Volpi Grigie. Ora fatevi avanti uno alla volta, ditemi chi siete e fatemi vedere se valete qualcosa.” Solo ora notate le spade di legno piantate nella sabbia a poca distanza dal Capitano, che allunga un braccio e ne impugna una.

“Dima da Fertilia, Capitano! – grida il ragazzo biondo con aria baldanzosa facendosi avanti per primo – Nei vicoli dei Quartieri Bassi si imparano a usare meglio i pugnali che le spade di legno ma sono sicuro di poterle dimostrare la mia abilità anche così! – il ragazzo si gira verso voi altre reclute sfoggiando un sorriso complice prima di afferrare anche lui una spada di legno. Jørgen rimane perfettamente impassibile, le gambe leggermente divaricate e la spada impugnata con due mani e tesa davanti a sé. Dima si fa sotto ed effettivamente, almeno ai vostri occhi di contadini, è innegabile che sappia muoversi, danza intorno al Capitano con agilità passandosi la spada dalla destra alla sinistra e cercando un apertura. Jørgen sembra non prestargli la minima attenzione ma ogni volta che il ragazzo tenta un affondo il suo colpo viene irrimediabilmente deflesso dalla spada di legno del Capitano. Dopo un paio di minuti di questo balletto, con le velocità di un serpente che attacchi un topolino indifeso, la Volpe sposta il peso da una gamba all`altra, si volta di scatto verso la recluta, la disarma con un rapido movimento della spada e poi, come in un unico fluido passo di una danza asciutta e brutale, cala un pesante fendente sulla testa del giovane ragazzo che crolla a terra di schianto perdendo copiosamente sangue dal naso. Ci mette un po’ prima di riuscire a rialzarsi in piedi e a tornare barcollando in riga. Il suo sorriso baldanzoso è scomparso, sulla fronte già si vede allargarsi una macchia scura e gonfia. Nessuno dice una parola.

“Erika Occhiobruno” è la voce ferma e sicura della donna a spezzare il pesante silenzio. Senza aggiungere altro e con espressione decisa e per nulla intimorita dal destino toccato al suo predecessore, si fa avanti per afferrare una spada e assumere una posizione di guardia. “Tu hai già ricevuto un addestramento militare” Commenta il Capitano. “Ho servito nella guardia del corpo di un ricco mercante” È la risposta di Erika. La donna è determinata e maneggia la spada con abilità, costringendo Jørgen a prestarle molta più attenzione di quanto non avesse fatto con Dima. In ogni caso il divario di tecnica e potenza fisica è incolmabile e in breve tempo Erika è spalle a terra con la punta della spada di legno del Capitano puntata alla gola. Senza battere ciglio si alza, si scrolla la sabbia di dosso e torna tra le reclute.

Ora è il vostro turno.
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Giacomo Mariani
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'Kim fortebraccio! Da Buonaterra!'
Lo ha fatto, si è proposto. Ora tocca a lui.
Trattiene il fiato, fa un deciso passo in avanti ed afferra la spada di legno. Kim non è mai stato il migliore dei tre fratelli nel maneggiarla, ma aveva imparato il più possibile da suo padre.
Si mette in posizione di guarda e osserva il suo avversario. Non ha la benché minima possibilità di batterlo, non ora quantomeno. Aveva osservato gli altri due combattenti, erano sicuramente più bravi di lui e non avevano avuto nessuna chance. Dunque Kim decide di non forzare, di non cercare di batterlo a tutti i costi, ma di cercare di mostrare quello che sa fare. Sarebbe bastato per entrare nella compagnia? Sperava proprio di sì.

Spada in mano, posizione di guardia e via. Un passo avanti, non vuole scoprirsi troppo. Tenta di fare una finta, mima un colpo a destra per poi colpire velocemente sulla sinistra, ma Jørgen capisce tutto e para immediatamente sbilanciando Kim. La volpe cerca quindi di colpire Kim per finire il combattimento, deve pensare che sia veramente facile ed un sorriso appare sul suo volto. Ma Kim è determinato a fare una figura almeno dignitosa e, con un colpo di reni, riesce a ritrovare equilibrio e a parare il colpo. Non cederà così facilmente!

Kim è ordinato, non ha la velocità e la destrezza di Dima, ne la perizia di Erika, ma cerca di portare colpi semplici, senza aprire troppo la guardia, senza scoprirsi ai colpi della volpe.
Dal suo canto la volpe sembra volere metterlo alla prova, non si sta impegnando molto. Mette una serie di colpi standard, variando il più possibile e questo a Kim va benissimo.

Kim non è in grado di capire quanto duri il suo combattimento. Ma si diverte a sentire il rumore delle spade di legno che cozzano. Purtroppo però la sua resistenza fisica è quella che è, e dopo un po' non riesce più a chiudersi in difesa. All'ennesimo colpo portato da Jørgen, Kim non si accorge della finta e, in un secondo, si ritrova per terra con una spada di legno puntata sul petto.

Jørgen lo ha colpito alla gamba con un colpo ben assestato facendogli perdere l'equilibrio. È finita.

La volpe gli da porge una mano e lo aiuta a rialzarsi. Kim zoppicando un poco rientra tra le reclute. Spera che gli insegnamenti del padre abbiano fatto colpo sull'istruttore, o che almeno gli abbiano fatto capire che c'è una base su cui lavorare. È anche convinto che Jørgen non si fosse impegnato seriamente, che lo avesse lasciato fare, misurando mentalmente la sua forza e le sue capacità, per poi finirlo nel momento in cui avesse esaurito il suo repertorio. Sebbene la lotta si fosse protratta per un po', mai Kim aveva sentito di poterlo battere o di essere in controllo. Aveva comunque fatto del suo meglio, sarebbe bastato?

Il combattimento lo ha comunque provato: ha il fiatone e la gamba colpita gli fa molto male. In che condizione sarebbe arrivato a fine giornata?
Lo avrebbe scoperto. Appena arrivato tra le reclute si gira nuovamente verso l'istruttore e cerca di assumere una espressione di determinazione. Ora toccava ai suoi fratelli. Forza! Vorrebbe abbracciarli, ma sa che non è il momento opportuno.

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zebi zebi
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Non tutti sarebbero partiti per le Terre Arse...non erano ancora Volpi Grigie...
Valeva anche per loro tre? Non erano stati arruolati coattivamente da Django a saldo del loro 'debito'? C'era ancora una possibilità di restare in città... per tentare di capirne i suoi segreti?
Sarebbe bastato mostrarsi non all'altezza o a giocare di nuovo sporco ci sarebbero state conseguenze?
Le elucubrazioni si Cristo vengono interrotte dalla fine del combattimento del fratello, che zoppicando rientra nei ranghi...
Avanti un altro.

Così, il più giovane dei Fortebraccio da una pacca sulla schiena di Kim che, ancora trafelato dal combattimento, ricambia con un sorriso soddisfatto.
Poi si volta verso Blerin, come a dirgli…vai tu? Ma il maggiore non si muove…quindi è lui a fare un passo avanti. Tanto, o prima o dopo, andava comunque fatto.
Si presente: «Cristo Fortebraccio, Signore. Vengo da Est, da Buonaterra».

Si avvicina alle spade conficcate nella sabbia…le osserva.
Sarebbe più a suo agio con un arco o con la balestra del padre…
Le spade d’allenamento, pur di legno, hanno alcune borchie metalliche vicino all'elsa...probabilmente per irrobustirle e dargli un peso che si avvicini a quello reale.
Sono di varie forma e dimensione, una buona replica di molte delle armi che aveva visto appese alla cintola di viaggiatori e guerrieri.
Kim aveva finito con il fiatone e nelle ultime parate aveva faticato a reggere i colpi...la spada che aveva scelto forse pesava troppo…
Quindi sceglie quella che gli sembra più congeniale…sottile e leggera. Non si metterà certo a fare a gara di potenza con quel gigante…

Si para davanti a Jørgen. Alza la guardia e si mette di lato, per offrire meno corpo possibile all'avversario...così diceva loro padre...
Bene, ora pensiamo a non farci spaccare la faccia.

Cristo è sempre stato uno che ha imparato in fretta...e le tre prove prima di lui gli avevano già insegnato qualcosa.
Se fai lo stronzo presuntuoso come il biondino Jørgen ti colpisce per farti male, per farti sanguinare, per rimetterti al tuo posto...se avanzi con 'rispetto' , come Erika e Kim, ti mette culo a terra senza farti troppo male...
Cristo inizia a tirare qualche colpo e azzarda qualche ingenua finta di gambe...
Jørgen si difende senza problemi e attacca senza mettere troppa forza nei colpi.
Ciò nonostante incalza Cristo che si difende come può…
Para alcuni colpi volutamente facili. Ma alcuni sono troppo violenti e fa fatica a reggerli quando le loro spade cozzano...
Non ha mai combattuto per davvero. E si vede.
Ogni fendente gli apre sempre più la difesa inesperta.
Così, inconsciamente, inizia a schivarli più che a pararli.
Inizia a saltellare attorno a Jørgen, più che a tirar di spada.
Asseconda la sua indole e ‘fugge dalla lotta’.
«Non siamo al circo! Voglio vedere come combatti non come fai le capriole. Cazzo!» gli tuona contro la Volpe, che irritata aumenta visibilmente il ritmo dei colpi...e con un veloce affondo gli va a puntare l'addome.
La difesa di Cristo è aperta. Istintivamente para il colpo con il braccio sinistro.

Se questo fosse stato uno scontro vero, avrei già perso un braccio....cazzo…
Scherma un altro pò, sgattaiolando via dai fendenti...ma cercando pure di portare qualche colpo per non indispettire a Jørgen…l'agilità per lo meno è dalla sua.

STAC...TAC due suoni secchi, fulminii uno dopo l'altro, un doppio colpo e Cristo perde la presa della spada...- se non la lascio vado a terra…non ho la forza di parare il colpo - pensa...ma è troppo tardi e Jørgen è troppo vicino...la spada di legno lo colpisce alla schiena mentre tenta di sgusciare via.

È faccia a terra. Si gira e scopre di avere la spada alla gola.
Se questo fosse stato uno scontro vero sarei morto... morto con la schiena squartata...
Per la seconda volta nel giro di ventiquattro ore, si ritrovava sconfitto nella sabbia di quella arena improvvisata...

«Bene, con questo incontro abbiamo tutti imparato due cose...una positiva e una negativa.... Quali sono?» dice Jørgen, per nulla affaticato dal quarto scontro di fila, rivolgendosi alle reclute.
Erika è la più rapida a rispondere «che non si danno mai le spalle all'avversario, neanche per scappare». La parola ‘scappare’ è pronunciata con una punta di disprezzo…
«Esatto! L'ho colpito mentre mi dava le spalle per allontanarsi».
«Ma avevo perso la spada e tanto mi avresti colpito comunque…ho provato ad allontanarmi il più rapidamente possibile» interviene Cristo ancora sdraiato sulla sabbia
«E hai sbagliato. Se si prende un colpo che si vede arrivare, anche se si è disarmati si possono limitare i danni. Meglio un colpo agli avambracci che sulla schiena. Il primo che ti ho inferto in qualche modo, d’istinto, l'hai parato. E i vambrace servono a questo» aggiunge Jørgen mettendo in mostra i ‘paragomiti’ di cuoio coperti da placche di metallo.
Placche ammaccate...placche che i colpi di spada li hanno parati per davvero.
«Quella positiva? ».
Silenzio.
- Bene, nessuno ha visto nulla di positivo nella mia ‘esibizione’…ed in effetti neanch’io saprei cosa rispondere - pensa Cristo tra il divertito e il rassegnato.
La Volpe aspetta qualche secondo e prosegue.
«La scelta dell'arma...ha scelto un arma abbastanza adatta a lui...se non si ha la giusta forza e la giusta esperienza è meglio iniziare con una spada leggera, che si riesce a maneggiare con relativa facilità che non con un enorme spadone. Utile solo a farsi ammazzare prima ancora di averlo sollevato...e guardate che le spade vere pesano di più di questi giocattoli di legno rinforzato…»
Ogni guerriero ha una sua spada.
«Avanti ragazzo rimetti a posto la spada e torna tra i ranghi»

Cristo si alza e torna tra i suoi fratelli...guarda i loro occhi e quelli dei ragazzi attorno a loro...occhi concentrati, ma divertiti. Quasi che l’allenamento fosse un gioco...idioti.
Forse nessuno ha realizzato che la fuori...nelle Terre Arse...in un combattimento vero…sarebbero morti tutti...il biondo con la testa sfondata, Erika con la gola squarciata, Kim con l'arteria femorale recisa e Cristo...Cristo menomato ad in braccio e con una lama piantata nella schiena....
Non era quello il modo in cui auspicava di morire...

Il biondino ha smesso di sanguinare e ha già ritrovato il sorriso «anche te non punti sulla forza, ma sull'agilità... hai il mio stessi stile» gli dice piano con un occhiata complice…
«In realtà non punto su niente, non ho mai tirato veemente di spada... in onesta, ma che resti tra noi, cercavo solo di evitare i colpi come da piccolo evitavo il bastone di mio padre ahahah».
Il biondo si unisce alla risata, quando Jørgen li richiama.
«Silenzio! E avanti il prossimo».

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Giacomo Mariani
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Che idiota che era stato! Aveva preso la prima spada che aveva trovato, senza nemmeno accorgersi che fossero diverse per forma e peso. Aveva cercato di evitare di farsi prendere dalla foga, ma evidentemente non c'era riuscito! Bene, prima lezione imparata!
I vambrace? Questa gli era nuova. Nella sua ingenuità aveva sempre pensato fossero più decorativi che altro, insomma un abbellimento. Era evidente che in battaglia nulla era lasciato al caso. I pericoli erano reali.
Cazzo, non sarebbe stata affatto facile.

La sera aveva pensato a quanto tempo sarebbe passato prima di dover uccidere in battaglia, ora si rendeva conto chiaramente che forse non avrebbe mai ucciso nessuno in battaglia, forse sarebbe stato lui a morire. Per la prima volta percepiva i pericoli che lo attendevano. Ce l'avrebbero fatta? E se fosse morto uno dei suoi fratelli? Non voleva nemmeno pensarci.

'Bravo Cristo' dice stringendo il braccio del fratello, per fargli coraggio, ma anche per scrollarsi di dosso i brutti pensieri che gli stavano ronzando in testa. Doveva restare ottimista, ce l'avrebbero fatta. Forse.
Cristo nemmeno si accorge della stretta, sembra immerso nei suoi pensieri.
Erika invece guarda i due fratelli altezzosa e mormora: 'Mai scappare, contadini.'


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Francesco Montesi
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Il giorno prima dell'Addestramento

Di nuovo nella stalla, manca un giogo sulle nostre spalle e le Volpi Grigie inizieranno a trattarci come bestie da soma.
Kim e Cristo sono eccitati dopo l'incontro con Django, parlottano tra loro e ogni tanto mi lanciano sguardi e domande.
“Sono stanco; il mio corpo continua a lamentarsi. Voi riposatevi, domani ci attende una giornata faticosa.”
Queste le uniche parole che concedo ai miei fratelli.
Mi sdraio nel giaciglio. Il sole filtra tra le assi della stalla, la stachezza delle membra è più forte della luce del giorno e delle chicchiere dei miei fratelli.
Chiudo gli occhi.
Prima del sonno che spero sia ristoratore, un pensiero mi gira per la testa: un sentimento di colpa!
È tutta colpa mia se ora ci troviamo in questa situazione, se non avessi risposto alle provocazioni dei nani ora saremmo con il delfico, forse ancora padroni del nostro destino e non merci nelle mani di Django.
Il pensiero si fa più leggero, le voci di Cristo e Kim più distanti.l sonno mi avvolge.
Sudato mi alzo di scatto. La stalla è buia. Al mio fianco Cristo e Kim dormono. Altri poveracci come noi sono sdraiati sul fieno e, nel sonno, parlano e russano, invocando forse un giorno migliore.
Mi sollevo dal giaciglio, il mio corpo non è ancora pronto. Faccio alcuni passi districandomi tra i corpi dormienti e mi avvicino alla porta della stalla.
La preoccupazione mi coglie. Come affronterò domani l'addestramento, se nel fare due passi il respiro si rompe?
Appoggio l'orecchio alla pesante porta di legno, nessun rumore proviene da fuori. Una leggera pressione sulla porta che si apre, un passo fuori dalla stalla. L'accampamento è silenzioso e deserto.
Le mie gambe vanno da sole.
Cammino tra le tende da cui provengono respiri pesanti. Il cielo è scuro. La mattina dovrà faticare ancora per giungere.
Sono davanti alla statua di Maliat. Il pesante portone del tempio è chiuso. I flebili raggi della luna illuminano la bussola e il sorriso legnoso del dio.
Mi inginocchio, le parole pensate escono dalla mia bocca in una invocazione.

“Dio Vagabondo, Dio dell'avventura e della spregiudicatezza, Ultimo Figlio
non agli uomini ma a te sono grato e devoto.
Rendi queste muscoli forti, ridona alle mie mani la forza e la potenza,
veglia sui miei fratelli.”

Rialzatomi osservo la statua, ora è tempo di tornare a riposare.

L'Addestramento

“Forza! Sveglia! Il vostro allenamento inizia ora.”
Testa Fredda ci accompagna all'arena.
Ad aspettarci due altre giovani recluta e Jørgen Piegaferro, Primo Capitano delle Volpi Grigie, il nostro “maestro”.
Il giovane sorridente ci mette poco a perdere il sorriso e a coprirsi di sangue; la ragazza abile con la spada, veloce ed elegante si ritrova con la gola aperta dopo pochi istanti.
Kim è rapido, crescono a vista d'occhio in lui coraggio e intraprendenza, ma in poco tempo anche lui rientra – pesto – nella fila delle reclute.
Cristo è abile, il suo ingegno è la sua arma, ha studiato le mosse del primo capitano delle volpi grigie, schiva, salta, evita gli affondi e irrita Jørgen. Gli dà le spalle: il colpo che riceve è forte.
Cade a terra. Anche lui torna tra le file delle reclute.
Scambio uno sguardo con i miei due fratelli, le mie labbra impercettibilmente si muovono:
“bravi!”
Faccio un passo avanti, è il mio turno.
“Blerin Fortebraccio detto Il Mulo, da Buonaterra”
Faccio un profondo respiro, i dolori che mi hanno attanagliato in questi ultimi giorni sono scomparsi, la testa è libera. Lancio uno sguardo al mio avversario: più grande di me, più preparato di me; Maliat, guidami!
La mia mano raccoglie da terra una spada di legno, pesante.
Prorompo in un grido e mi lancio sull'avversario.
Jørgen mi guarda e si mette in una posizione di difesa.
Alzo la spada di legno mentre mi avvicino sempre di più; quando gli sono addosso la calo dall'alto. Il colpo viene facilmente parato, rumore di legno.
È il turno di Jørgen: alza la spada e mi colpisce al fianco. Il fendente è forte, ben assestato.
Incasso bene e non retrocedo di un passo.
Ora siamo faccia a faccia.
Non fa in tempo a fare un passo indietro, un calcio ben assestato sulla gamba sinistra gli fa scoprire il fianco destro, un gancio mancino lo colpisce proprio sotto l'ascella destra, barcolla qualche passo indietro.
La mia tecnica di combattimento non è delle più raffinate ma sono riuscito a farlo retrocedere.
Jørgen ha il fiatone, mi guarda con un sorriso: di sfida?
Devo farlo riavvicinare e tentare di disarmarlo.
Mi cammina intorno, leggero veloce abile, mai visto un uomo di tale stazza così leggero.
Attendo la sua prossima mossa. Cambio l'impugnatura della spada e la brandisco come una mazza, solida nella mia mano destra.
Mi si lancia contro, sono disposto a subire un colpo pur di mettergli le mani sulle spalle.
È a pochi centimetri da me, scivolo leggermente sulla sinistra, la sua spadata mi colpisce di striscio sulla gamba destra, ha intuito però le mie intenzioni. Quando mi lancio su di lui è lesto a ritirarsi e il mio tentativo non va a buon fine.
Ci guardiamo, ansimando.
Sento intorno a noi un silenzio di attesa.
A tre metri di distanza l'uno dall'altro ci studiamo.
E sia, alla fine è solo un addestramento. Mi lancio su di lui e tento di colpirlo con la mia mazza improvvisata sulla spalla.
Centro.
Abitualmente un avversario dovrebbe cadere a terra, non così Jørgen.
Incassa il colpo chinandosi un po' ma la forza della sua spadata è dirompente. Dal basso verso l'alto il colpo mi arriva dritto sotto il mento.
Arretro di alcuni passi, perdo la presa dall'arma, perdo l'equilibirio e cado a terra.
Non riesco a rialzarmi perchè Jørgen mi è subito sopra.
Punta della spada sul petto, solo una parola:
“Morto”
Si allontana da me, grugnisco e mi rialzo.
Spalle al primo capitano delle Volpi Grigie mi reinserisco nelle file delle reclute, subito scatta in avanti uno delle due ultime reclute rimaste, contadinelli abituati ad avere in mano vanghe, troppo deboli e scarni anche solo per trasportare una balla di fieno.
Jorgen, prima di iniziare il nuovo scontro, ci fissa uno ad uno con la fronte madida di sudore:
"Imparate: la forza bruta è solo un piccolo passo sulla via che conduce alla vittoria"
le sue successive parole sono per me:
“Strano modo di comabattere Mulo!”
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Pietro
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mbmbmbmbmb
Finita la prova di Blerin è il turno dei due giovani contadini, Erio e Vanni da Fiumetorto, una prestazione non certo eccellente ma che rivela la pelle dura e lo spirito risoluto di chi è cresciuto sudandosi il pane stagione dopo stagione rivoltando la terra, qualcosa di molto familiare ai tre Fortebraccio. Difficile leggere sul volto contratto di Jørgen anche solo un piccolo segno che lasci intuire cosa ne pensi di questa prima prova dell`addestramento, l`unica cosa sicura è che non ha la minima intenzione di lasciarvi riposare. Voi dopo un solo combattimento siete già provati e doloranti, lui al contrario, dopo sette, sembra che si sia appena svegliato: “E ora vediamo come ve la cavate a resistenza fisica.” Detto questo vi guida fuori dal recinto del tempio, attraverso la piazza ormai affollata e fino alle sponde della Bava. Di là dal lago su cui si affaccia la piazza si trova una piccola isola e su questa sorge un edificio di pietra bianca con il tetto aguzzo. L`edificio sembra nuovo e la sua architettura vi è familiare ma, anche da questa distanza, non si può non notare che le pietre che lo compongono sono rovinate dal tempo e ognuna di una forma e una tonalità di bianco o grigio leggermente diverse dalle altre, probabilmente sono state recuperate da qualche edificio in rovina e riciclate. Le grandi vetrate colorate rappresentano scene a voi fin troppo note, il vecchio Arius ve le ha mostrate e spiegate decine di volte, sono i racconti dei miracoli della Madre, di come ha dato alla luce tutti gli altri Antichi Dei, di come ha risvegliato lo spirito di Leana, di come ha fatto nevicare manna durante la Grande Traversata.

Dove la piazza si specchia nel lago una strada si diparte seguendo il corso della Bava verso est ma il Primo Capitano vi conduce lungo una scaletta di pietra che scende direttamente alle sponde fangose del fiume, qui taglia e pulisce una lunga canna con un coltello che estrae dalla cintola e poi vi fa cenno di precederlo lungo gli argini, con l`acqua ai polpacci, i piedi che affondano nel fango e le zanzare che banchettano con il vostro sangue. Partite con passo strascicato quando ecco che la prima scudisciata della canna, vibrata con forza e precisione da Jørgen, colpisce Kim all`avanbraccio sinistro, lasciando un segno violaceo e un dolore bruciante: “Di corsa sacchi di merda e chi rallenta o cade dovrà vedersela con me!”
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zebi zebi
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Il greto del fiume è fangoso, i piedi sprofondano ad ogni passo, l’acqua alle caviglie li rallenta, avanzano faticosamente…nulla di nuovo.
Da quando sono nati la fatica è stata la loro compagna più fedele.
Non è una prova che richiede qualche particolare abilità. C’è solo da faticare…
Qui si vede chi viene dai campi. I tre Fortebraccio e gli alti due fratelli avanzano ansimando, ma a passo svelto…
Così come si vede chi è cresciuto in città. Dima annaspa e dopo poche centinaia di metri è già stremato…
La vita di campagna sarà noiosa, ma non si può dire che non tempri il fisico.

Ora è il biondo ha ricevere una frustata «Forza! Come pensi di attraversare le Terre Arse se non riesci a fare neanche una lega di corsa!».
Dima cerca di fare il simpatico e tra un respiro e l’altro vomita « ma nelle Terre ARSE non ci saranno fiumi dove correre…».
Non funziona.
Un'altra frustrata, più forte.
Anche Erika è in difficoltà, il corpetto di cuoio leggero che indossa, eredità della sua vita da guardia del corpo, se poteva essere utile nell’arena ora è solo un impiccio.
Si bagna e l’appesantisce.
Jørgen fa mulinare la canna anche nella sua direzione, non la colpisce, ma le ‘accarezza’ i capelli.
Cristo fatica a trattenere il sorriso…’mai scappare contadini’ l’aveva dileggiato. Ora baciami il culo, troia…

Il gruppo inizia a sfilacciarsi e Dima arranca sempre di più…barcolla…altre frustrate…cede.
Jørgen lo solleva di peso e lo rimette in piedi, gli urla in faccia il suo disappunto.
Il biondo riparte, ma dopo pochi metri è di nuovo a terra.
«Voi di Fertilia…la città benedetta…dagli alberi perennemente in fiore…poi questi sono i risultati…tutte fighette abituate a non sudare per vivere» lo apostrofa Jørgen…prima di spingergli la testa sott’acqua…
Lo tiene sotto. Lui smanaccia inutilmente.
Lo tiene sotto e quando le braccia smettono di opporre resistenza lo lascia andare.
Riemerge dalle acque sporco di fango e quasi incosciente.
In queste condizioni, non è in grado di continuare.

«E voi? Non vedete che un vostro compagno è a terra! Le Volpi non lasciano mai nessuno indietro. Forza, caricatevelo in spalla e in marcia!».
Uno sguardo di intesa e Blerin ed Erio i più grossi delle due coppie di fratelli lo sollevano di peso e ripartono.
Il loro istruttore si diverte per un po’ a guardarli avanzare goffamente nel greto…poi urla.
«Fermi tutti!»

Si avvicina a loro e prosegue «E’ facile portare un corpo così? In due, tutti sbilanciati… E se qualcuno vi attacca? Come vi difendete?».
Scatta, da una spinta alla ‘piramide umana’ e tutti e tre finiscono in acqua.
«Così si porta un corpo» passa un braccio tra le gambe di Dima, ormai svenuto, lo prende per un braccio e se lo carica da solo facilmente sulle spalle «così si può correre e rimane anche una mano utilizzabile per brandire una spada».
Finita la frase, a dimostrazione, da due veloci stoccate con la canna alle reclute che gli sono più vicine, Cristo e Kim.
«Visto?».

«E ora, tutti di corsa fino a quel grande salice piangente giù in fondo… e badate che vi voglio vedere scattare….l’ultimo che arriva si riporta questo sacco di merda – Dima – in spalla sino al tempio. Da solo!.».
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Giacomo Mariani
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Finalmente fuori dal fango! Si corre. Bisogna arrivare al salice e non bisogna assolutamente essere gli ultimi, Kim ha l'impressione che oltre al corpo di Dima ci siano in palio anche diversi colpi di canna. E vorrebbe decisamente evitarli. Quando è stato colpito all'avambraccio per primo, non se lo aspettava. Un urlo è uscito dalla sua gola, immediatamente Jørgen gli ha intimato di tacere, di sopportare il dolore da uomo e lo ha colpito nuovamente. La seconda volta Kim è riuscito a trattenere il dolore, una smorfia e via, a passo sostenuto nel fango. Poi è stato colpito una terza ed una quarta volta, ma ormai è la stanchezza a preoccuparlo, non il dolore.

Ma non è il momento di lasciarsi andare. Di corsa. Fino al salice. Kim e Cristo si lanciano in avanti, nessuno dei due vuole ricevere Dima in premio. Blerin invece sta già trasportando il corpo della recluta. Erika fa fatica a camminare, il corpetto indurito dal fango le rende difficile respirare, si ferma e prende aria. Immediatamente Jørgen la colpisce con la canna. 'Forza guardia del corpo! Non ti hanno insegnato a correre dove lavoravi prima? Bella la vita quando si difende un grasso mercante eh?'
Erio e Vanni invece non se la cavano male.

Il gruppo arriva all'albero. Lì l'istruttore dice a Blerin di appoggiare Dima al tronco.
'A terra! Vediamo ora se la fatica vi ha già piegato oppure se siete degni della compagnia delle volpi grigie! Ora voglio 30 piegamenti, poi striscerete a terra fino al fiume e ritorno! Ed ogni volta che urlerò "piega" vi fermerete e farete 30 piegamenti sul posto! Piega!'
Nemmeno il tempo di riprendere fiato! Maledizione. Ormai hanno tutti capito che Jørgen fa sul serio e che quando dice una cosa, va fatta immediatamente. Tutti a terra! Kim inizia la serie di piegamenti. È veramente provato e gli abiti induriti dal fango non lo aiutano a faticare di meno. Ma con grande forza di volontà riesce a completare la serie ed inizia a strisciare. Finalmente riesce a controllare quello che succede attorno a lui: Cristo ha finito e sta già strisciando avanti, Blerin sembra molto affaticato ed è ancora alle prese con i piegamenti, che non si sia ancora pienamente ripreso dalla rissa? Anche Erika ha già finito i piegamenti e si appresta a strisciare. Uno dei due fratelli invece non ce la fa, e Jørgen lo sta aiutando a forza di frustate. Meglio. Magari si scorderà di urlare ancora "piega"…
Invece no, a metà strada l'urlo risuona ancora. Kim è sicuro di non farcela. Si Alza, si abbassa e al tredicesimo piegamento stramazza a terra. L'istruttore lo aiuta subito a rialzarsi ricordandogli quanto dolore possa provocare la canna. Ce la deve fare. Su e giù ancora. Ora la vista si inizia ad annebbiare e non riesce più a vedere cosa succede attorno a lui. Come vorrebbe essere Dima appoggiato al tronco… col cazzo! Lui era Kim e voleva portare a termine l'addestramento! Avrebbe trovato le energie!

Si fa forza, arriva all'acqua, si gira e sente: 'Piega!' Ancora? Ora ha di fianco Erika che immediatamente si mette a fare i piegamenti… è ben allenata! Non riesce a vedere invece i suoi fratelli, spera se la stiano cavando bene! Altri 30 piegamenti e sempre più affaticato si rimette a strisciare! Deve arrivare all'albero prima che Jørgen urli di nuovo! Ci riesce, arriva e si accascia a terra. Quando tutte le reclute sono lì, Jørgen urla di nuovo: 'Piega!'
Kim pensa di non farcela, stringe i denti e, ricorrendo a tutte le sue energie residue, riesce a portare a termine anche questa serie di piegamenti.

'Bravi! Ora avete diritto a 10 minuti di pausa, godeteveli perché la parte dura dell'addestramento deve ancora iniziare.' li rassicura Jørgen.

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Francesco Montesi
Italy
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Pezzo di merda.
Ogni volta che agita quella dannata canna mi sale una voglia di strappargliela dalle mani e infilargliela nel culo.
Completamente lurido, la tunica appesantita dal fango, striscio verso il fiume.
Dima è ancora fermo, inerme, sotto l'albero. Starà fingendo?
Pure come trasportare un sacco di patate ci deve insegnare!?!? bastardo!
“Piega!”
Giù-su-giù-su-giù-su.
Sempre più pesante, ogni piegamento mi dà l'impressione che un muscolo possa rompersi da un momento all'altro. Ma non succede. La forza non mi abbandona, fatto trenta ricomincio a strisciare.
Kim è davanti a me, Cristo e Vanni lo seguono a poca distanza.
Al mio fianco, striscianti, Erio ed Erika.
Scambio un rapido sguardo con il più grosso dei due FiumeTorto.
“Piega!”
Ancora.
Giù-su-giù-su-giù-su.
Sento Erio sbuffare.
Si rialza avendo saltato gli ultimi due piegamenti, Jørgen lo ha visto ma lui non se ne è accorto.
Sibila nell'aria la canna che si infrange sulla sua schiena.
Pezzo di merda.
Risuona la voce del nostro aguzzino
“Contadinoni, non avete capito chi comanda?!? Piega!”
Giù-su-giù-su-giù-su.
Trenta, ci rimettiamo a strisciare.
La Bava è sempre più vicina, la ragazza deboluccia è però rapida e dotata di notevole forza sulle braccia, raggiunge Kim.
Cristo annaspa, io e Erio lo raggiungiamo.
Siamo al bordo del fiume, le nostre faccie si stanno aprendo in un sorriso di sollievo.
“Piega!”
Giù-su-giù-su-giù-su.
Cristo sta diventando paonazzo
“Dai fratellino non mollare!”
Trenta. Ci accasciamo al suolo tutti quanti. I nostri sguardi si cercano.
La voce del nostro aguzzino ci concede una tregua.
“Bravi! Ora avete diritto a 10 minuti di pausa, godeteveli perché la parte dura dell'addestramento deve ancora iniziare”
Vaffanculo!
Sulla sponda del fiume guardiamo a terra, non abbiamo più forze neanche per scambiarci parole.
Dima è ancora dietro di noi accasciato sotto l'albero.
“ehi mulo, sei abbastanza forte per riposarti di meno, vai a caricare il tuo compagno morto e portalo qui che si riparte”
“Pezzo di merda, te la farò pagare”
Sussurro queste poche parole mentre mi alzo. Il fango sulla tunica si sta seccando sotto i caldi raggi del sole, sempre più alto nel cielo.
Jørgen probabilmente non ha sentito ciò che ho detto, mentre mi incammino verso l'albero dove si trova Dima incrocio lo sguardo di Erio. Mi fissa e sorride.
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zebi zebi
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Mentre tutti stanno rifiatando sfiniti il loro ‘aguzziono’ si avvicina a Dima, ancora privo di sensi, stappa una piccola boccetta di coccio e gliela mette sotto il naso.
«Vediamo se riesce a riprendersi».
E dopo pochi secondi il biondo inizia a singhiozzare. Poi i singhiozzi diventano rigurgiti soffocati. Ed infine un vero e proprio conato.
Dima sobbalza, vomita, ma inizia a riprendersi.

«Vista la magia?» afferma Jørgen soddisfatto degli sguardi stupiti delle sue reclute.
Non da il tempo di aprire bocca a nessuno e prosegue «immagino vi starete chiedendo cosa c’è qui dentro…» agita vistosamente la boccetta «nulla su strano, solo una delle cose più schifose è puzzolenti esistenti in natura…intestino basso del krill, una rana stercorara, queste canne di notte ne sono piene..» poi, come se stesse parlando di un buon vino, continua a tesserne le lodi.
«E’ facile da trovare, economica, non richiede alcuna preparazione e, come avete visto, aiuta a riprendersi da quanto fa schifo…certo sui deboli di stomaco a qualche effetto collaterale – indica Dima – ma può essere molto utile se ci si ritrova in territorio nemico con un compagno svenuto».
Era un pezzo di merda che li aveva fatti strisciare nel fangoa a suon di frustate, ma era un pozzo di informazioni.
Aspetta che Dima si sia rimesso in piedi e … «mi sembra che i dieci minuti sono passati da un pezzo – non era vero – in marcia! La gita è finita, si torna al tempio!»
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Giacomo Mariani
Germany
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'Ma prima di andare, voglio insegnarvi ancora qualcosa! Ora che anche il signorino si è ripreso… Tu, Erika! A terra!'
Erika è perplessa, ma sa bene quale sia la punizione per chi non ubbidisce prontamente agli ordini e si butta a terra.
'Bene ora mostra come strisciavi prima!'
Ancora più perplesso Erika si mette a strisciare: appiattita sul terreno, solo la testa rialzata in modo di vedere avanti, rannicchiando le gambe come una rana, procede in avanti facendo forza solamente sui gomiti e le ginocchia.
'Questo è il modo giusto di strisciare! Voialtri sembravate degli inutili vermi! Solo in questo modo è possibile passare inosservati sotto gli occhi del nemico! Blerin, quando strisci il culo deve stare basso! Altrimenti il nemico lo vede subito e sei morto! Vanni! più basso quando strisci! Non devi procedere carponi! Solamente come avanza Erika è possibile fare meno fatica e muoversi velocemente alo stesso tempo! Dovete imparare a dosare le forze se volete arrivare vivi alla fine di questa giornata!'

Kim prende nota mentalmente della posizione di Erika, deve essere in grado di assumerla anche lui! Jørgen si sta rivelando un buon maestro, li sta massacrando, ma allo stesso tempo è prodigo di consigli utili, acquisiti negli anni di vita militare.

'Bene direi che può bastare! Al tempio! Di corsa!'

Immediatamente il gruppo si mette a correre.
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Pietro
Italy
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mbmbmbmbmb
Tornate finalmente al tempio, bagnati, sporchi, sfiniti. Ormai la stanchezza ha da un pezzo sconfitto la paura delle sferzate. Senza aspettare il permesso di Jørgen vi lasciate tutti e sette crollare sulla spianata del campo di allenamento. La sabbia si impasta al fango che ricopre i vostri vestiti e all`acqua che vi cola di dosso rendendovi ancora più luridi di quanto già non foste. Non avete nemmeno le forze per rendervene conto. Il sole ha da poco superato lo zenit e sta lentamente iniziando a piegarsi verso occidente. Incurante del caldo e della fatica, al punto che state iniziando a dubitare che possa provarne, il Primo Capitano si erge in piedi sopra di voi, sul suo volto duro e squadrato si dipinge un sorriso, sembrerebbe beffardo, ma forse no, che sia un sorriso soddisfatto? Possibile? Sta di fatto che questa volta sembra convinto a lasciarvi riposare davvero, nemmeno i colpi di canna potrebbero farvi rialzare in questo momento. Con la coda dell`occhio scorgete Testa Fredda avvicinarsi in silenzio spingendo un carretto, dentro ci sono pane, formaggio, frutta e un otre pieno di vino annacquato. Non avete bisogno di spiegazioni. Sembrate sette lupi di montagna che non abbiano toccato cibo per tutto l`inverno. L`unica a mantenere la dignità, pur non disdegnando affatto il banchetto, è Erika. Anche tra la fatica e lo sporco non perde il suo portamento orgoglioso né la sua espressione altera.

Finito il pasto vi concedete qualche minuto per riprendere fiato, poi vi scambiate degli eloquenti sguardi l`uno l`altro. Dima sembra implorarvi di non farlo ma lo spirito dei figli di Buonaterra e Fiumetorto sussulta d`orgoglio e vuole dimostrare il proprio valore. Vi alzate, vi scrollate sommariamente di dosso le croste secche di fango, e fissate Jørgen che vi studia immobile. Erika è già in piedi e sembra essersi quasi completamente ripresa dalle fatiche della mattina. Dima segue il vostro esempio sbuffando controvoglia. “Allora non dovremmo iniziare la parte più dura dell`addestramento?” È Blerin a parlare con un tono di sfida neanche troppo velato. Il Primo Capitano rimane impassibile, ma allo sguardo acuto di Kim e Cristo non sfugge l`ombra di un`espressione di approvazione che gli scorre rapida sul volto.

Il pomeriggio lo passate ad allenarvi con spade e scudi di legno, più che volervi mettere alla prova ora Jørgen sembra seriamente intenzionato a insegnarvi come si tira di scherma: parate, schivate, finte, stoccate. Erika ha modo di mostrare l`addestramento già ricevuto, la lezione di oggi è evidentemente per lei già appresa da un pezzo, al punto da venire gradualmente promossa ad aiuto allenatrice. Dima conferma la sua destrezza fuori dal comune e una certa familiarità con la tecnica del duello, a quanto pare non c`era solo vanteria quando parlava di pugnali e coltelli nei vicoli dei Quartieri Bassi di Fertilia. Per quanto riguarda voialtri contadini, invece, nonostante l`impegno, il vostro momento di gloria è stato quello con il fango alle ginocchia.

Ora il cielo è ormai rosso e il sole scomparso dietro il Tempio di Maliat: “Per oggi può bastare, domattina qui all`alba”. Senza aggiungere altro il Primo Capitano si allontana. Finalmente vi potete rilassare senza la paura di venire insultati o colpiti. Sarete anche abituati alla fatica ma non vi eravate mai spinti così al limite delle vostre forze fino ad ora. Quella della campagna è una fatica lenta, costante e paziente, la fatica del bue. Oggi avete provato la fatica del cavallo di posta, lanciato al galoppo sotto i colpi dello scudiscio fino a stramazzare al suolo. E a questa si aggiungono i lividi, le escoriazioni, le distorsioni. Certo se vi foste allenati con delle spade vere a quest`ora sareste morti da un pezzo, in ogni caso i colpi delle pesanti spade di legno rinforzato non sono certo carezze e a cercare di non fare troppo sul serio per non farsi male a vicenda si guadagnavano solo sferzate con la canna.

Ancora una volta è Testa Fredda a presentarsi per occuparsi di voi: “Stanchi novizi? – vi chiede con un sorriso bonario – A vedervi da lontano mi pare che non ve la siate cavata male. Il Primo Capitano non è certo un tipo tenero o che le mandi a dire, se non vi avesse reputati all`altezza di entrare nelle Volpi Grigie a quest`ora avrebbe già fatto in modo di spezzarvi al punto che sareste stati voi a implorarlo di lasciarvi rinunciare! – la sua battuta cade nel vuoto: non siete certo in vena di scherzare, anche Dima ha perso da un pezzo la sua parlantina – Non avete più nemmeno la forza di rispondere? Forza seguitemi che vi mostro dove dormirete.” La Volpe veterana vi guida attraverso l`accampamento fino a uno spiazzo sgombro in un angolo, buttati a terra si trovano un grosso sacco di tela, un fascio di pali di legno di varie dimensioni legati con una corda e due mazzette: “Vedete di familiarizzarvi sul come piantare la vostra tenda perché d`ora in poi sarà vostra responsabilità montarla e smontarla se non volete dormire sotto le stelle! Vi ripasso a prendere tra poco.”

La tenda vi dà l`occasione per fare un po’ di lavoro di squadra invece di essere aizzati uno contro l`altro da Jørgen, riuscite quasi a ritrovare il sorriso. Lo spirito pratico dei due gruppi di contadini ancora una volta torna utile, e per quando il vostro guardiano torna a prendervi la vostra nuova casa è bella e pronta: “Bene e ora direi che vi meritate una bella cenetta. Stasera mangerete per la prima volta insieme al resto della Compagnia, espressi ordini del Comandante.”

Testa Fredda vi fa strada fino alla parte di accampamento che funge da mensa e cucina, dove avete mangiato la zuppa la prima sera. Il cielo e ormai scuro, intorno a un fuoco vivace e scoppiettante siedono chi a terra chi su delle sgraziate panche di legno le Volpi Grigie al gran completo. Contate sedici uomini incluso Testa Fredda. Al vostro arrivo tutti si voltano e le fiamme rosse illuminano i volti giovani e meno giovani, alcuni sorridenti altri con un`espressione di scherno o di sfida. Qualcuno sussurra un complimento poco elegante rivolto a Erika. Il cuoco sta distribuendo ciotole di quello che vi sembra uno stufato di carne e patate. “Ecco i nostri nuovi Volpacchiotti! – è la voce potente di Cane Pazzo, che si alza in piedi con volto divertito e con ampi cenni vi invita dal suo lato del circolo – Lasciate perdere quel vecchietto noioso che vi portate appresso e venite a sedervi qui tra le vere Volpi Grigie!” Risate generali. Testa Fredda ignora la provocazione e va a prendersi una ciotola di stufato per poi sedersi in disparte. Tutti e sette seguite l`invito di Cane Pazzo e andate a sedervi accanto lui, che, senza smettere di fare il pagliaccio, aiuta il cuoco a portarvi la ciotola di stufato che vi spetta e vi versa personalmente un boccale di vino forte a testa spillandolo da una botticella: “Forza rilassatevi, ormai siete anche voi parte della Compagnia! A meno che il Primo Capitano non vi faccia schiattare prima della partenza!” Di nuovo risate generali. Ma c`è una Volpe che non ride affatto. Ha la testa fasciata da una spessa benda e vi fissa con occhi di fuoco. La ferita alla testa è merito di Cristo e Kim e il suo sguardo è più eloquente di mille parole. E dice una cosa sola: vendetta.
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zebi zebi
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Dopo l’allenamento – in cui aveva avuto conferma di quello che già istintivamente sapeva, che, vista la sua giovane età e il suo fisico non troppo robusto, come gli avevano spigato nell’ordine Dima, Erika e Jørgen, doveva combattere puntando su rapidità e agilità più che sulla forza – Cristo aveva cercato, trovando in Dima un ottima ‘spalla’, di rasserenare gli animi, sciogliere le tensioni e le rivalità…insomma creare un po’ di spirito cameratesco tra loro giovani reclute.
Erika, come previsto, era rimasta sulle sue. Mentre i due Fiumetorto non aspettavano altro che sentirsi nuovamente parte di un qualcosa... di un gruppo…
Montano la tenda, scelgono i loro posti, sistemano le poche cose che hanno…
Sorridono sfiniti…si raccontano quanto è stata dura la giornata – come se non l’avessero vissuta assieme un attimo prima – e, d’un tratto, si vede che nonostante la durezza delle loro vite erano tutti poco più che dei ragazzi…
Kim è euforico «allora siamo delle Volpi Grigie?! Incredibile!», si scambia un cinque con Erio.
Cristo estrae la sua mappa e la mostra ai compagni, tra lo sguardo stupito dei Fiume Torto e quello interessato di Erika. Traccia con il dito la via che avrebbero dovuto percorrere per attraversare le Terre Arse… la loro destinazione…
Tutti si chinano e Cristo lascia spazio per vedere, la conosce a memoria tante sono le volte che l’ha precorsa con la fantasia…
Fa qualche passo indietro e fissa i suoi nuovi compagni…
Non avevano molto di interessante e praticamente nulla da insegnargli, salvo che due tiri di spada…, ma nel viaggio che avrebbero dovuto intraprendere per le Terre Arse avere degli ‘alleati’, o perlomeno qualcuno a cui poter voltare le spalle senza il timore di ricevere una pugnalata, gli sarebbe tornato utile…dannatamente utile…doveva essere gentile con loro.
Soprattutto dopo quello che avevano fatto a ‘Testa Spaccata’….
Cristo, al suo posto, non avrebbe dimenticato…

E gli occhi di Derrik, così si chiamava il bastardo, dietro al fuoco bruciavano di odio…dicevano che anche lui non aveva dimenticato, che non sarebbe bastata una stretta di mano a chiudere la loro partita…che il sangue chiama sangue.
Ne incrocia lo sguardo e un brivido lo assale, raffreddando il calore del vino di Cane Pazzo…ma poi, dopo aver visto il vessillo di Django sventolare, ripensa alla giornata di ieri e dalla bocca gli esce invece un mezzo sorriso…

«Mai la morte di una Volpe Grigia è rimasta invendicata e mai lo sarà fino a quando Maliat mi darà la forza di brandire una spada. Tenetelo bene a mente…».
Queste erano state le parole di Django, la Volpe Grigia.
Queste erano state le parole che solo un giorno prima avevano fatto gelare il sangue nelle vene ai Fortebraccio…
Ora, ironia della sorte, quelle stesse parole erano diventate la loro assicurazione sulla vita…
Se adesso, come avevano appena detto Testa Fredda e Cane Pazzo, erano tre Volpi, allora la parola di Django copriva pure loro…e lo stronzo bendato si sarebbe dovuto muovere con molta attenzione…se non voleva vedere la sua testa rotolare nelle tumultuose acque della Bava…
Ma il sangue chiama sangue e, spesso, è più forte della ragione…forse nelle buie notti che da li a poco avrebbero dovuto affrontare all’agghiaccio nelle terre selvagge, il loro ‘nemico’ avrebbe trovato il coraggio di violare la legge di Django…
Beh, peggio per lui…le notti buie ci saranno anche per lui…

Resta il fatto che avevano bisogno di altri ‘alleati’, di gente che magari al momento giusto, se fosse servito, si sarebbe messa in mezzo per aiutarli o, almeno, per non farli ammazzare…
Quindi stasera non avrebbe bevuto, sarebbe rimasto lucido…lucido e reattivo.
Tra quelli conosciuti Testa Fredda, Cane Pazzo e Baston sembravo ben disposti nei loro confronti ed è da loro che Cristo parte alla ricerca di ‘alleati’ tra i membri anziani…
«Ottimo vino Cane Pazzo, è proprio quello che ci voleva dopo la giornata di oggi…è stato un vero massacro» Cristo comincia da lui.
«E questo è niente! Vedrete, vedrete novellini…certo però che per dover organizzare questa vostra festa di benvenuto in pratica siamo in consegna e niente locanda…ma forse è meglio così vista l’ultima volta ahahahah».
Cane Pazzo si rivela l’animatore della serata, racconta storie inverosimili, fa la ‘corte’ a Erika da cui riceve persino uno schiaffo, e propone a tutti di giocare a dadi…dadi che rotolano in modo ‘strano’…
«Che ne dite ci facciamo una partitina?»
«Ma che ci giochiamo? Non abbiamo niente in tasca» interviene Kim incuriosito.
«Non c’è problema, giocate sulla parola. Poi, se perdete, quando incassate la paga mi ripagate…e pensate quanto sono ottimista, do per scontata la vostra sopravvivenza ahahaha» risponde prontamente Cane Pazzo.
«Certo che sei incredibile! Non hanno ancora guadagnato la loro prima moneta d’oro e già gliela vuoi rubare aahahah» irrompe un vocione poderoso.
«Non giocate con lui è un baro» urla una voce femminile non identificata.
«Un baro io? Non gli credete è solo invidiosa della mia fortuna!».
«Dai Kim, due monete di rame ce le abbiamo, giocatele con Cane Pazzo, ma non di più» Cristo esorta il fratello, il dado sarà truccato e perderanno i loro soldi, ma perdere nel gioco suscita simpatia e una Volpe dalla loro parte li vale due pezzi di rame…

Ora attorno a loro l’atmosfera è rilassata, ma non per tutti…
Derrik non ha mai sorriso…
Derrik li odia…
Derrik deve morire…
 
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Giacomo Mariani
Germany
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'Ma sì dai! Proviamo a giocare a dadi! Come funziona Cane Pazzo? A che gioco giochiamo?'
'Ah un novellino, non sai nemmeno giocare e vuoi sfidarmi? Non so, non mi è mia piaciuto spennare i polli! AHAHAHAHAH!' Cane Pazzo si diverte molto a prendere in giro Kim. 'Vedi ci sono moltissimi giochi che potremmo fare, ma penso che per te vada bene un classico 21: semplice e divertente, almeno per me che ti porterò via tutto! ahahahha!'
Cane Pazzo si mette quindi a spiegare il gioco ad un attento Kim, non vede l'ora di sfilargli le due monete di rame! La partita è corta ma molto divertente. Cane Pazzo sa decisamente stare al centro dell'attenzione. In breve tempo tutte le volpi grigie si mettono a guardare con attenzione la partita divertite dalle sue urla e dalle storie incredibili che non smette mai di raccontare.

Il risultato è quello previsto da tutti, Cane Pazzo vince i due pezzi di rame grazie alla sua incredibile "fortuna". Ma a Kim non importa affatto perché è felice. Stanco e dolorante, ma felice. Una cosa stava andando come voleva, sarebbero diventati delle volpi grigie! Tutti e tre, insieme. Poi lo spirito di cameratismo lo stava conquistando, aveva temuto di non farseli mai amici? Si era sbagliato. Lo aveva visto nel momento in cui si erano messi a montare la tenda. La fatica, il dolore, le privazioni uniscono. Le reclute stavano diventando un gruppo compatto. Solo Erika rimaneva defilata… chi si crederà di essere?

Certo il lavoro non sarebbe stato affatto semplice. Avrebbero rischiato la vita quotidianamente, ma non era il momento di preoccuparsi. Ci sarebbe stato tempo anche per quello, magari già l'indomani quando avrebbero ripreso l'allenamento.
A proposito, Jørgen gli aveva dato appuntamento all'alba e sarebbe stato il caso di non arrivare in ritardo. Poteva già immaginare la punizione per i ritardatari… e non gli piaceva.

Questo pensiero riporta Kim con i piedi per terra. Decide che è il caso di andarsene a dormire, è meglio non dilungarsi in eccessivi bagordi. Sta per salutare tutti quando lo vede. Derrik. Se ne sta là, unico a rimanere serio, mentre tutta la compagnia si rilassa. Ha uno sguardo di fuoco che posa alternativamente su di lui e su Cristo, sembra volerli incenerire. L'odio che traspare dai suoi sguardi è incredibile.

Kim non lo aveva ancora visto, troppo preso come era a festeggiare (senza bere, dopo l'esperienza alla locanda ha deciso di smettere per un po') con i nuovi compagni. La fatica della giornata glielo aveva fatto addirittura dimenticare. Era un errore che non avrebbe mai più commesso.
Lui evidentemente non li aveva dimenticati.

Il Kim di tre giorni prima avrebbe avuto paura, si sarebbe nascosto, sarebbe scappato. Ma il nuovo Kim, durante l'addestramento, aveva capito che non si può sempre scappare davanti al pericolo. Bisogna affrontarlo se si vuole vincere, anche se si rischia di rimanere feriti.
Vuoi vendicarti? Prova pure, ti aspettiamo…
Ti accorgerai di cosa vuol dire avere a che fare con i fratelli Fortebraccio. E non ti piacerà.
Quando lo sguardo di Derrik si posa su di lui, Kim non abbassa lo sguardo, ma lo fissa negli occhi e gli rivolge un sorrisetto beffardo. Sembra volergli dire: forza, fai del tuo peggio, ti attendo. Sai dove trovarmi.
Se possibile, lo sguardo della volpe grigia si carica ancora più di odio.
Vorrebbe alzarsi e dirgli che la fasciature gli dona, ma non è il caso di esagerare.

Lanciato lo sguardo di sfida, saluta tutti e se ne va a dormire. La sera prima avevano dormito in una stalla puzzolente, in un giorno l'ambiente era già cambiato in meglio. Oggi dormivano tutti insieme in una tenda, sarebbe stata la loro nuova casa. Non era comoda come quella di Buonaterra, ma se la sarebbe fatta bastare. Si sceglie il giaciglio ed appena lo tocca piomba in un sonno profondissimo. Riuscirà a svegliarsi?

L'indomani mattina all'alba le reclute si dirigono allo spiazzo dove trovano Jørgen in compagnia di altre 4 volpi grigie.
'Ieri vi siete allenati tra di voi, oggi invece ho chiamato quattro tra le migliori lame delle volpi grigie. Vi allenerete a gruppi ristretti affrontandoli a turno. Passerete tutta la mattina con loro. Correggeranno i vostri errori e vi insegneranno nuove cose.'
'I gruppi li sceglierò io.' dice l'istruttore leggendo gli sbardi di Vanni ed Erio che vorrebbero stare insieme
'Blerin, tu ti allenerai con Erika. Erio, te ti allenerai con Cristo. Voi altri 3 insieme. Ho raggruppato persone che provano ad usare la spada con stili differenti, chissà che non impariate qualcosa anche osservando gli altri!'

'Ma prima di iniziare bisogna scaldarsi un po'! A terra, fatemi 30 piegamenti!'
 
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