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RPG Sandbox» Forums » Play By Forum

Subject: Le Nuove Terre IC rss

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Pietro
Italy
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Tre mesi fa

“La vita sotto l’Impero era tutta un’altra cosa… non potevamo nemmeno avere un nome nostro quella volta, capite? Dovevamo portare il nome del nostro padrone, eravamo marchiati come la nostra mucca qui fuori, animali da comprare e rivendere. Vedete questo segno qui, sulla mia spalla? Questa specie di alberello? Questo è lo stemma della casata dei Sersidi, i miei padroni di un tempo, me lo hanno inciso a fuoco tre giorni dopo che ero nato… ma queste sono storie che mi ha raccontato vostra nonna, io ero ancora troppo piccolo per potermele ricordare…
La Grande Rivolta sì che me la ricordo. E la Traversata delle Fauci. Quella me la ricordo fin troppo bene. Avevo quasi sedici anni allora, già abbastanza forte e temprato dagli anni di guerriglia da portare spada e corazza, ma non abbastanza esperto da combattere nelle prime linee. Vostro nonno, lui sì. Lui era stato uno dei primi a seguire Leos Liberato dopo la sua prima vittoria contro la milizia della capitale, prima ancora che scendesse in campo l’Armata Imperiale e iniziasse la vera guerra. E quel giorno, quando la nostra armata di straccioni era ormai in rotta e cercava la via disperata della fuga sulle montagne, lui rimase indietro a cercare di rallentare i nostri inseguitori. Ricordatevelo ogni volta che incontrato un Uomo Nuovo: oggi non sarebbe qui se vostro nonno e i suoi compagni non avessero dato la vita nella battaglia della Forra Bruna…
Si dice che quasi metà di noi morirono quel giorno, trucidati come maiali al macello dalle infami spade dell’Imperatore o sfracellati in fondo al crepaccio. E quasi tutti gli altri morirono di freddo e fame durante la Traversata. E non credetevi che una volta arrivati qui sia stato tutte rose e fiori. Era tutto nuovo per noi e nessuno era disposto ad accoglierci o cedere il passo. Per due volte abbiamo dovuto imbracciare le armi contro quelle bestie selvagge degli Izmiri, e per due volte abbiamo difeso quello che ci eravamo conquistati.
Per secoli non abbiamo avuto diritto nemmeno alla nostra stessa vita, e quello che oggi ci siamo conquistati con lacrime e sangue nessuno potrà mai portarcelo via, nessuno…”

Così vi parla vostro padre, sull’onda dei ricordi, storie che avete già sentito raccontare decine di volte, da lui o dagli altri vecchi del villaggio. Vecchi per essere degli Uomini Nuovi, si intende. In un villaggio di 30 focolari come il vostro, poco più di 10 persone raggiungono i 50 anni. Vostro padre è uno di questi. Veterano della Grande Rivolta e delle due Guerre delle Terre Arse, uno dei membri più stimati della comunità. Unica macchia sulla sua reputazione: vostra madre.
Nel villaggio da piccoli vi chiamavano bastardi, alcuni dicevano che vostra madre era una selvaggia Izmira, altri una prostituta di Delfos, altri ancora una strega. Vostro padre si è sempre rifiutato di affrontare anche solo di sfuggita il discorso e i vostri unici ricordi sono di lei a letto, pallida come la cera. Un po’ come vostro padre ora. Anche se lui è più giallastro. Non smette di parlare ma la voce è sempre più fioca, lo sguardo sempre più annebbiato.

“Prendetevi cura di vostra sorella e di sua madre, forse non vi avrà dato la vita, ma vi ha cresciuti come se foste figli suoi, questo non potete dimenticarlo… Il sacerdote al tempio della Madre ha detto che verranno tre anni di siccità e già il nostro campo non rende più bene da tempo. Se non ci penserete voi moriranno di fame… - vostro padre è costretto a fermarsi per un violento attacco di tosse che macchia le lenzuola di sangue scuro – Vi guarderò dall’alto delle Sorgenti Gialle, rendetemi orgoglioso figli miei… e vivete liberi…”

Dopo essere sopravvissuto a mille battaglie si è spento così. Forse un po’ triste ma di certo meno truculento che trafitto da una lancia Izmira. Tutto quello che rimane della sua gloria passata sono una cotta di maglia, un elmo, uno scudo di legno rinforzato, una spada e una balestra, cimeli di guerre ormai vecchie conservati con cura meticolosa. Oltre a questo vi lascia una misera casetta, una mucca rachitica, un maiale, un pezzo di cattiva terra più la responsabilità di una bambina di otto anni e di sua madre. Non vi resta che ammazzare il maiale per lasciare qualcosa da mangiare in casa, vendere la mucca per tirare su un po’ di contante per il viaggio e prepararvi a partire per Novissima, la città di cui tutti parlano come della nuova frontiera dove tutto è possibile per chi ha volontà e talento.
Mentre raccogliete le vostre cose e sistemate la roba di vostro padre vi imbattete in un baule chiuso da un lucchetto arrugginito, come se non venisse aperto da anni. Lo aprite a forza e dentro trovate vestiti e oggetti da donna. Riconoscete un monile di corallo con un filo di argento. Vostra madre lo portava sempre al collo. Impossibile dimenticarlo anche dopo tutti questi anni. In fondo al baule trovate anche un pesante tomo rilegato in pelle scura con borchie di ottone e un plico di lettere ingiallite legate da uno spago. Li aprite ansiosi di scoprire qualcosa su vostra madre ma sia le lettere che il tomo sono scritti con dei segni a voi ignoti, quest`ultimo è addirittura costellato di oscuri disegni e diagrammi. Non ne fate parola con nessuno nel villaggio ben sapendo che reazione aspettarvi, ma la curiosità vi impedisce di abbandonare i preziosi ritrovamenti, dove può esserci qualcuno in grado di aiutarvi a decifrarli se non a Novissima?

Ed eccovi ora alla porte del villaggio con vostra sorella e la vostra matrigna in lacrime a salutarvi, incertezza ed eccitazione si mescolano nei vostri animi, e che in questo momento ci crediate o meno, cosa dire se non: “Torneremo carichi di gloria e di ricchezze!”



Oggi
19º giorno del 7º mese, 43º anno del Nuovo Calendario Lunare


Mai. Mai avete visto qualcosa di simile nella vostra breve vita. Mai lo avete anche solo immaginato.

Le porte di Novissima splendono sotto il cocente sole della tarda mattina estiva. Sono immense. Alte forse 20 braccia. Un gigantesco arco di granito nero sormontato da una altrettanto gigantesca testa di pietra dalla bocca spalancata e con un unico occhio. E poco importa che siano rovine vecchie di secoli e che uno dei fantastici animali di pietra che reggono le colonne ai lati della porta sia praticamente distrutto.
E le porte non sono che la cornice del vero spettacolo. Un gruppo di artisti girovaghi sta uscendo ora dalla città cantando, danzando e facendo acrobazie, seguito da uno stuolo di bambini non ancora sazi dei loro numeri. Nello stesso momento un carro di ferro tirato da una coppia di cinghiali bianchi e scortato da una dozzina di Nani coperti di pesanti armature e armati con asce e martelli più alti di loro sta varcando le porte nella direzione opposta. Una bestia grande come cinque cavalli e con un naso lungo fino a terra vi passa accanto tirata da un Delfico dal cranio rasato completamente ricoperto di stoffe colorate…

“Figli di cagna cosa fate li piantati come dei pali nella merda! Non vedete che bloccate il passaggio?”
Il grido vi risveglia dal vostro sogno ad occhi aperti.
“Non ci sono olifanti nel vostro paesello di campagna, eh?”
È un uomo sui trent’anni che vi sta parlando. È vestito con l’uniforme rossa e blu della guardia cittadina, indossa una corazza di cuoio e un elmetto di ferro e porta una spada alla cintola. Il ricamo sul petto della sua uniforme e la decorazione dello scudo di legno che porta legato al braccio rappresentano entrambi lo stemma di Novissima diviso in quattro settori con il dado, l’uovo, la spiga e la spada.
Con fare sgarbato e frettoloso vi spinge oltre la porta: “Per tutti i nuovi arrivi in città è obbligatorio registrarsi presso le Dogane. Vedete quel palazzo là in fondo? – vi dice, indicandovi un edificio di pietra a due piani circondato da portici che si trova all’altro lato dell’affollatissima piazza – Se riuscite a non perdervi prima, andate la e cercatevi qualcosa da fare. Qui a Novissima c’è bisogno di braccia forti e buona volontà, non di marmocchi pigri ed inetti. E se vi ribecco a ciondolare intorno alle porte con lo sguardo perso nel vuoto vi rispedisco dritti da dove venite a calci nel culo, che sia chiaro!”

Ancora storditi dal caos che vi circonda, attraversate la piazza e raggiungete il Palazzo delle Dogane. Sotto il portico si trova un lungo banco di legno al quale siedono numerosi funzionari che registrano alacremente persone, animali e merci tra montagne di pergamene, pianti di neonati, bilance truccate, risse e puzza di letame. Dopo una lunga attesa riuscite finalmente a far scrivere il vostro nome e il vostro villaggio di provenienza alla voce “In cerca di occupazione” e a vedervi rilasciato un permesso di residenza entro le mura cittadine di otto giorni, il tutto per la modica cifra di un pezzo di argento a testa: ora del ricavato della vendita della mucca non vi restano che 22 misere monete. Venite quindi indirizzati verso l’interno.
Ubbidienti, entrate in una grande sala con il soffitto a volte divisa da arcate sorrette da slanciate colonne polistili. Dalle alte e strette finestre ogivali penetra una luce soffusa e l`aria è piacevolmente più fresca che all`esterno. Nonostante la sala sia affollata di persone l`atmosfera è molto meno caotica che nella piazza.
Lungo il perimetro della sala sono disposti dei grandi tavoli di marmo.

Accanto a quello più vicino alla porta d`ingresso si trovano un ragazzo e una ragazza alti e biondi con indosso l`uniforme della guardia cittadina, sorridono e parlano animatamente con le numerose persone ferme ad ascoltarli, alcune delle quali sono in fila davanti a un tomo aperto sul banco di marmo sul quale a turno registrano il proprio nome. Sul muro dietro di loro è appeso uno striscione di stoffa sul quale campeggia il simbolo della città e la scritta a grandi lettere “DIFENDI LA TUA NUOVA PATRIA! ENTRA NELLA GUARDIA NOVA!”

Dietro il tavolo di fronte è seduto un nano dalla folta barba brizzolata, è vestito con logori abiti da lavoro ed è intento a fumare una pipa e a discutere con le persone accalcate intorno a lui. Accanto a lui scorgete un cartello di legno con dipinta con grafia squadrata la seguente scritta: “SI CERCANO OPERAI PER LAVORI AL QUARTIERE ANSA. UN PEZZO DI ARGENTO AL GIORNO PIÙ VITTO E ALLOGGIO.”

Nel bancone accanto, altrettanto affollato, si trovano due donne di mezza età con indosso abiti rurali, sul telo di stoffa appeso alle loro spalle è scritto: “SI ASSUMONO BRACCIANTI PER LA RACCOLTA DELLE MELE. TRENTA MONETE E TRENTA CHILI DI MELE”.

Dall`altro lato della sala, in piedi sul bancone, scorgete una creaturina alta meno di un metro e dalla pelle grinzosa e verdastra che passeggia nervosamente avanti e indietro sulla piana di marmo discutendo animatamente con un gruppetto di giovani. Qualche mercante Nano lo avete pur visto passare dal vostro villaggio con il suo carico di pietre lavorate o armi e utensili di acciaio, ma questo? Che sia uno di quegli orrendi Goblin del sud di cui tanto avete sentito parlare? Dietro il bancone, in piedi nella penombra, scorgete due giovani uomini, la pelle cotta dal sole, i corpetti di pelle di capra e i turbanti non lasciano dubbi: Izmiri.

Ancora più verso il fondo della sala, seduto dietro un altro banco di marmo bianco, scorgete ancora un Nano. Il suo aspetto però è decisamente diverso da quello che offre posti da operai. Pingue e con capelli e barba ricci e molto ben curati, indossa abiti di foggia ricercata e sfoggia orecchini, monili e anelli di oro massiccio e pietre preziose. In piedi dietro di lui, appoggiato contro il muro della sala, scorgete un uomo semi nascosto dall`oscurità. Accanto al Nano, appeso ad un supporto metallico, pende un elaborato stendardo ricamato con una bussola e un piccone e la scritta, in mabarata e quello che vi sembra nanico, “BHRONNEN PIETRAVIVA E SOCI, ESPLORAZIONI, RILEVAZIONI E PROSPEZIONI MINERARIE”. Il Nano è intento a parlare con due ragazze che vedete di spalle.

Infine, al fondo della sala, dietro il banco di marmo rivolto direttamente verso l`ingresso, siede quello che vi sembra un Delfico. Un raggio di luce che entra da una delle finestre cade proprio sul suo cranio liscio. L`uomo è vestito con una tunica dai colori sgargianti, e dalle rughe sul suo volto e dalla sottile barba bianca che gli scende dal mento deducete che è ormai avanti con l`età. Il suo banco è l`unico al quale non si è fermato nessun avventore o curioso e, non appena vi volgete dalla sua parte, gli occhi del vecchio, di un azzurro che contrasta fortemente con la sua pelle olivastra, incrociano i vostri e il suo volto si increspa di uno strano sorriso, proprio come se vi stesse aspettando.
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zebi zebi
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Il villaggio.
In viaggio, finalmente in viaggio, lontano da quel minuscolo villaggio che è stato al contempo casa accogliente e prigione asfissiante per quasi ventanni. Finalmente libero.
E’ da sempre, da quando è morta mamma, che sognavo questo momento. Andarmene, conoscere, vedere il mondo. Certo, è triste che solo la morte di nostro padre ci ha ‘liberato’ dalla nostra ‘schiavitù’, il legame alla terra. Arare e seminare, seminare e raccogliere, raccogliere e conservare, conservare e seminare, e così via….. ascoltando le storie di nostro padre e degli altri vecchi, storie eroiche, storie di grandi imprese e paesi lontani. Sognando ad occhi aperti, guardando verso occidente.
Povero Vecchio, mi sembra ancora di sentire le sue parole “tutto quello che si è fatto in anni di lavoro, basta una stagione brutta per portartelo via, il campo non va mai abbandonato è tutto ciò che abbiamo. E’ per questo che ho combattuto tre guerre, tenetelo a mente”. Quanto ci voleva bene.
Poi c’era nostra madre, o perlomeno il suo ricordo…vago…confuso…forse inventato. Quante volte abbiamo fatto a botte io e miei fratelli con gli altri ragazzi del villaggio che ci urlavano “bastardi!!! Figli di strega!!!”. E forse un po’ ‘figlo di strega’ lo sono stato quando ho crocifisso il gatto di quel ciccione di Kurt che continuava a rompere il cazzo solo perché era più grosso. Gratuite crudeltà tra ragazzini, ma Kurt la lezione l’aveva capita.
In verità poi, pensare di essere figlio di una strega non mi dispiaceva affatto, anzi. Mi rendeva speciale, mi faceva fantasticare su posti lontani e irraggiungibili.
Irraggiungibili fino ad oggi.
Lo sapevo, lo avevo sempre saputo che quella del contadino non sarebbe stata la mia vita, anche se nostro padre non capiva, anche se nostro padre non ne voleva sapere, anche se nostro padre diceva “abbiamo combattuto per la nostra terra ed è qui che dobbiamo restare. Abbiamo tutto quello che ci serve per vivere”. Per vivere? Per sopravvivere forse. Le carovane di mercati che arrivavano dal sud, abiti sfarzosi, i cavalli robusti, la borsa piena, quelli si che avevano scelto di vivere!
Così mi ritrovavo a percorrere con il dito la mappa del mondo, regalo prezioso proprio di uno di quei mercati per avergli sellato il cavallo, passando dalle Fauci all’isola Cornuta, attraverso per la piana di Delfos fino alle foreste di Lamanthir… Ed è proprio grazie a quella mappa e alle sue lunghe descrizioni che ho imparato a leggere e a scrivere, cosa rara in villaggio come il nostro. A onor del vero il merito è del vecchio Arius, sacerdote della Madre, che assillato dalle continuo “che c’è scritto qui? E questo fiume come si chiama?”, preferì insegnarmi un’ora al giorno al tramonto i rudimenti della scrittura.
Quella mappa ora doveva essere percorsa, seppellito nostro padre potevo partire con i miei fratelli.
Lui aveva avuto la sua grande avventura ed ora iniziava la nostra.

La città.
La città era incredibile, niente di umano poteva essere così grande, così maestoso, così caotico. Un grande formicaio di granito con un dedalo di strade e un via vai continuo di gente. Tanta gente, più gente di quanta Cristo, il più giovane dei tre fratelli, fisico atletico temprato dal lavoro nei campi, capelli neri corti e la barba sfatta dal viaggio, ne avesse mai vista in vita sua.
Certo la guardia all’ingresso era stata una stronza, ma Cristo non si aspettava di trovare un tappeto di rose ad attenderlo. E, comunque, quel ‘coso’ con la proboscide, così si chiamava, era veramente grosso!
Si guarda intorno, spalanca gli occhi, si lascia trascinare dal fiume di persone. Non sarà facile, pensa tra se e se, anzi sarà dannatamente difficile, ma almeno ora hai la tua possibilità. Giocatela bene e stai attento. Su di una cosa nostro padre aveva sicuramente ragione “il mondo, la fuori, è pieno di figli di puttana!”.
“Fratelli ora abbiamo in mano il nostro destino, che si fa? Ci serve una sistemazione, del cibo e soprattutto un lavoro –ricordiamoci che abbiamo due bocche da sfamare oltre le nostre–, ma io non ho lasciato la campagna per mettermi a fare nuovamente il contadino o il manovale di città” disse guardando i cartelli esposti. E così due opzioni erano state scartate.
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Giacomo Mariani
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La città, Eccoci arrivati dunque… Cosa ci troveranno i miei fratelli, cosa ci sarà di così bello? è tutto così diverso… chi è questa gente? Dove sono i miei amici?-rimuginando Kim entrava in città cominciando quella che sarebbe stata la sua nuova vita. Gli mancava così tanto il padre e il suo paese, ma ora la sua famiglia erano i due fratelli. Erano tutto quello che gli rimaneva. Come, come poteva non seguirli? Proprio lui che era il fratello di mezzo, proprio lui che non si era mai distinto in niente. Per quanto lavorasse duramente c'era sempre un fratello che lo faceva di più, per quanto lui fosse bravo a trattare con i mercanti di passaggio c'era sempre uno che era meglio! E quella mappa! Addirittura lui Cristo, il più piccolo, aveva ricevuto una bellissima mappa come premio per il suo lavoro! E lui? Solo una stupida spada arrugginita! ARRUGGINITA!

Ma ora era là, in città. Il campo lontano dietro di se, l'avventura davanti.

Nella sala:

Che sala incredibile! E quanta gente! Lo sguardo andava a destra e poi a sinistra e poi ancora a destra. Cercava di vedere tutto, di capire tutto. Si sentiva veramente eccitato! Dunque è così facile trovare un lavoro in questa città? Forse i fratelli dopotutto non avevano torto!
Proprio mentre si stava allontanando per vedere meglio, Cristo esordì:
“Fratelli ora abbiamo in mano il nostro destino, che si fa? Ci serve una sistemazione, del cibo e soprattutto un lavoro –ricordiamoci che abbiamo due bocche da sfamare oltre le nostre–, ma io non ho lasciato la campagna per mettermi a fare nuovamente il contadino o il manovale di città”
Istintivamente Kim rispose:
"Ma sono le uniche cose che sappiamo fare! Non credi che sia meglio un lavoro sicuro, qualcosa in cui siamo bravi?" In realtà però, mentre pronuncia queste parole, il suo sguardo è fisso sulla strana creatura che cammina sul bancone… e sui due izmiri dietro di lui!
"Andiamo a vedere da più vicino i vari banchi! Magari sarà più chiaro che lavoro offrano gli altri!" disse fissando sempre la strana creatura e avanzando, quasi istintivamente, verso quel bancone.
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zebi zebi
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Nella sala

Cristo si stava ancora guardando intorno ‘ubriaco’ dal turbinio di persone quando la risposta del fratello lo riporta rapidamente alla realtà.
Un altro lamento,l'ennesimo, come se da quando abbiamo lasciato il villaggio Kim avesse fatto altro “forse non dovevamo partire” “nostro padre non avrebbe voluto” “anche se viene la siccità poi torna la pioggia, è così da sempre, basta aspettare” “in città sono tutti ladri” “non sappiamo fare niente”e così via per giorni e giorni.
L’avrei voluto uccidere, in senso buono si intende…
E ora che finalmente eravamo arrivati si vuole rimettere a fare il contadino!
Cazzo no, a tutto c’è un limite!
Ma proprio mentre Cristo si sta per scagliare contro Kim per dirgli che…..si arresta.
Proprio lui che non si era mai interessato a nulla, o quasi, del ‘mondo esterno’, che non avrebbe mai voluto lasciare il villaggio, sembrava stranamente affascinato da quello sgorbio verde.Un occasione da non perdere.
“Vedi fratello anche tu hai trovato qualcosa che ti interessa…e ora basta lamentarsi, andiamo!” e così dicendo Cristo si affianca al fratello, lo prende per il braccio e lo trascina verso il banco di quella strana creatura.
Non che quel banco l’attirasse particolarmente, ma Cristo voleva che Kim fosse interessato, carico e pronto a mordere il mondo. Proprio come lui, in quel momento, forse illudendosi, si sentiva di poter fare.
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Francesco Montesi
Italy
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Il Villaggio

Spalle larghe, mani rovinate, la carnagione bruciata dal sole e una barba ispida che nasconde l'età.
Primogenito di una famiglia di contadini, una vita passata a zappare ed arare i campi.
La bestia da soma di mio padre; me lo ricordo ancora quando raccontava per l'ennesima volta, davanti al focolare, delle “avvincenti” battaglie contro gli Izmiri ai miei due fratelli seduti accanto a lui, mentre io fuori spaccavo legna.
Mentre loro erano il suo piccolo pubblico a cui narrare lontane imprese che gli facevano dimenticare in che condizione era piombato quello che un tempo era un prode e valoroso liberatore, io ero quello a cui spettavano i “grandi motti della terra”: per far felice la terra bisogna partire dal letame, la forza delle messi sta nel vigore di chi le lavora e così via.
Devo dire che quando ha spirato, nella mia solitudine, ho sorriso.
Ma gli anni di angherie in segreto glieli ho fatti pagare, tutti. Ricordo ancora quando la sua nuova donna era stata attratta dal mio corpo, giovane muscoloso aitante; non lo avevo fatto perchè mi piacesse, lo avevo fatto solo contro di lui.
E quanto rido ora a ripensarci.
Anzi, io la detestavo quella donna, aveva occupato il talamo che era stato di mia madre.
Penso di essere uno dei pochi ad avere un ricordo chiaro di mia madre e, mentre mio padre evitava di parlarne ed ogni volta che la richiamva alla memoria il suo discorso andava a finire nel racconto di battaglie, il suo pensiero in me si è sempre mantenuto forte.
Ricordo ancora quando il mio fragile corpo di bambino si era riempito di disgustose pustole gialle; mentre quello scemo dell'erborista del nostro villaggio mi aveva concesso pochi giorni di vita, il suo intervento mi evitò una morte che forse mi avrebbe risparmiato anni e anni di fatica. Nonostante siano passati molto anni ho chiaro l'odore di quelle strane e particolari erbe con cui unse il mio tremante corpo.
Ero il suo miracolo, così ricordo che mi chiamava, se fosse vissuta di più l'avrei convinta ad abbandonare quello zotico di mio padre, ma morì troppo presto per una donna di quella grazia.
I miei due fratelli, più piccoli di me di 7 e 9 anni, non la ricordano quasi più: hanno incrociato il suo sguardo quando erano troppo piccoli.
Sono stato io a tenere vivo in loro il suo pensiero, in quelle poche pause che nostro padre gli concedeva dai racconti di assurde e troppo distanti battaglie.
Gli anni passati nei campi a sgobbare avevano coniato il soprannome con il quale tutto il nostro piccolo villaggio mi conosce, “il Mulo”.
Devo dire meglio di quello con cui in tono spregiativo chiamavano me e i miei fratelli, i “senza madre”.
Quanto risi quel giorno in cui Cristo appese a testa in giù il gatto di quel Kurt, distante li osservavo mentre si godevano quella giovinezza, anche violenta, che mio padre costringendomi con la zappa in mano mi aveva tolto.
Che gioia provai il giorno prima di partire quando trovammo quel vecchio scrigno. Mentre Cristo e Kim si litigavano i vecchi cimeli di guerra di nostro padre io presi con me le lettere e i tomi di nostra madre, pur non essendo in grado di decifrarli sentivo che non potevano rimanere in quella casa che non le era mai appartenuta.
Abbandonando il nostro podere e la nostra vecchia vita non mi voltai indietro, dopo aver ricevuto un abbraccio complice dalla nostra “seconda madre” al quale non ricambiai, abbracciai forte la mia piccola sorellina, Erimel, che per la seconda volta nella mia vita mi legò forte alla stessa promessa fatta anni prima a mia madre sul letto di morte: “Abbi cura dei tuoi fratelli, non permettere che gli succeda qualcosa di brutto”.

Nella Sala

Le colonne e le arcate che avvolgono la grande sala dove siamo stati catapultati appena arrivati a Novissima mi tolgono il fiato. Personaggi strani che credevo dimorassero solo nei racconti di antiche battaglie e suoni e odori mai sentiti prima mi circondano, la terra sotto di me trema – distante dalla monotonia delle nostre povere vite – penso che sarà difficile trovare un nuovo punto d'equilibrio.
Il mio sguardo è attratto dal grosso bancone in fondo alla sala dove luccicano miriadi di pietre colorate. Oltre a quei tesori attira la mia attenzione anche quello che sembra essere un nano, diverso da come me lo sarei mai aspettato. Faccio giusto in tempo a leggere, con grosse difficoltà – essendo stato sempre devoto alla terra le uniche nozioni di scrittura che conoscono mi sono state insegnate da Cristo nelle lunghe notti passate sotto le stelle – il messaggio che campeggia davanti al bancone quando sento pronunciare il mio nome.
“Blerin!”
Non faccio in tempo a fare un passo verso il fondo della sala che la mia attenzione è attirata dagli schiamazzi prodotti dai miei due fratelli che, come abitudine, stanno scontrando i loro differenti caratteri.
Faccio alcuni passi e sono al loro fianco. Mentre Cristo, come c'era da aspettarsi, non riesce a tenere celata la sua felicità per essere finalmente all'“avventura” noto una strana espressione sul volto di Kim: attenta e curiosa; davvero strano per lui così fragile e timoroso, l'unico credo tra noi tre ad aver avuto il cuore pieno di tristezza nel momento in cui abbiamo abbandonato il nostro villaggio.
Qualcosa di strano doveva comunque esserci: l'attenzione del nosro fratello, tra tutte le ricchezze e le possibilità contenute in quella grande sala, è stata attirata da un esserino verde che si muove sgraziatamente dietro un bancone.
Cristo, eccitatissimo, prende sotto braccio Kim e si dirige verso la zona della sala in cui si trova l'esserino, li seguo tenendomi ad alcuni passi di distanza. Noto le due figure dietro il bancone, che siano Izmiri?
Il chiasso e la novità come era prevedibile ha inghiottito i miei due giovani fratelli, comincio a pensare che tra poco dovremmo seriamente iniziare a preoccuparci di trovare del cibo e almeno un giaciglio dove poter passare la notte.
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Pietro
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Mano a mano che vi avvicinate al banco cominciate a sentire sempre più chiaramente l`animata conversazione che il Goblin, senza smettere un attimo di passeggiare nervosamente avanti e indietro sulla piana di marmo, sta intrattenendo con il gruppetto di quattro persone davanti a lui: “Mi sembra una richiesta oltraggiosa! Pensate che non sia possibile trovare qualcun`altro disposto a scortare un semplice carico di stoffe attraverso le Terre Arse? 200 pezzi d`oro prima della partenza, 200 alla consegna della merce e 200 al ritorno a Novissima!? Oltraggioso!” il Goblin ha una voce stridula e, pur parlando un mabarata assolutamente corretto, ha un accento duro e aspro il che, unito al tono arrogante, risulta parecchio sgradevole. I due giovani Izmiri in piedi vicino al muro della sala sembrano seguire solo distrattamente la trattativa.

Vi fermate accanto al bancone proprio quando l`interlocutore del Goblin prende la parola. Si tratta di un uomo di media statura e di corporatura atletica, indossa abiti comodi ma di buona fattura e porta alla cintola un fodero di pelle intarsiata dal quale spunta l`elsa argentea di una spada, sul cui pomello è incastonata una vistosa pietra bianco-azzurra. Nonostante dimostri circa quarant`anni, i suoi capelli e il suo pizzetto, corti e curati, sono grigi come la cenere, così come i suoi occhi, che spiccano sulla sua pelle leggermente olivastra. In netto contrasto con il Goblin, il suo tono è perfettamente calmo e composto: “Richiesta oltraggiosa, dite? Messer Ghevizzir, mi spiace ma questo è il prezzo corrente per il servizio da voi richiesto. Il prezzo per una compagnia di venti armati addestrati, esperti e fidati, si intende. Chiedete pure della nostra reputazione a chi riteniate opportuno. Certo se volete rivolgervi ad altri siete liberissimo di farlo, ma poi vi dovrete assumere il rischio di vedervi abbandonato a voi stesso nel momento del bisogno, o peggio ancora assalito e derubato proprio da coloro che avevate assoldato per proteggervi. Dove è dunque il vantaggio di ingaggiare una scorta se poi ci si deve guardare proprio da questa?”. Le parole dell`uomo sembrano cogliere nel segno, il Goblin, infatti, continua a passeggiare avanti e indietro con le mani intrecciate dietro la schiena, la testa bassa e mugugnando suoni incomprensibili, proprio come se stesse seriamente valutando la sua proposta.

Intanto avete modo di studiare meglio i tre compagni dell`uomo dai capelli grigi.

Il primo a catturare la vostra attenzione è un Nano dalla pelle molto chiara, gli occhi verde smeraldo e barba e capelli corvini, lunghi e perfettamente lisci. La barba è adornata, circa all`altezza dello sterno, da un pesante fermaglio dorato di forma cilindrica e intarsiato di rune, i capelli invece sono sciolti sulle spalle. Indossa una tunica di colore chiaro lunga fino ai piedi e stretta alla vita da una cintura, anch`essa dorata e coperta di rune. L`aspetto alquanto inusuale (almeno per quello a cui siete abituati voi) e l`espressione seria del volto conferiscono al Nano un`aria al tempo stesso di importanza e di esotismo. Di certo non assomiglia a nessuno dei Nani che avete visto passare attraverso il vostro villaggio!

La seconda è una donna di circa trent`anni dai capelli castani, ricci e lunghi fin quasi alle spalle. Ha un viso un po’ aguzzo e mascolino ma, pur non essendo molto alta, ha un fisico slanciato e tonico e due occhi scuri grandi e luminosi. È vestita con un corpetto e calzoni di cuoio e legata alla cintola porta la balestra più piccola e più complicata che abbiate mai visto. Sul suo collo si intravede, semi-coperto dal colletto della blusa di lino, un tatuaggio che vi sembra rappresenti una bussola.

Infine il terzo è un uomo anch`egli sui trent`anni, alto e dalla corporatura muscolosa. È moro con capelli tagliati molto corti e una barba ispida, gli occhi nerissimi e un volto duro e squadrato. Indossa calzoni da viaggio e una camicia con le maniche arrotolate e aperta sul petto. Ha la pelle cotta dal sole e il suo unico ornamento sono tre cerchietti d`oro all`orecchio sinistro. In generale, pur non essendo almeno apparentemente armato, la figura imponente e l`espressione tesa e vigile danno all`uomo tutta l`aria di qualcuno con cui non sarebbe saggio iniziare una rissa.

Mentre siete intenti ad osservare la scena, l`uomo dai capelli grigi, ancora in attesa di una risposta dal Goblin, vi nota, vi squadra con un rapido sguardo e poi vi rivolge un sorriso eloquente: “Appena arrivati da un lungo viaggio, o sbaglio? Lasciate e che mi presenti, il mio nome è Django e questi sono i capitani delle mie Volpi Grigie – vi dice indicandovi i tre che sono con lui – Qual buon vento vi porta a Novissima, città dalle mille opportunità?”
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Giacomo Mariani
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Spinto da Cristo, Kim già si sta pentendo di quello slancio di curiosità. Prova invano a puntare i piedi, a svincolarsi da quella presa.

E dove diavolo è finito Blerin? Lui sicuramente avrebbe capito la sua titubanza e avrebbe fermato Cristo! Quante volte lo aveva protetto? Quante volte aveva usato la sua forza per allontanare i bambini del villaggio che lo prendevano in giro? -SENZA MADRE- il solo pensare a quelle parole gli faceva male. Certo anche Kim per quanto magrolino era dotato di buoni muscoli, ma non aveva mai saputo usare la sua forza al di fuori dei campi, mai. Avrebbe tanto voluto difendersi da solo, ma quelle parole -SENZA MADRE- facevano davvero troppo male. L'unica cosa che riusciva a fare era trattenere le lacrime. E quel maledetto di Kurt lo sapeva benissimo. Che sia dannato! Sempre a insultare, sempre!

Ma dove è? Mentre viene sospinto da Cristo, Kim si guarda attorno cercando invano di individuare l'imponente figura del fratello maggiore.

Ma ormai è tardi, Cristo e Kim sono arrivati davanti al banco con lo strano Goblin. Perso come è nei suoi pensieri e nella ricerca di Blerin, Kim non sente nulla dei discorsi che vengono fatti al banco. Nonostante la nuvola di pensieri che affolla la sua mente, non riesce a fare a meno di notare i tre strani individui che seguono l'uomo con i capelli grigi…

Che razza di nano è mai quello? Mai visto nulla di simile! I nani non avevano tutti la pelle scura? E quella è una donna oppure un uomo? Di certo non vorrei trovarmi a combattere contro di lei!

Sempre immerso nei suoi pensieri, Kim non si accorge che, proprio in quel momento, l'uomo dai capelli grigi si volta verso i due fratelli ed inizia a parlargli. Le uniche parole che riesce a sentire sono:– Qual buon vento vi porta a Novissima, città dalle mille opportunità?-

Kim vorrebbe rispondere, vorrebbe dire qualcosa, ma l'agitazione è troppa e riesce soltanto a balbettare prima di chiudersi in un imbarazzato silenzio.
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zebi zebi
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Chi tocca un fratello tocca tutti i fratelli.

Quando il padre di Kurt si è venuto a lamentare dell’uccisione di quell’inutile gatto, spinto dalle lacrime del figlio ciccione, nostro padre, malato, ha usato il suo ‘bastone’ Blerin. O meglio, ha cercato di usare il suo bastone…
Vai fuori e frusta tuo fratello, diceva, fai come se lo facessi io.
E a nulla valsero le obiezioni di Cristo«l’ho fatto perché Kurt insultava sempre la mamma, perchè faceva piangere Kim, se l’è meritato…».
Verità parziale. Certo, l’aveva fatto soprattutto per il fratello, ma non solo. E gli insulti alla madre lo ferivano, ma non così tanto. Fin da piccolo Cristo aveva imparato a non dare molto peso alle parole, a lasciarsele scivolare addosso come gocce di pioggia. L’opposto di Kim.
La realtà è che voleva dare una lezione a Kurt. Se ti lasci calpestare senza rispondere sarà sempre peggio, giorno dopo giorno.Kurt doveva capirlo. Subito. Anche se era più grosso non doveva rompere…perché ci sono mille modi per ferire un uomo, o nel nostro caso un ragazzino, e la maggior parte non richiedono l’uso di pugni e spade...
«VOSTRA MADRE E’ MORTA, DIMENTICATELA, DIMENTICATELA COME HO FATTO IO». La parola di nostro padre era stata data al padre di Kurt.
E in un villaggio come il nostro, dove non c’era niente, la parola era tutto.
Così Blerin, che aveva assistito alla scena in silenzio,inespressivo, porta Cristo nella stalla strattonandolo.
Questi cerca di difendersi, di evitare la punizione, ma Blerin non lo fa nemmeno parlare e gli sorride «non ti farò niente, stai tranquillo» un senso di sollievo invade Cristo, una volta suo fratello lo aveva davvero picchiato e ancora se lo ricordava… «hai fatto bene, chi tocca un fratello toccai tutti i fratelli, anzi di a quel ciccione che se tormente ancora Kim il prossimo ad essere crocifisso sarà direttamente lui e non il suo cane».
Cristo sorride, sapeva benissimo che Blerin non l’avrebbe mai fatto, ma poter minacciare quel ciccione paventando l’intervento del fratello lo avrebbe fatto letteralmente cacare sotto.
Blerin fa per andarsene, ma Cristo lo ferma «dai, dammi qualche frustata, lasciami qualche segno, altrimenti il vecchio se ne accorge e se la prende con te…ma non troppo forte».
Così, mentre si alza la blusa e stringe i denti a Cristo torna in mente quel giorno, il giorno in cui il fratello, forse per l’unica volta l’aveva picchiato veramente…quella volta se le meritava tutte…

Era d’estate ed era caldo proprio come ora, e al villaggio c’era il mercato. Uno dei pochi momenti in cui si vedevano facce nuove, cose nuove. Era la prima volta che ci andavamo da soli e Kim quel giorno non riusciva a parlare.
Sembra incredibile, ma proprio non ci riusciva, lui così timido e chiuso, forse per il fatto che eravamo soli passando di banco in banco non faceva altro che balbettare, bofonchiare e mangiarsi le parole…
La sera e per i giorni a venire Cristo non fece altro che tormentare il fratello. Non appena apriva bocca, Cristo iniziava a parlargli sopra balbettando e mugugnando finché Kim sfinito e umiliato scappo’ via piangendo.
E’ in quel momento che Blerin lo prese per un braccio e lo riempì di schiaffi fino a farlo sanguinare. Blerin è forte ed è grande e sui colpi fanno male…tra un colpo e l’altro ripete «lo sai com’è tuo fratello, non è come te, lui queste cose le soffre, non essere stronzo» e poi la frase, semplice e forse banale, ma che gli è rimasta impressa, «chi tocca un fratello tocca tutti i fratelli, vale per noi, vale tra noi».
Per una settimana Cristo non rivolse la parola al fratello maggiore. Poi gli lasciò un biglietto sul letto.
Blerin lo cerca, «Lo sai che non so leggere, che c’è scritto?».
«Niente, quello che hai detto tu. Chi tocca un fratello tocca tutti i fratelli»


Nella sala.

Cristo prosegue verso il bancone cercando di sgusciare tra la folla,trascinandosi dietro Kim che ora si impunta e inizia a dar segni di insofferenza. Gli spazi con troppa gente non gli sono mai piaciuti.
Voltandosi per esortarlo si accorge che Blerin è sparito…, ecco spiegato l’improvviso nervosismo del fratello. Vabbé sarà da qualche parte qui attorno, la sala per quanto grande è uno spazio chiuso. Ci ritroveremo. E certamente Blerin non se ne andrà senza di noi, non è il tipo.
Si volta nuovamente verso i banchi, etende l’orecchio,le parole del goblin e di quell’uomo lo incuriosiscono
Duecento monete d’oro solo come anticipo…e addirittura seicento a lavoro completato…più di quanto vale l’intero villaggio, animali compresi! Novissima era veramente la città dalle mille opportunità. Un albero carico di frutti che aspettavano solo di essere colti. Sperando solo di non scegliere quello sbagliato, quello marcio…
Sta ancora ascoltando la conversazione quando, l`uomo dai capelli grigi, ancora in attesa di una risposta dal Goblin, si gira e, dopo un rapido sguardo gli rivolge un sorriso eloquente: “Appena arrivati da un lungo viaggio, o sbaglio? Lasciate che mi presenti, il mio nome è Django e questi sono i capitani delle mie Volpi Grigie – vi dice indicandovi i tre che sono con lui – Qual buon vento vi porta a Novissima, città dalle mille opportunità?”
Le Volpi Grigie, una compagnia di ventura, tre capitani e venti elementi. Sicuramente dei professionisti visto il prezzo. Oppure il lavoro era veramente pericoloso…se le terre arse sono come le raccontava nostro padre, un coacervo di predoni, razziatori e selvaggi, un viaggio dannatamente rischioso, da non prendere alla leggera.
Django sembrava ben disposto, o perlomeno non uno stronzo come la guardia all’entrata, così Cristo, anche per sopperire al mutismo del fratello, sfodera il suo miglio sorriso e risponde rapido: «Macché appena arrivati! Non siamo mica novellini! Siamo esperti combattenti temprati nel ferro di mille battaglie. Non si vede?»
La pronta risposta di quel giovane strappa un sorriso alla Volpe Grigia e un sonoro risolino alla ragazza che lo segue.
Django li guarda divertito, due occhi di ghiaccio difficili da sostenere.
Kim abbassa lo sguardo, tra l’intimorito e l’imbarazzato.
Il solito Kim. Non l’ho mai visto reggere uno sguardo in via sua, neanche il mio o quello di Blerin che siamo suoi fratelli…boffonchia parole incomprensibili.
«Ragazzo» risponde la Volpe divertita «se la tua spada o il tuo arco fossero svelti anche solo un terzo della tua lingua, io stesso avrei paura a battermi con te…ma francamente ne dubito» questa volta è Django a strappare un sorriso a Cristo che continua «io sono Cristo e lui è mio fratello Kim, molto piacere. Ci siamo appena registrati alle dogane, laggiù, siamo in città da neanche un ora, veniamo da est e…cerchiamo un lavoro».
Ecco, l’aveva detto. Inutile girarci intorno.
Più persone si conoscono, più offerte si vagliano, e meglio si decide.
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Pietro
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“Se cercate un lavoro siete nel posto giusto, che ne diresti di un bel posto da bracciante o da manovale? Mi sembrano delle occupazioni adatte a dei ragazzi di campagna robusti come voi…” Così si rivolge Django a Cristo, indicando i banconi verso l`entrata della sala, ma è evidente che si tratta di una provocazione per stuzzicare il ragazzo, che infatti ribatte con uno sguardo stizzito. “Oppure esistono anche altre opportunità, più eccitanti, più redditizie ma anche più pericolose… Sei un ragazzo sveglio, questo mi sembra evidente, e avrai sicuramente già capito che lavoro facciamo io e le mie Volpi e forse avrai anche sentito che al momento siamo in venti. Quello che sicuramente non sai e che prima del nostro ultimo incarico eravamo in ventiquattro. Nel nostro ramo di attività difficilmente si arriva a morire di vecchiaia….”

“Messer Django! Accetto la vostra proposta – interrompe il Goblin con l`aria riluttante di chi ammette la propria sconfitta in una trattativa d`affari – Passerò questa sera a portarvi il contratto sul quale apporre il vostro sigillo e la prima parte di quanto vi spetta. La partenza è fissata tra cinque giorni all`alba.”

“Messer Ghevizzir, le Volpi Grigie sono onorate di essere al vostro servizio – risponde Django con un leggero inchino - Vi garantisco che, gli Antichi Dei non vogliano, se si presentasse l`occasione di dover proteggere voi o il vostro carico, non vi pentirete della scelta fatta”
Detto questo, Il Goblin e i due giovani Izmiri che sono con lui raccolgono le proprie cose e si avviano verso l`uscita.

“Cari i miei ragazzi, è stato un piacere conoscervi – Django torna nuovamente a rivolgersi a Cristo e Kim, mentre i suoi tre capitani già si stanno dirigendo fuori dalla sala - Ora, se volete scusarmi, abbiamo provviste da acquistare, cavalli da ferrare e armi da affilare per l`imminente partenza. Voglio dirvelo chiaramente: le Volpi Grigie stanno cercando nuove reclute e voi mi sembrate degli elementi validi. Quello che posso offrirvi sono addestramento, due pasti al giorno, una tenda sopra la testa e una spada in mano. E al ritorno da questo primo lavoro, se vi sarete condotti bene, cinque pezzi d`oro a testa e il rango di soldato. Avete tempo fino a domani al tramonto per pensarci. Se siete interessarti venite a cercarmi al Tempio di Maliat.”

Django mette una mano sulla spalla di Kim e una su quella di Cristo e vi fissa dritti negli occhi, proprio come se stesse cercando di scrutarvi nell`animo: “Queste sono le Nuove Terre, le possibilità sono infinite per chi ha spirito saldo e mente svelta. Oggi siete dei ragazzini senza arte né parte, domani chissà? Se verrete con noi potreste diventare ricchi, famosi e circondanti da belle donne: i soldati di ventura più richiesti di tutta Novissima!” La Volpe Grigia vi lascia e si incammina dietro i suoi capitani, ma non prima di essersi voltato verso di voi un`ultima volta con il suo solito sorriso beffardo: “Oppure potreste sempre fare i braccianti…”
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zebi zebi
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Il giovane Cristo segue con lo sguardo la sagoma di Django uscire dalla sala, poi si volta verso il fratello, gli da una pacca sulla spalla e sorridendo esclama'visto, abbiamo già trovato un lavoro, di certo in questa città non moriremo di fame! Su andiamo, vediamo gli altri banchi cosa offono'.
Ma prima di muoversi si guarda intorno alla ricerca di Blerin, ansioso di raccontargli tutto...
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Francesco Montesi
Italy
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Il numero delle persone che camminano intorno a me aumenta.
Rumori di passi sul pavimento di pietra e persone che parlano che sembra il raglio di un asino mi distraggono. Mi fermo un attimo e mi guardo attorno. Da quando siamo partiti dalla nostra casa è la prima volta che mi sento veramente estraneo e diverso da ciò che mi circonda.
Sospiro con uno sguardo un po' ebete per il pensiero, quando mi accorgo che Cristo ha trascinato ad una velocità mai vista Kim davanti al bancone dove si trova l'esserino.
Stanno parlando?!? Mentre tento di capire cosa stiano facendo i miei fratelli e se stiano veramente parlando con l'uomo davanti al bancone, avanzo districandomi tra le persone che mi si parano davanti.
Il mio passo è veloce e il mio sguardo fisso su di loro.
Quando sono a circa venti metri, dopo aver attraversato quasi completamente la grande sala riesco a vedere la scena di cui i miei due fratelli sembrano essere i protagonisti indiscussi.
Stanno parlando con un un uomo di cui la prima cosa che noto è una spada legata alla cintola, non ho mai visto, invece, altri esmplari di quell'esserino che saltella e – mi sembra – impreca sopra il bancone. Altri tre, prima al fianco del bancone, si voltano e si dirigono verso il centro della sala – verso di me – dopo un cenno di saluto con l'uomo che sta ancora parlando con i miei fratelli.
Il mio sguardo cerca il loro, li osservo meglio: un uomo, una donna – mi sembra – e un nano, armati, parecchio!
Per loro invece sono come invisibile, mi passano accanto senza neanche notarmi.
Sono ormani a un passo da Cristo e Kim quando vedo che l'uomo poggia sulle spalle dei miei due fratelli le sue mani, li saluta e si allontana. Un espressione di stupore mi si dipinge in volto.
Cristo e Kim, abbandonato l'uomo, si girano nella mia direzione. Colgo prima le parole che Cristo pronuncia: “Eccoti!” poi la sua espessione: soddisfazione mista eccitazione. Incrocio lo sguardo con quello di Kim: timore, preoccupazione e eccitazione!
Cosa?!? penso tra me e me.
La mia espressione di stupore subisce una rapida virata verso una di preoccupazione e perplessità.
“Allora!? Non si aspetta? Dobbiamo pensare a cosa fare per quando calerà il sole!” nessuno dei due mi sta minimamente ascoltando “ditemi che non avete preso alcun accordo con quelle persone?!?”
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Giacomo Mariani
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mb
-N..N…N.. Non- balbetta Kim ancora stordito per la proposta e sconcertato dalla facilità con cui, a due perfetti sconosciuti, fosse stata fatta.
-Penso che Kim voglia dire che non abbiamo preso accordi con nessuno-dice Cristo sovrapponendosi al fratello- sebbene l'accordo fosse molto favorevole! Addestramento, vitto e una tenda in cui dormire! Tutti i nostri problemi risolti in un solo momento!- Cristo era visibilmente eccitato dall'incontro e dalla proposta.- Ma magari si può avere di meglio! Forza fratelli andiamo a vedere cosa offrono gli altri banchi!
-Se proprio non vogliamo fare i braccianti questa proposta la dobbiamo tenere in seria considerazione! In fondo quei quattro sembravano sapere il fatto loro… mi sentirei protetto a fare la recluta nella loro compagnia!- Kim ormai si stava rassegnando, non avrebbero più fatto i braccianti. Lo si capiva dallo sguardo sognante di Cristo, ma anche da quello di Blerin. Il fratello maggiore cercava di non far trasparire le sue emozioni, voleva essere un punto di equilibrio per i fratelli più piccoli, ma bisognava essere ciechi per non vedere la sua voglia di riscatto e di cambiamento.
Però… se proprio non si poteva fare un lavoro tranquillo e sicuro, almeno che si scegliesse un lavoro con dei capi dall'aspetto affidabile! Quei 4 uomini sembrano proprio sapere il fatto loro!
-Forza proseguiamo nel nostro giro, andiamo a vedere cosa ha da offrirci la sorte!- detto questo Cristo si dirige insieme ai fratelli verso il banco del delfico in fondo alla sala.


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zebi zebi
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Così Cristo, mentre si dirge verso il banco del delfico, continua a raccontare a blerin I dettagli dell'incontro con Django.....gli dice Della paga, 5 pezzi d'oro, dell'addestramento Che avrebbero ricevuto, di quanto quella vita fosse redditizia, dei posti lontani che avrebbero visto....."ma non abbiamo ancora stretto Nessun accordo fratello...non temere, mi ricordo che ci hai fatto giurare che ogni scelta l'avremmo fatta assieme. Tranquillo".
Ma nonostante le parole del fratello lo sguardo di blerin diceva Che non era tranquillo affatto.
Cristo si ferma, di colpo, e fissa negli occhi il fratello maggiore.
" non ho intenzione di divenire carne da macello di un capitano di ventura, ma quell'uomo può insegnarci a portare una spada. E non dico le stronzate che ci ha insegnato nostro padre, guardia alta, guardia bassa, affondo..etc. Ma può insegnarci veramente come si combatte e come ci si difende...io non voglio inchinarmi per il resto della mia vita d'innanzi a chi porta la spada..non voglio che altri, solo perchè armati possono essere padroni della mi vita...anche Leos lo diceva, solo chi sa difendere la propria vita e padrone della propria vita....pensiamoci e intanto vediamo gli altri banchi cosa offrono" così dicendo Cristo, ostentando un gran sorriso, continua ad avanzare verso il banco del delfico.
In realtà il più giovane dei fratelli era letteralmente terrorizzato...quattro morti nell'ultimo 'lavoro' non erano pochi e lui, come i suoi fratelli, non avevano mai combattuto...ma come aveva detto quell' uomo dai capelli argentati se non vuoi fare il bracciante qualcosa devi rischiare...
E lui il bracciante non lo voleva piú fare.
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Pietro
Italy
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Dirigendovi verso il fondo della sala, dove si trova il vecchio che vi sembra un Delfico, passate davanti al banco di “BHRONNEN PIETRAVIVA E SOCI” e, mentre Blerin e Cristo sono presi dalla loro discussione, il silenzioso Kim, che come tante persone solitarie ed introverse ha uno spirito di osservazione non comune, non manca di notare le due ragazze che hanno appena finito di parlare con il grasso Nano ingioiellato e stanno ora venendo nella direzione opposta alla vostra. Devono avere poco più di vent`anni. Una è abbastanza bassa e con il fisico robusto e la pelle abbronzata di chi, come voi, è cresciuto nei campi. Indossa dei semplici abiti da viaggio piuttosto consunti, ha capelli castano scuro tagliati molto corti, cosa abbastanza inusuale per una donna, e porta alla cintola una corta daga in un fodero di cuoio, cosa ancora più inusuale! Il suo viso, nonostante sia leggermente rotondeggiante, ha un`espressione dura e seria. L`altra ragazza è alta e slanciata, ha capelli ramati con venature bionde legati in una lunga coda di cavallo e la pelle chiara. Anche lei indossa abiti semplici e non nella loro migliore condizione, ma i merletti ai polsini e al colletto della sua blusa, gli orecchini, i braccialetti e una piccola spilla appuntata sul petto, tutti di semplice argento, dimostrano, nonostante tutto, una ben maggiore cura del proprio aspetto rispetto alla sua compagna. I suoi grandi occhi verdi sul viso sottile e cosparso di piccole lentiggini hanno un`aria concentrata mentre la ragazza ascolta attentamente le parole dell`altra. Kim riesce a cogliere qualche frammento della voce stentorea, quasi mascolina, della ragazza più bassa: “...fidati di me, è la scelta migliore che possiamo fare…”, “…guadagno relativamente facile…”. Prima che le due ragazze passino oltre, per un attimo lo sguardo di Kim incrocia quello della ragazza più alta, facendo inevitabilmente arrossire lui e strappando un lieve sorriso a lei.

L`attenzione di Blerin, invece, mentre Cristo continua a parlare di spade e addestramenti, si rivolge presto al banco del Nano, che aveva già catturato il suo sguardo dall`ingresso della sala. Sopra il bancone è stesa una grande pergamena coperta di linee intricate, forse una mappa, ma di che luogo il Mulo non saprebbe proprio dire così di sfuggita, e molto probabilmente nemmeno a un`analisi più attenta. Sopra la mappa sono poggiati degli strani strumenti: quella che sembra una grossa bussola e poi altri piccoli attrezzi di legno e ferro dall`utilizzo incomprensibile. Il Nano, seduto in tutta la sua mole su una grande sedia di legno, è intento a discutere con l`uomo che era alle sue spalle e che adesso è in piedi accanto a lui, appoggiato con una mano sul bancone. Ora Blerin può vederlo in volto, l`uomo deve avere sicuramente più di quarant`anni, anche se non è facile giudicarne l`età dal volto rovinato dai segni del tempo. In netta contrapposizione con la curatissima capigliatura e le ricche vesti del Nano, l`uomo ha capelli neri striati di bianco assolutamente incolti e lunghi fin quasi alle spalle e una barba rada e nelle stesse condizioni di incuria e indossa una logora mantella di tela oleata dal colore ormai indefinibile. Sentendosi osservato si volta un attimo verso Blerin, giusto il tempo per mostrare l`altro lato della sua faccia, sfigurato da un`orrenda cicatrice che copre anche l`occhio sinistro, ormai cieco e bianco.

Chi perso dietro i suoi sogni di gloria, chi dietro il sorriso di una ragazza e chi colto di soprassalto da un volto sfregiato, vi accorgete di essere arrivati in fondo alla sala solo quando siete ormai a pochi passi dalla vostra meta…

All`improvviso vi rendete conto che qui l`atmosfera è stranamente calma e silenziosa, quasi come se aveste superato una soglia invisibile che ora vi separa dal resto della sala. Oltre a voi tre qui c`è solo il vecchio, seduto su una poltrona di legno dietro il banco di marmo. Ha un`età indefinibile ma di certo non può avere meno di 60 o 70 anni. Indossa un lunga veste di seta variopinta bordata d`argento e porta al collo un pesante collare di argento intarsiato formato da 5 anelli concentrici che gli scendono sul petto. Le sue mani sono infilate ciascuna nella manica opposta della tunica. Ha baffi e barba bianchi e sottili che gli scendono fino all`altezza del petto e la sua pelle olivastra è segnata dall`età ma ancora relativamente tesa e liscia. I suoi occhi turchesi, colore alquanto strano per un Delfico, almeno nella vostra limitata esperienza (ma sarà un Delfico poi?), sembrano stranamente brillanti e giovanili e per nulla appannati dalla vecchiaia e, soprattutto, sono fissi nei vostri. Vi saluta con un leggero sorriso.
“I tre fratelli Fortebraccio. Siete in ritardo – Vi dice con voce pacata e un leggero accento di Delfos – Prego, accomodatevi”. Il vecchio estrae dalle ampie maniche della sua tunica una mano affusolata dalle lunghe unghie affilate e laccate d`argento e vi indica tre sgabelli di legno posti di fronte al bancone che fino a quel momento non avevate affatto notato. Parecchio stupiti dalle parole del vecchio e domandandovi come faccia a sapere il vostro nome vi sedete sugli sgabelli, che sono un po’ troppo bassi rispetto al bancone e alla poltrona del vecchio, che ora siete costretti a guardare dal basso verso l`alto. Sulla piana di marmo, davanti a ciascuno di voi, una moneta d`oro. Come avete fatto a non notarle prima? Ora ce le avete talmente vicine alla faccia da poter leggere il motto di Novissima inciso sulla superficie in mabarata antico: “HOMO FABER EST FORTUNAE SUAE”. Cristo, sempre il più impaziente, allunga subito la mano per prendere quella davanti a lui e guardala ancora più da vicino, ma la moneta sembra come saldata alla piana di marmo.
“Non così in fretta giovane Cristo – dice il vecchio, per nulla scomposto – potrai averla se accetterai di compiere un servizio per me. E un`altra ancora una volta che il vostro compito sarà concluso.”

“Si tratta semplicemente di scendere in fondo a un pozzo.”
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zebi zebi
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‘’Due monete d’oro a testa per calarsi in un pozzo? Questo pozzo deve essere molto profondo o…molto pericoloso…messere’’ risponde così Cristo all’enigmatica proposta del vecchio, ritirando la mano dal tavolo con la faccia stupita di chi ha appena subito un gioco di prestigio.
Quel vecchio……
Come conosceva i loro nomi? non si erano presentati. E il loro cognome? in città non lo avevano mai nominato…tranne che alle dogane, certo! Al momento della registrazione! Che avesse un contatto la? e perché aspettava proprio loro? tre sprovveduti ragazzi di campagna…Un amaro pensiero lo coglie…forse, proprio perché erano tre sprovveduti ragazzi di campagna…
C’era qualcosa strano in quel vecchio…qualcosa…qualcosa che, in qualche modo lo inquietava…se ne sentiva ipnotizzato e la sensazione non lo faceva impazzire.
Ma due pezzi d’oro per calarsi in un pozzo erano una di quelle offerte che non si possono rifiutare. L’aveva fatto mille volte al villaggio, per gioco, per cercare refrigerio nelle calde giornate estive, per nascondersi dalle botte del padre, per far vedere alla figlia del mugnaio quanto era coraggioso, etc.
Già, ma consisterà veramente solo in questo il lavoro offerto dal vecchio?
Cristo era un ragazzo di campagna…ma non era stupido, tutt’altro.
E se una cosa, nonostante la giovane età, pensava di averla capita era che nessuno ti regala niente.
Così, con la testa piena di domande, Cristo alza lo sguardo dalla moneta incredibilmente piantata sul bancone e fissando gli occhi turchesi di quell’uomo dall’età indecifrabile prosegue ‘’allora messer...'' una breve pausa per lasciare al vecchio il tempo di presentarsi ''dove si trova questo pozzo? E cosa dobbiamo recuperare?’’
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Pietro
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“Chiamatemi pure Democrites – risponde il vecchio – e sì, si tratta di un pozzo molto profondo. Profondo e antico. Appartiene alle rovine sulle quali è stata fondata Novissima, in quello che oggi viene chiamato il quartiere Ansa.”

Il vecchio continua a fissarvi negli occhi, mentre con la mano dalle unghie argentate si accarezza la lunga barba caprina, un raggio di luce gialla filtra dal finestrone ogivale alle sue spalle e si riflette sul suo cranio perfettamente liscio e sulla lucida piana di marmo.

“Non dovrete riportarmi nulla dal fondo del pozzo. Solo raccontarmi quello che avrete visto.”
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Giacomo Mariani
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-Non mi piace per niente- pensa Kim- Come diavolo fa a conoscere il nostro cognome? Un pozzo profondo ed antico? Mmmmhhhh non mi piace per niente questa proposta… Il vecchio Arius al villaggio diceva sempre che ogni uomo ha il suo destino da compiere… non vorrei proprio che il mio preveda di morire in fondo ad un pozzo per mano di non si sa cosa… Antico e profondo?-pensando a queste parole un brivido freddo gli attraversa le ossa- Per due monete d'oro? Non mi piace per niente.

Con un'espressione dubbiosa stampata sulla faccia, Kim cerca di osservare i suoi fratelli per capire i loro pensieri. Con la segreta speranza che anche loro non siano conviti… magari si poteva andare a sentire cosa aveva da offrire il nano… e lì c'era la speranza di lavorare con quelle due ragazze!
Sicuramente Kim voleva molto bene ai suoi fratelli, però…
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zebi zebi
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Cristo ascolta con attenzione le parole del vecchio dallo strano aspetto.
C’è qualcosa che non lo convince.
Ed anche i suoi fratelli sembrano perplessi, Kim ce l’ha stampato in faccia. Mai che sappia nascondere un'emozione.
Ma la curiosità è più forte…e visto che nessuno dei suoi fratelli si decide a parlare, prosegue nella speranza di ottenere qualche informazione in più ‘’non sapevo che Novissima fosse stata costruita sulle rovine di una vecchia città…da chi era abitata prima?’’.
Poi, senza dare al suo interlocutore neanche il tempo di rispondere, continua ritornando al ‘punto’ della conversazione ‘’e per quanto riguarda quel pozzo, l’Ansa è un quartiere molto grande –l’aveva visto in una mappa esposta alle dogane, al momento della registrazione− dove si trova di preciso? E lei ha detto che è molto profondo, ma molto quanto? 40 braccia? 100 braccia? Di più?’’ ‘’e cosa si aspetta che troviamo la sotto? cosa dobbiamo cercare?’’.
Cristo è un turbinio di domande e lui stesso se ne rende conto…così, quasi per scusarsi, aggiunge con un lieve sorriso ‘’perdoni le molte domande messere, ma è la curiosità di un giovane ragazzo di campagna appena arrivato nella città delle mille opportunità…’’
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Pietro
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“Non fingere di essere uno sciocco giovane Cristo, così come so il tuo nome so anche che non lo sei affatto – risponde Democrites con un sorriso divertito – Tutti, anche nel vostro piccolo villaggio di Buonaterra, sanno che Novissima è stata fondata su rovine antiche di molti secoli. Vorresti forse farmi credere che pensavi che le gigantesche mura e porte della città fossero state costruite in due anni?”

“Le informazioni che mi chiedi sono preziose e hanno richiesto lunghe ricerche, non posso certo fornirvele prima che abbiate accettato di svolgere questo incarico per me, soprattutto la posizione esatta del pozzo. Certo, se sapessi esattamente quanto è profondo o cosa si trova sul fondo non avrei bisogno di assoldare voi tre per scendere a controllare, non credi? Potrebbe anche non esserci proprio nulla ed essere solo un vecchio pozzo abbandonato…”
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zebi zebi
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La reticenza del vecchio non scompone Cristo che torna alla carica 'mi perdonerà messere se le porgo un’ultima domanda, la cui risposta non richiederà che lei ci disveli alcunché'
'Il punto è che se effettivamente si tratta di un semplice pozzo abbandonato, per quanto profondo possa essere, non penso che avremo problemi a scendervi. Certo ci servirà una corda lunga e resistente, qualche fiaccola, o meglio una lanterna, e dei ramponi. Ma se si tratta di altro, di qualcosa che deve essere fatto.. .diciamo in maniera riservata -qualcosa di illegale avrebbe voluto dire, ma non voleva offendere o indispettire quell’uomo- prima di valutare la vostra generosa offerta, vorremmo saperlo. Non che per noi -o perlomeno per lui se entro certi limiti, si ritrova a pensare Cristo- sia un problema, ma vorremmo saperlo. Tutto qui.'

Doveva saperlo. Un conto è calarsi in un pozzo, anche profondo e pericoloso, un conto è fare’ qualcosaltro’.
Quando lui e i suoi fratelli, presto, avrebbero dovuto decidere come iniziare la loro ‘nuova vita’, se al soldo di Django, se in fondo ad un pozzo misterioso, o piuttosto con quel nano con cui ancora non avevano parlato…avrebbero dovuto sapere a cosa andavano incontro.
Quale che fosse la strada intrapresa.
Per non avere la scusa di guardarsi indietro, per non avere rimpianti. Mai più.
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Pietro
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"Una natura sospettosa rivela un animo disonesto - recita il vecchio sempre con il suo leggero sorriso - devo forse preoccuparmi della tua rettitudine, giovane Cristo? Tutto quello che vi si chiede è di aiutare nella sua mera ricerca accademica un vecchio studioso che pensa che in fondo a un pozzo abbandonato possano celarsi le tracce di un`antica civiltà. Voi dovrete semplicemente fornire i vostri corpi giovani e aitanti, al resto penserò io.”
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Francesco Montesi
Italy
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“Al resto ci penserò io!”. Ascolto le ultime parole pronunciate dal vecchio con le unghie più lunghe che abbia mai visto, e mi riprendo. Una volta arrivati a circa cinque metri dal suo banco, il silenzio che ci ha avvolti e quello sguardo mi hanno del tutto catturato. Ho seguito le intraprendenti parole di Cristo senza battere ciglio, preso a seguire i lenti e pesati movimenti del volto del “delfico”. Ora sono lucido: alla mia destra Kim, alla mia sinistra Cristo, tutti e tre seduti. Davanti a noi tre monete che non si staccano dal bancone. In sottofondo le studiate parole del “delfico”. Ci sta ingannando? Come conosce i nostri nomi? Come consce da dove veniamo? Come conosce chi siamo? Un pozzo!?!
Osservo i visi dei miei due fratelli, in entrambi leggo tensione e sospetto! Che fare?
Do un'ultima occhiata al volto del nostro interlocutore, mi saltano in mente le parole di mia madre quando piccolo mi raccontava storie sulle strane genti che popolavano il mondo distnte e sconosciuto: Delfos, patria di serpenti ingannatori; esistono menti che sono più forti di qualsiasi spada.
Ho deciso: dobbiamo andarcene, questa conversazione non mi piace neanche un po'! Ripenso al volto sfigurato dell'uomo al bancone del nano, mi aveva decisamente colpito, sarà quella la nostra prossima tappa.
Risoluto guardo i miei due fratelli, alzo leggermente le natiche dallo sgabello; mentre sto per rivolgere la parola a Cristo e Kim per invitarli ad andarsene, sento su di me lo sguardo pesante del delfico, mi blocco.
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zebi zebi
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Il delfico

I miei fratelli rimanevano muti. Dall’inizio della conversazione, nessuno dei due era riuscito a pronunciare non dico una frase, ma nemmeno una parola. Naturale per Kim, meno per Blerin…
Se il primo sembrava terrorizzato, il secondo addirittura soggiogato dalla presenza di quell’esile vecchio…
Blerin mi fissa. Lo sento fremere alla mia destra, contorcersi e sprofondare in silenzio sulla sedia.
Non l’avevo mai visto così. Non capisco il perché.
O forse si.
Anch’io sentivo la ‘potenza’ della voce del vecchio, una ‘potenza’ di chi sa dosare bene le parole e ancor meglio i silenzi, di chi sa dipingere nell'aria con le mani disegni invisibili e ammalianti. Di chi parla con tutto il corpo, con gli sguardi, e non solo con la voce. Di chi parla direttamente alla tua anima e non semplicemente alle tue orecchie. Di chi, come un esperto combattente, sceglie la posizione migliore sul ‘campo di battaglia’, dall’alto verso il basso…
Arius lo faceva con lui, quando gli raccontava le storie di posti lontani. Quando gli ha insegnato tutto quello che sa. Quando lo rapiva con la musica delle sue parole e lo incantava fino a fargli dimenticare lo scorrere del tempo, fino a che non scendeva la notte.
Scegliere le parole, pesarle, aspettare il momento giusto per pronunciarle. Parlare dal pulpito, dall’alto…creare una sudditanza in chi ascolta, un senso di potenza…
E’ così che Arius preparava i suoi sermoni per il villaggio, facendosi aiutare da Cristo, quale ‘prezzo’ degli insegnamenti che gli dava.
Pure Django era stato bravo, anche se più rude. Aveva pronunciato la formula magica “Se verrete con noi potreste diventare ricchi, famosi e circondanti da belle donne: i soldati di ventura più richiesti di tutta Novissima!”, li aveva blanditi e poi provocati “Oppure potreste sempre fare i braccianti…”, ma il delfico era di un'altra pasta….., niente a che vedere con la volpe grigia o con il vecchio Arius, il delfico con le parole sapeva incantare…
Cristo guarda nuovamente i suoi fratelli. Nessuno di loro avrebbe proferito parola. Erano come topi paralizzati davanti ad un cobra che si erge alto su di loro. Inerti.
Ma anche un cobra si può combattere, le manguste lo fanno sempre.
Certo, a volte, il serpente è più veloce.
Speriamo che non sia questo il caso.
Così, Cristo con la sfrontatezza della sua giovane età decide di proseguire ribattendo al sorrisetto del vecchio con un analogo sorriso “messere, la ringrazio per la proposta generosa, ma siccome abbiamo ricevuto anche altre offerte di lavoro, altrettanto generose, vorremmo prenderci, e credo di parlare anche a nome dei miei fratelli” aggiunge dando una pacca sulle spalle di Kim e Blerin, che sussultano “una notte per rifletterci sopra”.
“Dove possiamo contattarla domani?”
Doveva dare una via d’uscita ai suoi fratelli, anche se era tentato di accettare la proposta del vecchio.
Dannata curiosità!
Aveva giurato a Blerin che avrebbero deciso assieme e con calma cosa fare una volta arrivati in città. Non voleva infrangere la promessa fatta approfittando e cavalcando la scarsa predisposizione dei fratelli ad interagire con gli estranei.
Per una volta, non voleva essere uno stonzo!
E poi c'era ancora il nano da sentire...
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Pietro
Italy
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“Una risposta assolutamente ragionevole giovane Cristo - risponde Democrites per nulla turbato - Temo però che queste per ora dovrò tenermele io…” Pronunciate questa parole, sempre fissandovi negli occhi, stende una mano in avanti con il palmo rivolto verso il basso e, come per magia, le tre monete d`oro sul bancone scorrono verso di lui fino a saltargli direttamente in mano.

“Sarò io a trovarvi se ce ne sarà la necessità, di questo non dovrete preoccuparvi. – continua il vecchio, sorridendo come soddisfatto di aver ancora una volta lasciato a bocca aperta voi tre sprovveduti ragazzi di campagna - Vi chiedo solo di riflettere attentamente sulla mia proposta. In quelle che voi chiamate Nuove Terre c`è molto di più da conoscere di quello che vi ha insegnato quello sciocco sacerdote di campagna, non ve lo dimenticate…”

Non poco turbati e con mille pensieri confusi che vi turbinano nella testa vi alzate finalmente dai vostri sgabelli. Probabilmente non siete rimasti seduti che per pochi minuti, ma vi sembrano ore. Ancora storditi vi avviate verso il banco del grasso Nano e dell`uomo sfregiato, ancora intenti a discutere chini su quella che sembra una mappa, e gradualmente tornate a percepire quello che vi circonda, l`aria fresca della grande sala, le persone che vanno e vengono, i rumori, gli odori… la strana sensazione di essere tagliati fuori dal resto del mondo presto vi lascia. Fatti pochi passi vi girate per gettare un ultimo sguardo al Delfico e controllare se vi stia ancora fissando o meno ma dietro il bancone ora c`è solo una sedia vuota, del vecchio nessuna traccia…
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Giacomo Mariani
Germany
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Voleva tornare a casa. Ora era ufficiale: voleva tornare a casa. Pozzi antichi? Persone che letteralmente spariscono? Monete d'oro che saltano in mano? Che diavolo succedeva attorno a lui? Ed erano arrivati da pochissimo in città! Chissà quali altre diavolerie si nascondevano fuori da questa sala! Rabbrividiva solo a pensarci… ma ancora di più lo faceva rabbrividire il sorriso del delfico. Così mellifluo.

E poi c'era un'altra cosa che lo spaventava, molto più di quanto fosse disposto ad ammettere, ed era suo fratello Blerin. Cosa stava succedendo? Dove era finito il forte fratello su cui fare affidamento? Il fratello che lo portava a cavalluccio sulle spalle quando, ancora troppo piccolo per lavorare ai campi, Kim si stancava? Lui che aveva sempre la parola giusta per placare l'animo irruento di Cristo (o assecondarlo qualora fosse il caso). Insomma dove era finito suo fratello? La città lo aveva già distrutto? Non era riuscito a dire una parola al delfico, se ne stava lì imbambolato, con quello sguardo da ebete che non gli aveva mai visto in faccia! Come era differente da Cristo! Lo sguardo del giovane invece era avido di informazioni, eccitato da tutte le cose nuove e strane che li circondavano. Però la sua irruenza giovanile era anche pericolosa! Kim, infatti, mentre il delfico parlava si era soffermato molto sullo sguardo dei due fratelli ed aveva visto molto chiaramente quella luce negli occhi di Cristo. La luce che mostrava senza ombra di dubbio la sua curiosità verso il pozzo ed i suoi presunti segreti. Lui sicuramente non voleva tornare a casa!

Ma d'altronde quella di tornare non era una vera opzione, era un'idea che lo faceva stare bene, lo rassicurava. Ma tornare indietro sarebbe stato un grande fallimento ed in cuor suo Kim sapeva che il fallimento non era un'opzione possibile. Per quanto spaventato dal mondo, senza riferimenti, lui non voleva arrendersi. Non era certo un cuor di leone, ma la sua tenacia era cosa nota.

Certo però non voleva che la sua vita dipendesse dal fratello piccolo. Non voleva che la sua voglia di spaccare il mondo li portasse a lanciarsi in qualcosa di troppo grande per loro. Calarsi nel pozzo era sicuramente una cosa che sapevano e potevano fare, ma un pozzo antico? Che misteri nascondeva?

Con sollievo aveva accolto le parole di congedo di Cristo. Ed arrivato davanti al nano ed al suo compare, decide di farsi coraggio.
-BBBB-Buongiorno signore!- dice sperando che il nano ed il compare alzino la testa dalla mappa accorgendosi dei tre fratelli. (Mentre pronuncia questo semplice saluto Kim già si pente di non essere stato zitto, lasciando fare tutto ai suoi fratelli)


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